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Draghi: tutti uniti per l'Ucraina. Timori per il gas, altri 1500 soldati pronti per la Nato

Mario Draghi a Bruxelles (ansa)

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Linea dura dell'Italia. Il giorno dell'assedio a Kiev diventa il giorno in cui Roma manda segnali di atlantismo spinto a Washington: nel decreto che sarà varato oggi stesso l'esecutivo metterà a disposizione ulteriori uomini, che potrebbero essere schierati tra Polonia e Paesi baltici
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BRUXELLES - Nella notte di Bruxelles, Mario Draghi affronta un Consiglio europeo drammatico con in tasca un'unica certezza: il tramonto dell'illusione di una via diplomatica per contenere Putin. Il premier si presenta davanti agli altri leader avendo già scelto la parola che condensa questo stato d'animo: "Impossibile". "L'Italia - premette il premier - condivide la posizione di voler cercare una soluzione pacifica. Ho sempre pensato che qualsiasi forma di dialogo dovesse essere sincera e utile. Le azioni del governo russo di questi giorni lo rendono, nei fatti, impossibile".

Per questo, il giorno dell'assedio a Kiev diventa il giorno in cui Roma manda segnali di atlantismo spinto a Washington: nel decreto che sarà varato oggi stesso l'esecutivo metterà a disposizione della Nato fino ad altri 1500 uomini, che potrebbero essere schierati tra Polonia e Paesi baltici. Si aggiungerebbero ai 3…

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BRUXELLES - Nella notte di Bruxelles, Mario Draghi affronta un Consiglio europeo drammatico con in tasca un'unica certezza: il tramonto dell'illusione di una via diplomatica per contenere Putin. Il premier si presenta davanti agli altri leader avendo già scelto la parola che condensa questo stato d'animo: "Impossibile". "L'Italia - premette il premier - condivide la posizione di voler cercare una soluzione pacifica. Ho sempre pensato che qualsiasi forma di dialogo dovesse essere sincera e utile. Le azioni del governo russo di questi giorni lo rendono, nei fatti, impossibile".

Per questo, il giorno dell'assedio a Kiev diventa il giorno in cui Roma manda segnali di atlantismo spinto a Washington: nel decreto che sarà varato oggi stesso l'esecutivo metterà a disposizione della Nato fino ad altri 1500 uomini, che potrebbero essere schierati tra Polonia e Paesi baltici. Si aggiungerebbero ai 300 su cui il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha già dato il via libera per partecipare al Battle Group in Ungheria, se Viktor Orbán darà l'assenso. Aumenterà anche la dotazione di navi, aerei e droni, sempre in chiave di deterrenza. Numeri che, ovviamente, sono legati all'attuale minaccia: se Mosca dovesse puntare direttamente a Lettonia o Lituania, membri dell'alleanza, la mobilitazione Nato sarebbe assai più imponente.

È una postura decisa, oltreché obbligata. Draghi lo spiega nel modo più semplice, e lo ribadirà oggi in Parlamento: Vladimir Putin dovrebbe ritirare le truppe e "mettere fine allo spargimento di sangue". Una presa di posizione salutata dal plauso dell'ambasciata americana a Roma, dopo alcuni fastidi generati dall'annuncio dell'organizzazione della missione - poi cancellata - a Mosca. Non si tratta solo di archiviare un viaggio, ma di spiegare a Est quello che a Ovest chiedevano da giorni: non si discute con chi ricatta. È l'approccio del Consiglio supremo di Difesa, riunito ieri pomeriggio sotto la guida di Sergio Mattarella, sarà la filosofia del vertice Nato che si terrà oggi. L'opposizione a un ricatto che agisce soprattutto sul fronte commerciale ed energetico. "Voglio ringraziare gli Stati Uniti e il Presidente Joe Biden per la condivisione di informazioni in queste settimane - dice intanto Draghi in videoconferenza al G7 - e la Commissione Ue per la buona proposta di sanzioni".

Una cosa è chiara, a Palazzo Chigi: arriveranno tempi duri. Li evoca il premier, mentre a Bruxelles il Consiglio dibatte a lungo del blocco totale agli acquisti di energia e agli scambi bancari con la Russia. Sarebbe un enorme problema, per l'Italia. Roma non spinge certo per queste soluzioni, ma ormai Draghi non ha interesse e margine politico per mostrarsi troppo cauto: "Questa crisi potrebbe durare a lungo - dice - Sulle sanzioni siamo completamente allineati a Francia, Germania e Ue. Dobbiamo essere uniti, fermi, decisi".

Fermi e decisi, ma con un gigantesco problema: la prospettiva di non potere più contare sull'energia venduta dalla Russia. Non è immaginabile, infatti, affidarsi a "rubinetti" del gas in mano a Putin. E poi, chi può scommettere che nei prossimi mesi non diventi impossibile pagare gli approvvigionamenti con i canali bancari tradizionali? Bisogna trovare altre soluzioni. E Draghi pensa che la migliore sia quella già avanzata mesi fa: acquisti e stoccaggi comuni dell'Ue. Se ne discute in vertici riservati a Palazzo Chigi in cui si decide di valutare per la fase d'emergenza un incremento dell'utilizzo di carbone, che in teoria dovrebbe essere progressivamente dismesso. Mossa a cui affiancare la ricerca di nuovi accordi con altri Paesi produttori come il Qatar. Ma non basta. Preoccupa pure il possibile aumento generalizzato dei prezzi, in particolare del grano, che zavorrerebbe la ripresa dopo la pandemia. Senza dimenticare l'esposizione di alcune banche italiane con Mosca.

Tutti nodi che modificano nei fatti il mandato di Draghi. Ma che, paradossalmente, sembrano consolidarne la posizione in sella al governo. È un cambio di paradigma politico: chi può adesso immaginare che Matteo Salvini provi a far cadere l'esecutivo? Il premier andrebbe avanti lo stesso fino al 2023, con le forze europeiste e atlantiste. In questo senso, non è passata inosservata la visita del leghista a Mattarella, né il bivio a cui è probabile sia stato messo di fronte: da che parte della storia vuoi stare? È seguita una inversione clamorosa a favore di telecamere: da fan sfegatato di Putin a leader che porta fiori davanti all'ambasciata Ucraina.