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Pezzana: "In piazza con le bandiere ucraine, la pace chiede giustizia"

Il leader storico del movimento Lgbt: "Siamo diventati degli spettatori. Per fare qualcosa di concreto dovremmo accogliere l'Ucraina nella Nato, altrimenti le sanzioni saranno inutili"
2 minuti di lettura

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LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA

TORINO - È uno sguardo critico quello di Angelo Pezzana sulle attuali manifestazioni in piazza contro la guerra in Ucraina, dove viene sbandierata la parola "Pace" solo come un "emblema a cui obbedire".

Cosa l'ha colpita di queste proteste?
"Sono rimasto colpito dal fatto che le manifestazioni a favore dell'Ucraina fossero così diffuse, in tutta Italia, però le bandiere che sventolavano non erano quelle blu e gialle, ma quelle arcobaleno con scritto "Pace". Che si possa richiamare come obiettivo la pace è una cosa che chiunque può condividere, però non deve essere solo un emblema a cui obbedire".

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TORINO - È uno sguardo critico quello di Angelo Pezzana sulle attuali manifestazioni in piazza contro la guerra in Ucraina, dove viene sbandierata la parola "Pace" solo come un "emblema a cui obbedire".

Cosa l'ha colpita di queste proteste?
"Sono rimasto colpito dal fatto che le manifestazioni a favore dell'Ucraina fossero così diffuse, in tutta Italia, però le bandiere che sventolavano non erano quelle blu e gialle, ma quelle arcobaleno con scritto "Pace". Che si possa richiamare come obiettivo la pace è una cosa che chiunque può condividere, però non deve essere solo un emblema a cui obbedire".

C'è un fraintendimento di base?
"Si sta scendendo in piazza pensando di ottenere qualcosa. Se facciamo un parallelo con Hitler, nessuno si sarebbe mai rivolto a Goebbels dicendo "Per favore parli con Hitler perché ci sembra che la distruzione della Polonia non sia una cosa buona e noi vogliamo la pace". Ecco: siamo arrivati a questo punto".

Cosa manca?
"C'è una parola che manca a tutti noi in questi giorni: è "Giustizia", perché non posso chiedere la pace se non c'è la giustizia. Anche i cimiteri sono luoghi di pace ma sono luoghi di morti e sepolti. Noi invece vogliamo restituire la libertà a una nazione che non ha mai fatto nulla contro un'altra nazione. È per questo che la parola giustizia manca su tutte le piazze".

Perché secondo lei?
"Sono d'accordo con Luca Ricolfi che, proprio su Repubblica, dice che bisogna vergognarsi perché noi siamo diventati degli spettatori: ci limitiamo a seguire quello che accade, tranquilli, nei nostri Paesi democratici. Assistiamo, ma non facciamo nulla per intervenire veramente".

Cosa è necessario fare allora?
"La risposta la offre la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno: "Accogliamo l'Ucraina", nell'Ue e nella Nato. Se non si fa questo, si capirà che le sanzioni non fermeranno la Russia. E l'Ucraina rischia di essere distrutta".

Ritiene che chiedere la pace sia così "vacuo"?
"Non c'è una richiesta reale: la pace è qualcosa di astratto, o si raggiunge attraverso dei mezzi veri altrimenti uno sventola la bandiera, ha la coscienza tranquilla e torna a casa, ma non cambia nulla. Tutta l'opinione pubblica è per l'Ucraina, comprende la problematica, ma non ha capito che tra pace e giustizia bisogna scegliere. Se vuoi la giustizia devi scegliere prima la libertà e la democrazia, e non una definizione astratta".

La bandiera della pace è il frutto di un'ideologia?
"Il nemico della giustizia è l'ideologia e la parola pace è il suo sostegno, pulito, bello, perché chi è contro la pace? Nessuno".

È un problema culturale?
"Si certo, perché pacifismo, pace, sono tutte parole che non fanno paura. Invece devono preoccupare perché non servono a nulla e oggi nascondono la realtà ".

Invece i cittadini che presa di coscienza devono avere?
"Sapere che la pace reclamata sbandierando non risolve nulla e ci dà la sensazione di fare, mentre la gente in Ucraina fugge" .

Chi è il vero pacifista?
"Colui che migliora la vita di tutti, anche a livello internazionale. Mentre le ideologie aiutano solo i dittatori".