Da Carla a Marta, l'epopea stralunata delle donne di Berlusconi che (forse) si risposa
di Filippo Ceccarelli , di Filippo CeccarelliAllora, si sposano o non si sposano? Ai posteri l'ardua sentenza.
Quando un domani i biografi del Cavaliere dovranno affrontare il capitolo sentimentale e coniugale, comprendendovi a ragione anche quello orgiastico-sessuale conclamatosi per l'orbe terracqueo all'insegna del bunga bunga, ecco, anche in quest'ambito, senza dubbio alcuno, gli studiosi del futuro si troveranno a fare i conti con il Mito; il quale Mito, fin dalla notte dei tempi, tiene insieme verità e invenzioni con la forza della fantasia.
E allora molto probabilmente si perderanno dietro la morbida segretazione mediatica di Carla (Dall'Oglio, la mamma di Marina e Piersilvio), inseguiranno l'altalenante fiaba romantico-divorziatoria di Veronica (Lario, ma che di nome fa Miriam, anche se tutti la chiamano Lella, comunque la mamma degli altri tre berlusconidi); e poi via via, incespicheranno, poveri biografi, nel ricostruire una serie interminabile di figure femminili delle quali Berlusconi…
Allora, si sposano o non si sposano? Ai posteri l'ardua sentenza.
Quando un domani i biografi del Cavaliere dovranno affrontare il capitolo sentimentale e coniugale, comprendendovi a ragione anche quello orgiastico-sessuale conclamatosi per l'orbe terracqueo all'insegna del bunga bunga, ecco, anche in quest'ambito, senza dubbio alcuno, gli studiosi del futuro si troveranno a fare i conti con il Mito; il quale Mito, fin dalla notte dei tempi, tiene insieme verità e invenzioni con la forza della fantasia.
E allora molto probabilmente si perderanno dietro la morbida segretazione mediatica di Carla (Dall'Oglio, la mamma di Marina e Piersilvio), inseguiranno l'altalenante fiaba romantico-divorziatoria di Veronica (Lario, ma che di nome fa Miriam, anche se tutti la chiamano Lella, comunque la mamma degli altri tre berlusconidi); e poi via via, incespicheranno, poveri biografi, nel ricostruire una serie interminabile di figure femminili delle quali Berlusconi per primo, ora con giubilo e ora con malinconia, ora per qualche mira commerciale e ora per dissennata vanteria maschile, ha dato conto nel corso di mezzo secolo, alcune forse nemmeno mai esistite, per quanto esibite.
Dalla fidanzatina che faceva la cassiera alla Standa, emersa al momento dell'acquisto dei grandi magazzini, e dalla spogliarellista di Pigalle dalle cui braccia lo strappò, prendendolo per un orecchio, papà Luigi e via via, in un'ininterrotta sequela di seduzioni e di conquiste, ammiccamenti e barzellette, il Libro dei Libri sul berlusconismo – che poi è un Romanzo o un film (anche se ne sono già stati girati 14) - indagherà sui capricci imperiali che si riverberavano in satiriasi e massivi acquisti di Smart e mini Minor, e imprudenze e scene madri, anche di padri snaturati che minacciavano di darsi fuoco per mancate promesse, e minorenni in raddoppio, processi su processi, uno, bis, ter, quater, e l'igienista dentale, e la montenegrina pazza, e le gemelline portafortuna, e l'assedio delle olgettine al ragionier Spinelli, formidabili, pietose, rovinose vicende che hanno calamitato l'interesse di cancellerie e troupe televisive dal Brasile alla Corea, e che certamente hanno segnato la recente storia politica e la fine di un ciclo di potere.
Ma la fine? Boh. Perché poi, anche per mettere una pezza a quest'epopea stralunata, ecco che sarebbe arrivata – che poi in realtà già c'era: in prima fila nella video-coreografia di “Meno male che Silvio c'è” – Francesca (Pascale), poco elegantemente rubricata come “la Calippa” per via di un video giovanile su TeleCafone, che al modo degli Zar celebrava il compleanno di Dudù, indossava benissimo Gattinoni e a un certo punto – il riscatto! Il riscatto! (forse) - si è anche fatta soggetto politico autonomo virato verso i diritti lgbt. Insomma una confusione che anche solo a ripercorrerla per sommi capi, un po' viene da ridere, un po' viene lo sconforto, un po' addirittura la nostalgia per il tempo che è passato; ma in fondo domina l'impossibilità di fare ordine e di esprimere giudizi definitivi, delegandoli semmai, con qualche apprensione a qualche storic* di nuova generazione, e buona notte - molto, però, ma molto meglio comunque delle leggi elettorali e delle riforme istituzionali.
Adesso dice che si sposa Marta, il 21 marzo, il primo giorno di primavera. E che per l'occasione Francesca diffonderà fumi di cannabis sulle nozze, un tocco stupefacente a una storia, anche anagrafica, lui 86, lei 32, che presenta labili rapporti con la realtà.
L'istinto berluscomane consiglia diffidenza, non solo per via della problematica commistione fra amore e asse ereditario. Altre nozze furono annunciate, la mitologia alimentandosi di ripetizioni fuori del tempo e dello spazio. Per cui ieri Francesca ha liquidato con noncuranza quegli annunci come “chiacchiere per i media”. E infatti: la promessa da Barbara D'Urso: “Cavaliere, mi si è fidanzato? Uh, che carino!”; l'anello di Mamma Rosa; il certificato di residenza a Palazzo Grazioli; la copertina di Vanity: “Silvio, sposami!”; il WhatsApp di lei divulgato da Selvaggia Lucarelli: “Nel bene e nel male, in salute e in malattia, in ricchezza e povertà – su questa povertà cascava l'asinello sponsale – ti prometto di amarti e onorarti” eccetera. Era la primavera del 2014. Chi c'era, destinatario di quelle chiacchiere nei media, ricorda: gli sposi novelli, secondo il quotidiano “Il Golfo”, sarebbero sbarcati a Ischia, in pompa magna. Poi si scoprì che sulla scia nuziale si era inserito un senatore di Forza Italia proprietario di alberghi sull'isola.
Si sposeranno, dunque? Interessante, oltre alla data, il luogo. La favola nel frattempo allontana la fine.