✕

Mes divide ancora i partiti: maggioranza in difficoltà. E il governo prende tempo

In stand by la legge di ratifica del Meccanismo europeo di stabilità, che non piace alla Lega, poco a Forza Italia e riaccende tensioni nel M5S. L'Eurogruppo tornerà a chiedere conto del ritardo al ministro Franco
3 minuti di lettura

La legge di ratifica del Mes è pronta da tempo, la bozza è a Palazzo Chigi da diverse settimane. Ma non sarà all'ordine del giorno neanche del Consiglio dei ministri in programma domattina. È in stand by, nonostante il pressing dell'Ue. Perché la Lega è contraria, Fi esprime riserve, il Movimento 5 stelle è solcato dai dubbi. E il tema rischia di essere esplosivo per la maggioranza.  

L'Eurogruppo tornerà a chiedere conto del ritardo al ministro dell'Economia Daniele Franco nella riunione in programma venerdì: all'appello mancano solo Italia e Germania. L'ideale, spiegano dal governo, sarebbe dare il primo via libera al testo in…

La legge di ratifica del Mes è pronta da tempo, la bozza è a Palazzo Chigi da diverse settimane. Ma non sarà all'ordine del giorno neanche del Consiglio dei ministri in programma domattina. È in stand by, nonostante il pressing dell'Ue. Perché la Lega è contraria, Fi esprime riserve, il Movimento 5 stelle è solcato dai dubbi. E il tema rischia di essere esplosivo per la maggioranza.  

L'Eurogruppo tornerà a chiedere conto del ritardo al ministro dell'Economia Daniele Franco nella riunione in programma venerdì: all'appello mancano solo Italia e Germania. L'ideale, spiegano dal governo, sarebbe dare il primo via libera al testo in Cdm entro il vertice Ue di Parigi del 10 e 11 marzo, quando entrerà nel vivo la discussione sulla riforma del Patto di stabilità, una discussione in cui Mario Draghi intende giocare un ruolo da protagonista. Ma non è detto che vada così. Prudenza suggerisce forse al governo, spiegano fonti di primo piano, di aspettare prima che sul fondo Salva Stati si pronunci la Corte costituzionale tedesca di Karlshrue: la decisione è infatti attesa nelle prossime settimane e se sarà una bocciatura manderà nel cestino l'intera riforma, dal momento che serve il via libera unanime di tutti i Paesi. Inutile impelagarsi in uno scontro in maggioranza, se la Germania può togliere alla litigiosa maggioranza italiana le castagne dal fuoco. Ma la questione è tutta politica: sarà Draghi a decidere. 

"Il governo conferma l'intenzione di presentare il disegno di legge di ratifica alle Camere", assicura intanto Franco nel pomeriggio, rispondendo a un'interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Iv Luigi Marattin. "Daremo seguito agli impegni del nostro Paese verso i partner europei", aggiunge il ministro dell'Economia. Ma non fornisce una data. E per Guglielmo Picchi, deputato leghista della commissione Esteri ed ex viceministro del governo gialloverde, è un buon segno: "Se il governo porterà la ratifica qui in Aula, ci sarà una sollevazione: la stragrande maggioranza dei deputati voterà contro. La Lega dice no al Mes, una forzatura del governo non avrebbe senso". In realtà la linea ufficiale del partito di Matteo Salvini è il silenzio. Il tema, dicono fonti leghiste, non è all'ordine del giorno, per il segretario ci sono ben altre urgenze, dal rischio guerra ai balneari: "Il Mes non esiste". Un tentativo di ammorbidire le posizioni è in corso. Ma da destra incalza Giorgia Meloni: "Siamo pronti a respingere con tutte le nostre forze questo ennesimo tentativo di riforma di un trattato che non fa gli interessi dell'Italia", dichiara. E anche da Arcore, dove Silvio Berlusconi riunisce il coordinatore Tajani, i capigruppo e i ministri azzurri (c'è Renato Brunetta, che spinge per la ratifica al più presto), filtra una posizione critica: FI è favorevole al Mes ma ha riserve sul regolamento di attuazione perché non garantisce controllo sufficiente del Parlamento europeo.  

La legge di ratifica del fondo Salva Stati, che dopo il passaggio in Cdm dovrà passare al vaglio delle commissioni Esteri e poi dell'Aula di Camera e Senato, è un tasto dolente anche per il Movimento 5 stelle. Franco in Aula ricorda che sulla riforma, prima della firma da parte del governo Conte a gennaio 2021, c'è stata ampia discussione in Parlamento, con il voto di risoluzioni il 9 dicembre 2020. Ma il leader M5s sospende il giudizio: "Vediamo le modifiche, le discuteremo, se saranno sostenibili le appoggeremo", dichiara Giuseppe Conte. Gli ex M5s di Alternativa gli ricordano che quelle modifiche le ha sottoscritte lui: "E' smemorato?". E tra i pentastellati più 'governisti' e anche in ambienti Dem serpeggia il sospetto che Conte voglia usare il tema Mes per alzare il tiro con il governo. Dall'esecutivo ricordano, con argomento usato a suo tempo dall'ex premier M5s, che non si tratta di chiedere prestiti - non ce n'è bisogno dopo l'approvazione del Recovery fund - ma solo di ratificare la riforma del meccanismo. E' la ragione per cui fonti parlamentari M5s assicurano che la linea del Sì prevarrà, anche perché largamente condivisa nei gruppi, al netto della posizione oltranzista di una manciata di senatori. 

Iv con Marattin chiede intanto al governo di accelerare: "Chiudiamo questa pessima pagina di populismo". Il Pd, che auspica il via libera entro marzo, con Piero De Luca dice basta a "totem puramente demagogici: non ci sono rischi di ristrutturazione del debito o sorveglianza rafforzata dei conti italiani, nessuno dei pericoli evocati in modo strumentale". Franco spiega che la riforma "contribuisce a proteggere la stabilità finanziaria dell'area Euro" anche perché al Mes è legato un tassello importante dell'Unione bancaria, il meccanismo di "backstop", ovvero un paracadute finanziario rispetto al Fondo di risoluzione unico per il salvataggio delle banche. Fate presto, dice l'Europa. Ma la legge di ratifica a Roma resta ancora nel cassetto.