La chiamata di Renzi al Pd: "Venite con noi al Centro. Presidenzialismo non più rinviabile"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioI confini politici per Matteo Renzi sono chiari: "Da un lato c'è il sovranismo di Salvini e Meloni e dall'altro la sinistra populista di Di Battista e Landini". Il centro, dove si colloca Italia Viva, è quello "spazio riformista" che - ironizza il leader, aprendo a Roma la prima assemblea post pandemia del partito nato per scissione dal Pd - "forse aspetta il Principe azzurro o forse Biancaneve, ma certo non saranno i 7 nani a riempirlo, né gli autoproclamati leader che vanno sui giornali a costruire questo centro, perché c'è già e sarà decisivo".
In un colpo solo Renzi fa strike di Toti, Brugnaro, +Europa, forzisti in libera uscita, e soprattutto di Azione di Carlo Calenda. A lui riserva parole di fraterna discordia: "Benché Calenda viva la sindrome del beneficiario rancoroso, come la chiamava Andreotti, voi non mi sentirete dire mezza parola male di Calenda, ma sempre contro…
I confini politici per Matteo Renzi sono chiari: "Da un lato c'è il sovranismo di Salvini e Meloni e dall'altro la sinistra populista di Di Battista e Landini". Il centro, dove si colloca Italia Viva, è quello "spazio riformista" che - ironizza il leader, aprendo a Roma la prima assemblea post pandemia del partito nato per scissione dal Pd - "forse aspetta il Principe azzurro o forse Biancaneve, ma certo non saranno i 7 nani a riempirlo, né gli autoproclamati leader che vanno sui giornali a costruire questo centro, perché c'è già e sarà decisivo".
In un colpo solo Renzi fa strike di Toti, Brugnaro, +Europa, forzisti in libera uscita, e soprattutto di Azione di Carlo Calenda. A lui riserva parole di fraterna discordia: "Benché Calenda viva la sindrome del beneficiario rancoroso, come la chiamava Andreotti, voi non mi sentirete dire mezza parola male di Calenda, ma sempre contro l'amministrazione di Raggi che è stato un disastro per Roma". L'ultima baruffa centrista infatti è per i placet di Azione all'ex sindaca grillina Raggi alla guida della commissione speciale per Expò Roma 2030. Dal canto suo Calenda risponde su Twitter: "Direi che in questo momento @matteorenzi ci sono cose più rilevanti di queste polemiche da cortile. Buona assemblea".
Molta carne al fuoco della convention, ma nessuna "scelta definitiva" in vista delle politiche del 2023 e alleanze variabili alle amministrative di primavera. A Palermo ad esempio, si presenta Davide Faraone, capogruppo renziano al Senato, ma appoggiato da chi non è ancora dato saperlo.
E Renzi cambia l'ordine degli addendi: non è Italia Viva a dovere indicare la sua collocazione al centro, ma è il Pd e Enrico Letta a dire dove stanno, se nel centro riformista ci sono anche loro. Il campo largo tanto invocato dai Dem rischia di portare "al vicolo stretto" che, la legge aurea del Monopoli insegna, significa perdere tutto. E quindi, incalza l'ex premier, la "domanda è se il Pd vorrà stare qui o no. È un tema vero e complesso. Ci sono segnali interessanti nel Pd, quello che è successo nella giustizia, la consapevolezza che sul Quirinale Conte ha giocato 7 partite diverse con 4 mazzi diversi, l'impressione che il M5S sia alla fine del percorso".
È presente lo stato maggiore del partito che, cammin facendo, ha perso alcune adesioni (ma da ieri accoglie nelle sue file il sindaco di Enna, Maurizio Dipietro), con Maria Elena Boschi, Elena Bonetti, Davide Faraone, Ivan Scalfarotto, (Teresa Bellanova è collegata a distanza, causa febbre), Ettore Rosato a fare gli onori di casa. Renzi sottolinea il dialogo con Letta, dopo l'intesa ritrovata nella partita per il Quirinale. Di legge elettorale, ha parlato proprio con il segretario dem, al quale ha detto: "Si cambia solo se hai un governo che mette fiducia. Il Parlamento è spaccato tra chi vuole il proporzionale e chi il maggioritario". La previsione renziana? "Che non si modifica nulla, che resta il Rosatellum". Quindi con un maggioritario, la destra deve stare insieme e la sinistra appunto, deve spiegare cosa intende per campo largo. Con i grillini, è per Renzi un vicolo stretto. Inoltre "se c'è il proporzionale, ci sono le preferenze", puntualizza.
E sull'urgenza delle riforme istituzionali, Italia Viva si smarca dal centrosinistra e invoca il presidenzialismo. "Nella prossima legislatura verrà in ballo il tema che penso che non sia più rinviabile: l'elezione diretta del presidente della Repubblica. Che sia il presidenzialismo all'americana o il semipresidenzialismo alla francese, io ritengo che il Quirinale diventi il vero luogo del potere, ovviamente con bilanciamenti molto forti".
Sono i temi concreti, dall'energia alla guerra in Ucraina e al ruolo dell'Europa, il cuore della lunga relazione ("Modello cubano, e poi dicono che non sono di sinistra" scherza Renzi). All'inizio subito una stoccata all'Anpi, l'associazione dei partigiani per le critiche agli Usa: "Le parole dell'Anpi sul conflitto ucraino sono vergognose. I partigiani di 70 anni fa avrebbero saputo da che parte stare tra invasori e invasi. Attaccare il filo imperialismo americano significa essere indietro con le lancette della storia".