ROMA - Il più preoccupato è Enrico Letta. "Il confronto in Parlamento sull'Ucraina ha mostrato troppi distinguo, troppe ambiguità, troppi posizionamenti filo-russi che non restituiscono il senso di una linea dell'Italia che dovrebbe essere univoca e senza cedimenti", si sfoga il segretario del Pd. Sconfortato, lo descrive chi ci ha parlato, per "un dibattito che, se avesse avuto modo di sentirlo, avrebbe certamente fatto felice Putin". La verità è che "non c'è contezza della gravità storica del momento", taglia corto Letta. Irritato per le parole di Salvini sulle sanzioni e in generale per una lettura sfuggente e "omissiva" sulle reali responsabilità della crisi. "Chi ha a cuore l'interesse nazionale deve spingere per un riposizionamento del nostro Paese su una linea fermamente europeista e filo-atlantica".
Nei partiti della maggioranza, fioccano i distinguo. Gius…
ROMA - Il più preoccupato è Enrico Letta. "Il confronto in Parlamento sull'Ucraina ha mostrato troppi distinguo, troppe ambiguità, troppi posizionamenti filo-russi che non restituiscono il senso di una linea dell'Italia che dovrebbe essere univoca e senza cedimenti", si sfoga il segretario del Pd. Sconfortato, lo descrive chi ci ha parlato, per "un dibattito che, se avesse avuto modo di sentirlo, avrebbe certamente fatto felice Putin". La verità è che "non c'è contezza della gravità storica del momento", taglia corto Letta. Irritato per le parole di Salvini sulle sanzioni e in generale per una lettura sfuggente e "omissiva" sulle reali responsabilità della crisi. "Chi ha a cuore l'interesse nazionale deve spingere per un riposizionamento del nostro Paese su una linea fermamente europeista e filo-atlantica".
Nei partiti della maggioranza, fioccano i distinguo. Giuseppe Conte non pronuncia mai la parola sanzioni. E nel giorno in cui il governo annuncia lo stop agli incontri bilaterali con la Russia, il presidente del M5S dichiara che "l'Italia per tradizione e consuetudine di rapporti con la Russia può avere un ruolo per perseguire la strada del dialogo, con ogni mezzo". Ma non è in contrasto con le mosse di Di Maio e Draghi, assicurano i suoi. L'ex premier parla di "china pericolosissima". Il capogruppo stellato alla Camera, Davide Crippa, chiede che le ricadute economiche delle sanzioni siano condivise dall'Europa: "Serve un approccio sistematico europeo anche per i rischi economici. E le sanzioni devono essere graduali".
A domanda sulle sanzioni anti-Mosca, Matteo Salvini risponde così: "Se c'è necessità, per carità. Vediamo". Non proprio un endorsement alla linea di Ue ed Usa. Le sanzioni, per il segretario della Lega, "sono l'ultima delle possibilità perché gli italiani sono quelli che ci vanno di mezzo più di altri". Lui che nel 2014 celebrava via tweet il "voto libero" e la "vittoria dei partiti filo russi nelle 2 repubbliche dell'Est Ucraina", oggi chiede di "non regalare la Russia alla sfera di influenza cinese, non chiudere i rubinetti del gas per regalarlo ad altri". Bolla come "sbagliato" lo stop agli incontri bilaterali appena comunicato da Di Maio. "Macron e Scholz sono andati a Mosca e hanno fatto bene. Se Draghi va a Mosca fa benissimo, è suo dovere". Il premier non ci andrà. Salvini attacca il capo della politica estera Ue, Josep Borrell, per il tweet, poi cancellato, in cui sintetizzava le sanzioni contro la Russia con un "niente shopping a Milano e party a Saint Tropez". "Siamo al ridicolo", attacca l'ex ministro dell'Interno. Dopo il colloquio con Mattarella al Quirinale, ammorbidisce i toni. Ma sulle sanzioni la presa di posizione è la stessa. Sembra ricompattarsi il fronte sovranista. Per Giorgia Meloni "nella politica estera bisogna valutare sempre l'interesse nazionale. Non siamo i burattini dei leader stranieri".
Chiede cautela sulle sanzioni anche Forza Italia, ma in modo meno marcato rispetto a Salvini. "Devono essere proporzionate alle azioni della Russia", dice il coordinatore azzurro Antonio Tajani, subito dopo il vertice ad Arcore con Silvio Berlusconi. "Fortemente preoccupato", il Cav, per le "conseguenze che potrebbero derivare dallo scoppio di una guerra ai confini dell'Europa e ricadere sul sistema economico italiano". "Molti nostri parlamentari premono perché Berlusconi parli direttamente con Putin - racconta il capogruppo di FI, Paolo Barelli - lui ha contatti diretti. Ma ora tocca alla Nato e all'Ue, dove manca un leader forte".