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Fine vita, 150 “ostacoli” alla Camera: gli emendamenti frenano la legge

(ansa)
Dopo lo stop della Consulta al referendum, i relatori del provvedimento provano a forzare la situazione
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Superato il primo scoglio, la legge sul suicidio assistito ne ha oltre 150 ancora da affrontare. Tante sono le proposte di modifica, gli emendamenti, che rendono incerta la navigazione parlamentare del fine vita, nonostante la spinta che viene proprio dalla bocciatura da parte della Consulta del referendum sull'eutanasia.

Non sarà questa la settimana cruciale, perché prima a Montecitorio ci sono da votare due decreti. I relatori della legge, il dem Alfredo Bazoli e il grillino Nicola Provenza ritengono però che entro i primi giorni di marzo sarà approvata in aula. "Ottimista? Lo sono cautamente. L'emendamento che voleva sopprimere tutto il testo, giovedì scorso è stato rispedito al mittente con una ma…

Superato il primo scoglio, la legge sul suicidio assistito ne ha oltre 150 ancora da affrontare. Tante sono le proposte di modifica, gli emendamenti, che rendono incerta la navigazione parlamentare del fine vita, nonostante la spinta che viene proprio dalla bocciatura da parte della Consulta del referendum sull'eutanasia.

Non sarà questa la settimana cruciale, perché prima a Montecitorio ci sono da votare due decreti. I relatori della legge, il dem Alfredo Bazoli e il grillino Nicola Provenza ritengono però che entro i primi giorni di marzo sarà approvata in aula. "Ottimista? Lo sono cautamente. L'emendamento che voleva sopprimere tutto il testo, giovedì scorso è stato rispedito al mittente con una maggioranza ampia - 262 a 126 - benché con voto segreto e con molte assenze nelle file del centrodestra", calcola Bazoli. Che è un cattolico democratico e avverte un solo grande rischio all'orizzonte: che gli otto articoli sul suicidio assistito siano strattonati e stravolti e si perda il punto di equilibrio raggiunto.

La destra, con Fratelli d'Italia e Lega in testa, denuncia "la deriva eutanasica". La sinistra e i radicali, promotori del referendum sull'eutanasia, giudicano la legge del tutto insufficiente e discriminatoria nei confronti dei malati terminali. Ma c'è una sentenza della Corte costituzionale del 2019 - dopo il caso di Marco Cappato che fu processato, e poi assolto, per avere aiutato DjFabo a morire - che ha fatto da corrimano al testo ora alla Camera. Riccardo Magi, tra i promotori del referendum, è convinto che alcuni punti vadano assolutamente cambiati: "Da cancellare il requisito in base al quale il suicidio assistito è possibile solo se si è attaccati a trattamenti sanitari di sostegno vitale. E i malati oncologici terminali? Si compie una discriminazione intollerabile".

Da +Europa-Azione perciò sono stati presentati emendamenti che riguardano l'omicidio del consenziente, quindi l'eutanasia, ma difficilmente saranno ammessi. Emma Bonino accusa: "Ho vissuto come un potente schiaffone immeritato l'inammissibilità della Consulta ai referendum su eutanasia e cannabis. Come in un flash, ho rivisto Welby, Coscioni, le loro famiglie".

Per la destra e per una parte del mondo cattolico, al contrario, il testo va reso più restrittivo, perché "non c'è un diritto alla morte". Da cassare quindi il riferimento alla "condizione clinica irreversibile", che allargherebbe le maglie rispetto a "patologia irreversibile", raccomandato dalla Consulta. E' l'articolo 3 a scontentare sia il leghista Roberto Turri che Magi, da fronti opposti. Critici anche gli ex grillini ora in "Alternativa". Se il Pd ne fa una sua battaglia, anche i 5Stelle sono a favore. Divisi i renziani tra chi, come Lisa Noja e Lucia Annibali, sostengono il testo sul fine vita, e chi invece lo ritiene rischioso. Tanto che Italia Viva darà libertà di voto. Come probabilmente Forza Italia. I giallo-rossi alla Camera hanno la maggioranza, ma sarà poi in Senato la battaglia: Palazzo Madama è il porto delle nebbie dei diritti, il ddl Zan insegna.