Armi all'Ucraina, Salvini è un caso: "Non in mio nome". Poi fa dietrofront
di Concetto Vecchio , di Concetto VecchioIscriviti alla newsletter quotidiana gratuita sul conflitto
LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA
ROMA - Nel pomeriggio Matteo Salvini si smarca sull'invio di mezzi di difesa all'Ucraina. Rompe il fronte della fermezza. Poi fa dietrofront. Tutto in poche ore.
"All'Europa chiedo di non distribuire armi letali ai confini con la Russia, ma di perseguire la via del Santo Padre: confronto, dialogo, diplomazia, sanzioni", dice parlando in tv, a Mezz'ora in più. "Sono contro l'invio di militari, di bombe e di missili. Preferisco parlare di corridoi umanitari e non voglio che la risposta dell'Italia e dell'Europa, culla di civiltà, sia quella di distribuire armi letali. Comunque non in mio nome", aggiunge.
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ROMA - Nel pomeriggio Matteo Salvini si smarca sull'invio di mezzi di difesa all'Ucraina. Rompe il fronte della fermezza. Poi fa dietrofront. Tutto in poche ore.
"All'Europa chiedo di non distribuire armi letali ai confini con la Russia, ma di perseguire la via del Santo Padre: confronto, dialogo, diplomazia, sanzioni", dice parlando in tv, a Mezz'ora in più. "Sono contro l'invio di militari, di bombe e di missili. Preferisco parlare di corridoi umanitari e non voglio che la risposta dell'Italia e dell'Europa, culla di civiltà, sia quella di distribuire armi letali. Comunque non in mio nome", aggiunge.
È una posizione con pochi eguali nei principali paesi europei, da parte di un leader che del resto ha sempre guardato con favore a Putin, e che con la sua ambiguità mette in difficoltà la maggioranza Draghi di cui fa parte. Il distinguo attira una pioggia di critiche. E l'ironia di Carlo Calenda: "Che cosa inviamo agli ucraini? Le fionde?". Il governo deciderà oggi, nel consiglio dei ministri, la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all'Ucraina, la cui salvezza passa per la capacità di resistere all'aggressione del terzo esercito più forte del mondo. È una posizione che allinea con piena convinzione l'Italia all'Unione europea, che a sua volta invierà armi alla resistenza di Kiev. Non a caso Mario Draghi fa una nota che suona come un cartellino rosso a Salvini: "L'Italia dà il suo pieno e convinto appoggio al pacchetto di misure contro la Federazione Russa presentato dalla Commissione Europea. L'aggressione dell'Ucraina è un atto barbaro e una minaccia per tutta l'Europa. L'Unione Europea deve reagire con la massima fermezza". Salvini a sera fa l'offeso. "La Lega vuole la pace, lavora per la pace, prega per la pace. Che tristezza le polemiche politiche di qualcuno, pochi per fortuna, anche di fronte a guerra e morte. Piena fiducia in Draghi e nel governo per fermare, con ogni intervento e aiuto necessario, l'aggressione russa, le bombe e il sangue. Ucraina e Russia parlano di dialogo e incontri diplomatici, questa è la via". Sono le sette di sera e il leader leghista, di lotta e di governo, torna nei ranghi. Oggi la Lega, dopo queste ultime parole, non potrà non votare insieme al governo. E domani, la risoluzione bipartisan a cui lavorano Piero Fassino (Pd) e Vito Petrocelli (Cinquestelle)? La Lega ci sarà, dicono fonti del partito, "se la mozione terrà ben saldo l'obiettivo di bloccare le violenze così come indicato dal Santo Padre, che non parla di armi ma di pace". Fratelli d'Italia non dovrebbe fare mancare il suo appoggio a un atto che il governo auspica unitario. Ieri Draghi ha sentito Silvio Berlusconi. Fratelli d'Italia dovrebbe partecipare alla riunione preparatoria che si terrà con i gruppi di maggioranza e il ministro per i Rapporti col Parlamento, Federico D'Incà. Una chiara volontà di non essere esclusa dalla partita. L'altra sera, negli Usa, Giorgia Meloni ha tracciato la linea: "In politica estera, quando si tratta di difendere interessi strategici e valori fondamentali una dimostrazione di debolezza non è un'opzione. Gli antichi romani dicevano: "Se vuoi la pace, prepara la guerra". E oggi è il momento di essere uniti e prendere posizione".
"In questo momento non si può evacuare nessuno", ha detto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, a Che tempo che fa, ricordando che ci sono cento italiani in ambasciata a Kiev e 1.900 nostri connazionali in tutta l'Ucraina. "È inimmaginabile pensare di ripristinare le relazioni con la Russia, ha aggiunto. "Tutti i leader occidentali hanno provato a negoziare con Putin, io stesso sono andato da Lavrov. Quando ha deciso di invadere l'Ucraina l'ha fatto non perché sono falliti i negoziati ma perché era terminata la tregua olimpica, altrimenti l'avrebbe fatto anche prima. Se non fermiamo Putin con la diplomazia, ma anche con le sanzioni, toccherà a un altro Paese dell'Europa".