Salvini e Meloni sempre più lontani su giustizia e spiagge
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Ormai Giorgia Meloni non si fida più. E il fossato fra Fratelli d'Italia e Lega si allarga. Aumenta la distanza fra le posizioni ufficiali, si addensano i sospetti. Sulla giustizia l'ennesimo distinguo di Fdi, che decide di non sostenere due dei cinque quesiti promossi da Salvini e dai radicali: quelli sulla carcerazione preventiva e sulla cancellazione della Severino.
La leader, a Porta a Porta, spiega perché: "La custodia cautelare è sicuramente un istituto di cui si è fatto un abuso incredibile - dice Meloni - ma non si può buttare il bambino con l'acqua sporca. Si finisce per impedire che i criminali non si possano più arrestare".
ROMA - Ormai Giorgia Meloni non si fida più. E il fossato fra Fratelli d'Italia e Lega si allarga. Aumenta la distanza fra le posizioni ufficiali, si addensano i sospetti. Sulla giustizia l'ennesimo distinguo di Fdi, che decide di non sostenere due dei cinque quesiti promossi da Salvini e dai radicali: quelli sulla carcerazione preventiva e sulla cancellazione della Severino.
La leader, a Porta a Porta, spiega perché: "La custodia cautelare è sicuramente un istituto di cui si è fatto un abuso incredibile - dice Meloni - ma non si può buttare il bambino con l'acqua sporca. Si finisce per impedire che i criminali non si possano più arrestare".
Questioni di merito, insomma. E d'altronde già nella scorsa estate FdI non firmò a favore della presentazione dei due quesiti referendari. Ma il tema oggi è politico: i referendum allontanano ancora di più Meloni dal resto della coalizione, specie in caso di una possibile coincidenza fra il voto sui quesiti e le amministrative. "FdI contro? Evviva la libertà", commenta Salvini. Che va avanti dritto per la sua strada, opponendosi alla proposta del ministro forzista Mariastella Gelmini di promuovere comitati per il Sì di centrodestra: "I comitati saranno liberi, indipendenti, senza colori politici".
Il clima acceso è testimoniato dallo scontro alla Camera sulle concessioni balneari. La maggioranza si compatta sull'applicazione della direttiva Bolkestein e vengono bocciate le mozioni di FdI. Giorgia Meloni, in aula, lancia accuse agli (ex?) colleghi di coalizione: "Una volta al governo chi difendeva la proroga delle concessioni magicamente ha cambiato idea. Verdi gialli, rossi, blu: non ci sono più colori, né idee, né un onore da difendere...".
La Lega è costretta a replicare: "Noi vogliamo risolvere il problema, non cercare consenso", risponde il deputato Lorenzo Viviani. Si è rivelato un fuoco fatuo, qualche ora prima, il voto congiunto del centrodestra per rinviare di un anno l'introduzione del tetto di mille euro sull'uso del contante.
Salvini e Meloni non si vedono e non si sentono da venti giorni, dal sabato del voto su Mattarella. Il segretario della Lega si dice pronto a un incontro, dopo che il governo interverrà sul caro-energia. Ma Meloni, appunto, diffida. "Le alleanze si fanno sui contenuti, non sui titoli. E io non sono più disposta a far finta di niente".
Chiede un patto anti-inciucio e boccia il proporzionale, la portabandiera della destra. Convinta che Lega e Fi, l'anno prossimo, possano preferire intese diverse, o meglio una coalizione elettorale sul modello della maggioranza Draghi. E anche sulle amministrative, malgrado le disponibilità al dialogo, rimangono distanze e dubbi. Con due grossi nodi, Verona e la Sicilia: nella città veneta la discesa in campo di Flavio Tosi è accompagnata dai sospetti su un sostegno sotterraneo di Salvini - fra i due sono ripresi i contatti - mentre la Lega ufficialmente appoggia l'uscente Federico Sboarina.
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E in Sicilia il centrodestra che a Roma sta al governo non ha intenzione di portare avanti la ricandidatura del governatore Musumeci, con refluenze anche sulle alleanze per il Comune di Palermo. Oggi FdI riunisce la direzione nazionale. Passaggio che potrebbe non essere una semplice formalità.