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Pd-5S, intese variabili nei Comuni. Oggi faccia a faccia Letta-Conte

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MILANO -  Per qualcuno una rottura è una paura, per qualcun altro un auspicio, di certo in casa 5 Stelle la sensazione generale è che i rapporti con il Pd siano assai freddi. Stamani Giuseppe Conte ed Enrico Letta hanno in programma un faccia a faccia per fare un po' un punto della situazione; nel Movimento le bordate di sabato di Carlo Calenda al congresso di Azione, con il segretario pd in platea che poco prima aveva aperto ad un campo largo con anche gli "azionisti", sono andate di traverso.

C'era chi premeva su Conte per porre un aut aut a Letta: o scegli il fronte progressista con noi oppure l'area centrista, da Calenda a Matteo Renzi. Il problema è che fino al 1° marzo, data in cui il tribunale di Napoli dovrebbe chiarire la questione giuridica che tiene appeso il M5S, l'ex presidente del Consiglio è costretto a muoversi con estrema cautela, senza la forza necessaria anche per - eventualmente - alzare i toni con gli…

MILANO -  Per qualcuno una rottura è una paura, per qualcun altro un auspicio, di certo in casa 5 Stelle la sensazione generale è che i rapporti con il Pd siano assai freddi. Stamani Giuseppe Conte ed Enrico Letta hanno in programma un faccia a faccia per fare un po' un punto della situazione; nel Movimento le bordate di sabato di Carlo Calenda al congresso di Azione, con il segretario pd in platea che poco prima aveva aperto ad un campo largo con anche gli "azionisti", sono andate di traverso.

C'era chi premeva su Conte per porre un aut aut a Letta: o scegli il fronte progressista con noi oppure l'area centrista, da Calenda a Matteo Renzi. Il problema è che fino al 1° marzo, data in cui il tribunale di Napoli dovrebbe chiarire la questione giuridica che tiene appeso il M5S, l'ex presidente del Consiglio è costretto a muoversi con estrema cautela, senza la forza necessaria anche per - eventualmente - alzare i toni con gli alleati.

 

Al Nazareno il clima è certamente diverso, cioè migliore, Letta ha impostato la sua guida sul binario della pazienza e della costruzione di una coalizione ampia contro le destre sovraniste, cercando insomma di normalizzare lo scontro dialettico tra 5 Stelle e i cosiddetti riformisti. "Gli elementi per una visione progressista e alternativa ci sono tutti e poi sono i nostri elettori, ancor prima dei leader, a dare per naturale un'alleanza con il Movimento", si spiega dall'inner circle di Letta.

Dopodiché l'amalgama sta funzionando a metà e le elezioni amministrative alle porte sono lì a dimostrarlo. Il Pd (e le liste di sinistra dell'area Leu) restano il perno del centrosinistra, ma qui e là gli alleati cambiano. A Genova c'è il M5S ma non Azione, a Palermo si va con il Movimento ma i centristi non si sa, a Parma i centristi sì ma i 5 Stelle forse no, a Monza e Como c'è Azione ma non il M5S, a Verona e Lodi invece potrebbe accadere il miracolo di tenere tutti dentro.

"Per costruire un'alternativa alla destra di Giorgia Meloni e Matteo Salvini serva meno arroganza e più dialogo, veti e controveti non servono a nessuno", è la riflessione via social del sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, che tradotto significa una parziale apertura alla possibilità del cosiddetto "campo largo". L'area più governista del M5S infatti si muove con un certo pragmatismo, nella convinzione che non ci si possa riscoprire inflessibili in tema di alleanze elettorali dopo aver partecipato a tre esecutivi diversi con tre maggioranze diverse. Il problema però è che tra i contiani si naviga a vista.

Il "giudizio universale" di inizio marzo potrebbe ridare fiato all'ex presidente del Consiglio ma pure costringerlo a scegliere un piano B, compreso quello di mollare al proprio destino la bad company a 5 Stelle, ricominciando tutto daccapo. Poi c'è la questione della legge elettorale: un ritorno al proporzionale - auspicato dal Movimento, questo in realtà sin dalla sua fondazione - darebbe la possibilità di una campagna elettorale vecchio stile, il partito "francescano" contro il resto del mondo.