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Il centrosinistra al sit-in per l'Ucraina, Letta (Pd): "Servono sanzioni che mettano in ginocchio la Russia". M5S assente

Enrico Letta, leader del Pd, alla manifestazione organizzata vicino all'ambasciata russa (ansa)
Da Calenda a Rosato a Scalfarotto a Bonelli e Fratoianni, tutti presenti tranne Conte: un'assenza che fa rumore. Il segretario dem glissa: "Ora non è tempo di polemiche"
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"Serve unità degli italiani e unità degli europei. Putin cerca di dividerci, cerca la nostra debolezza. Ma le democrazie devono dimostrare di essere forti. Le sanzioni devono far male alla Russia, devono mettere in ginocchio quel Paese, è l'unico modo perché Putin si fermi". Ha fretta, Enrico Letta. Avvicinandosi a grandi passi all'ambasciata ex sovietica, sigillata da un cordone di polizia come se la guerra fosse arrivata anche lì, il segretario del Pd raggiunge la piccola folla convocata poche ore prima sui social per testimoniare solidarietà al popolo ucraino e dire no all'aggressione che ha colpito al cuore il Vecchio continente. Ad aspettarlo un centinaio di persone, tanti parlamentari dem, ma pure diversi esponenti dei partiti alleati, reali e potenziali: Carlo Calenda (Azione), Ettore Rosato, Luigi Marattin e Ivan Scalfarotto (Italia Viva), Angelo Bonelli (Verdi), Paolo Ciani (Demos), Nicola Fratoianni (Si). Il cen…

"Serve unità degli italiani e unità degli europei. Putin cerca di dividerci, cerca la nostra debolezza. Ma le democrazie devono dimostrare di essere forti. Le sanzioni devono far male alla Russia, devono mettere in ginocchio quel Paese, è l'unico modo perché Putin si fermi". Ha fretta, Enrico Letta. Avvicinandosi a grandi passi all'ambasciata ex sovietica, sigillata da un cordone di polizia come se la guerra fosse arrivata anche lì, il segretario del Pd raggiunge la piccola folla convocata poche ore prima sui social per testimoniare solidarietà al popolo ucraino e dire no all'aggressione che ha colpito al cuore il Vecchio continente. Ad aspettarlo un centinaio di persone, tanti parlamentari dem, ma pure diversi esponenti dei partiti alleati, reali e potenziali: Carlo Calenda (Azione), Ettore Rosato, Luigi Marattin e Ivan Scalfarotto (Italia Viva), Angelo Bonelli (Verdi), Paolo Ciani (Demos), Nicola Fratoianni (Si). Il centrosinistra è pressoché al completo, nonostante il poco preavviso: manca solo Giuseppe Conte, neppure uno dei suoi è venuto a rappresentarlo. Un'assenza che fa rumore, anche se "non è tempo di polemiche adesso", chiude a ogni speculazione Letta. 

Solidarietà alla comunità ucraina

''Siamo qui, insieme ai tanti che hanno aderito, per dire no alla guerra e all'invasione russa. Un fatto gravissimo. C'è una responsabilità chiara e noi la stigmatizziamo. L'Europa deve fare il massimo, con unità e rapidità perché Putin ha preso in giro il mondo intero con una presunta voglia di negoziare che non c'è mai stata'', arringa dal palco il segretario dem prima di raggiungere la comunità ucraina che manifesta dall'altra parte della strada e in coro gli urla "grazie", abbracciandolo riconoscente per il tweet "scritto nella nostra lingua affinché lo capisca anche chi è rimasto lì, non soltanto noi che parliamo italiano". Letta sorride e velocemente si congeda. Deve ancora mandare un paio di messaggi alle forze politiche, quelle sovraniste soprattutto, apparse fin troppo esitanti nei confronti del presidente russo.

Il richiamo all'unità

"Per il nostro Paese questo è il momento dell'unità", insiste il segretario del Pd mentre intorno sventolano le bandiere della pace. "È in gioco la libertà, è in gioco la democrazia, credo sia necessaria una risposta unanime e senza nessuna, nessuna ambiguità". Perché "se non difendiamo l'Ucraina , non difendiamo nemmeno noi stessi: in tempi recenti non era mai successo che si tentasse di risolvere le questioni dei confini con prove di forza e portando la morte". Lo ripete una, dieci, centro volte Letta: ''L'unità è fondamentale. E' l'unico modo per battere Putin. L'unità del mondo libero contro la follia di Putin. Lo diremo anche domani in Aula, quando verrà il premier Draghi, un segnale importante per esprimere subito la condanna di tutto il Parlamento. Non sono vicende che si possono esaurire in battute da tweet", aggiunge a proposito dell'intervento da lui stesso sollecitato ancor prima dell'inizio dei bombardamenti. Accanto ha il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, che chiede di "far tacere le armi" e ai cittadini di far "sentire la propria voce", annunciando per oggi pomeriggio una fiaccolata dal Campidoglio al Colosseo per invocare la pace. "Una stagione che in Europa durava dalla seconda guerra mondiale e che si è conclusa stanotte", tuona il governatore del Lazio Nicola Zingaretti, invocando "il cessate il fuoco e il ritiro immediato delle truppe", insieme a "una grande mobilitazione degli Stati e delle coscienze di tutto il mondo per fermare l'aggressione". 

L'allarme rifugiati

Sono preoccupati, i democratici. Il loro segretario ancora di più. "Ci saranno forse milioni di rifugiati e noi da subito dobbiamo dimostrare cosa significa l'accoglienza", incalza. "A partire dagli ucraini che sono già in Italia. Domani ne parlerò in aula e credo ne parlerà stasera anche Draghi al Consiglio europeo perché l'accoglienza sia fatta da tutti e generalizzata. Questo non è il momento dell'egoismo". Ha una lettura precisa della vicenda, Letta: "È figlia dell'errore in Afghanistan con l'uscita precipitosa delle forze americane che si è ritorta contro la credibilità dell'Occidente. L'Afghanistan ha incoraggiato Putin che deve aver pensato che gli occidentali siano degli smidollati". E ora a pagarne le conseguenze sarà il mondo intero. "La prima saranno i rovesci azionari e il costo dell'energia", incalza il leader dem. "Non dimentichiamoci mai che il panico che prende i mercati ha effetti molti concreti. Quindi nervi saldi e l'Ue agisca per evitare che l'isteria dei mercati si estenda nel tempo". 

Intervento militare extrema ratio

"Gli spazi per la diplomazia sono veramente esigui", si rammarica Letta. Che però chiude alla controffensiva militare. "Noi tutti speriamo di no, è l'ultima cosa. Tutto mondo libero deve creare un cordone per strangolare l'economia russa, l'unico messaggio che può essere ascoltato", ripete. "Occorre mettere in campo sanzioni senza precedenti tenendo conto che la Russia non è una potenza economica. Mi dispiace che sarà la povera gente a subire le ripercussioni per le sanzioni ma è l'unico modo per bloccare ed evitare l'escalation militare". Letta corre via, è atteso nella war room del Nazareno per mettere a punto l'intervento di domani in Aula. Antonio Misiani, Anna Rossomando e Franco Mirabelli lo guardano allontanarsi, mentre Peppe Provenzano sospira: "Ora servono fermezza e unità, per non farci trascinare nel burrone della storia".