Cambi di casacca, arriva la stretta alla Camera: i transfughi perdono fondi e incarichi
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioChi cambia casacca non si porta dietro la "sua" quota parte delle risorse del gruppo parlamentare a cui apparteneva, né fa un buon affare chi lo accoglie, perché dovrà dividere lo stesso budget, e gli stessi uffici, tra più componenti. Il nuovo regolamento della Camera è costellato di tagliole per disincentivare il trasformismo. Non prevede il "non gruppo" dei non iscritti, come al Senato, ma scoraggia la fuga nel Misto.
La bozza è stata presentata ieri nella giunta convocata dal presidente Roberto Fico, dai due relatori, il forzista Simone Baldelli e il dem Lele Fiano. È la sintesi di alcune proposte, e riprende in gran parte quella di Andrea Giorgis, il responsabile riforme del Pd. Dal 2018 a oggi, in questa legislatura, c'è stato un viavai di deputati e senatori in movimento da un gruppo all'altro, talvolta con ripensamenti e poi nuovi addii. Il dato più aggiornato dà 302 …
Chi cambia casacca non si porta dietro la "sua" quota parte delle risorse del gruppo parlamentare a cui apparteneva, né fa un buon affare chi lo accoglie, perché dovrà dividere lo stesso budget, e gli stessi uffici, tra più componenti. Il nuovo regolamento della Camera è costellato di tagliole per disincentivare il trasformismo. Non prevede il "non gruppo" dei non iscritti, come al Senato, ma scoraggia la fuga nel Misto.
La bozza è stata presentata ieri nella giunta convocata dal presidente Roberto Fico, dai due relatori, il forzista Simone Baldelli e il dem Lele Fiano. È la sintesi di alcune proposte, e riprende in gran parte quella di Andrea Giorgis, il responsabile riforme del Pd. Dal 2018 a oggi, in questa legislatura, c'è stato un viavai di deputati e senatori in movimento da un gruppo all'altro, talvolta con ripensamenti e poi nuovi addii. Il dato più aggiornato dà 302 cambi di casacca.
Con i nuovi regolamenti di Montecitorio e di Palazzo Madama (che il 25 febbraio sarà votato in giunta e poi passa in aula), il disincentivo è forte. I transfughi tra l'altro perdono gli incarichi ricoperti, a meno che non si tratti di una scissione politica, ovvero di un gruppo consistente. Ma la riforma dei regolamenti risponde anche a un'altra esigenza: adeguare il funzionamento a un Parlamento con 400 deputati (invece di 630) e di 200 senatori (oggi sono 315), come ratificato dal referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari del 2020. Quindi sono stati rivisti tutti i quorum. Ecco che scenderà da 20 a 14 il numero minimo di deputati necessari per costituire un gruppo parlamentare. Una deroga potrà essere concessa, non oltre il primo anno di legislatura, se il nuovo gruppo rappresenta un partito o un movimento che si siano presentati alle ultime elezioni con lo stesso contrassegno in almeno venti circoscrizioni e abbiamo avuto accesso all'assegnazione dei seggi. Baldelli spiega che l'obiettivo è combattere il trasformismo, però tutelare i fatti politici, quali appunto la nascita di nuovi partiti.
Tra Camera e Senato occorre adesso concordare su alcune questioni, ad esempio il numero delle commissioni. A Palazzo Madama è indispensabile ridurle da 14 a 10, a Montecitorio potrebbe non essere necessario ma si creerebbe una discrepanza, che il bicameralismo non può permettersi. Già nella prossima settimana ci dovrebbe essere un confronto tra Fico e la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. "Questa è una tappa importante, con il deposito del testo sul nuovo regolamento, da qui si parte con il confronto tra le forze politiche, adesso passi spediti verso la riforma", esorta Fico.
Entro fine marzo i nuovi regolamenti parlamentari dovrebbero essere approvati sia a Montecitorio che al Senato. Poi è previsto un secondo round di riforme istituzionali per limitare la decretazione d'urgenza e dare tempi certi ai provvedimenti del governo. Un capitolo essenziale per il buon funzionamento democratico.