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Da Fusaro al No Green Pass Mattei, la rete trasversale che difende lo Zar

Pino Cabras, analista finanziario, cacciato dal M5S perché contrario al Mes 

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Il conflitto ha portato allo scoperto in Parlamento uno schieramento antagonista che mancava dalla fine della sinistra radicale: i suoi esponenti militano in formazioni che si chiamano Alternativa e Manifesta, e sono tutti ex Cinquestelle
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ROMA - "No, Putin non è Hitler. Non penso nemmeno che sia pazzo. Semplicemente fa l'interesse della Russia e del suo popolo". Ugo Mattei, il giurista di sinistra che mesi fa guidava gli intellettuali anti Green Pass, ora capeggia idealmente il fronte giustificazionista. È un mondo sfaccettato che tiene insieme nobiltà pacifista, ruffianeria putiniana, odio viscerale verso la Nato. Il vignettista Vauro l'altra sera in tv il suo sentimento l'ha sintetizzato così: "Mi rifiuto di arruolarmi".

Anche Mattei dice di voler rifiutare "la logica dei buoni e dei cattivi, ma non dimentico che Putin è stato messo lì dagli americani, e che poi è sfuggito di mano. Non è un sanguinario, non bombarderà i civili, né userà il nucleare. Sono totalmente contrario all'invio di armi da parte del nostro governo all'Ucraina". Come fermerebbe i carri armati alle porte di Kiev? "C…

ROMA - "No, Putin non è Hitler. Non penso nemmeno che sia pazzo. Semplicemente fa l'interesse della Russia e del suo popolo". Ugo Mattei, il giurista di sinistra che mesi fa guidava gli intellettuali anti Green Pass, ora capeggia idealmente il fronte giustificazionista. È un mondo sfaccettato che tiene insieme nobiltà pacifista, ruffianeria putiniana, odio viscerale verso la Nato. Il vignettista Vauro l'altra sera in tv il suo sentimento l'ha sintetizzato così: "Mi rifiuto di arruolarmi".

Anche Mattei dice di voler rifiutare "la logica dei buoni e dei cattivi, ma non dimentico che Putin è stato messo lì dagli americani, e che poi è sfuggito di mano. Non è un sanguinario, non bombarderà i civili, né userà il nucleare. Sono totalmente contrario all'invio di armi da parte del nostro governo all'Ucraina". Come fermerebbe i carri armati alle porte di Kiev? "Convocherei d'urgenza l'assemblea generale delle Nazioni unite e farei approvare una risoluzione che fermi l'invasione. Servono i caschi blu".

Il conflitto ha portato allo scoperto in Parlamento uno schieramento antagonista che mancava dalla fine della sinistra radicale: i suoi esponenti militano in formazioni che si chiamano Alternativa e Manifesta, e sono tutti ex Cinquestelle. Alternativa, 15 deputati e due senatori, ha come presidente un allievo di Giulietto Chiesa: Pino Cabras, 53 anni, analista finanziario, cacciato dal M5S perché contrario al Mes. Cosa farebbe nel concreto? "Le rispondo cosa non farei. È in corso una mutazione radicale dell'Unione europea, che accetta la militarizzazione. Va trovata una soluzione che metta d'accordo tutte le componenti e che faccia scemare le tensioni che si sono accumulate in quell'area. L'Ucraina sia neutrale". Cabras accenna poi come causa "alla grande umiliazione subita dopo la fine del Muro da parte dell'ex Unione sovietica".

"Ripudiamo le guerre e il pensiero unico", dice il comunista Emanuele Dessì, ex grillino che fa riferimento a Marco Rizzo, il segretario del Partito comunista. Rizzo definisce il governo Draghi servo delle multinazionali, della Ue e della Nato". Le quattro deputate di Manifesta si richiamano invece a Rifondazione comunista e a Potere al popolo (Simona Suriano, Doriana Sarli, Yana Ehm, Silvia Benedetti). "Putin non è giustificabile, con tutte le attenuanti generiche che l'espansione della Nato a est ha determinato", ragiona Sarli. Non voteranno né il decreto, né la risoluzione. "Inviare armi è gettare benzina sul fuoco", dice Sarli. È la linea del presidente filo Putin della commissione Esteri al Senato, Vito Petrocelli, M5S. Il sottosegretario Manlio Di Stefano l'ha giudicata "legittima". Anche l'Anpi è contro l'invio di armi, "pur condannando in modo fermissimo la guerra di Putin".

Sull'espansionismo della Nato come causa dell'aggressione esterna anche il filosofo Diego Fusaro che si è spinto a dire che "Zelensky sta mandando al massacro il proprio popolo". L'altro giorno l'ambasciata russa in Italia ha riwittato un articolo di Barbara Spinelli sul Fatto Quotidiano: "Il disastro poteva forse essere evitato se Stati Uniti e Unione europea non avessero dato prova di cecità", ha scritto la giornalista.

In questa vulgata non trova cittadinanza il fatto che è l'avvicinamento culturale all'Europa dell'Ucraina ciò di cui ha paura Putin, che teme che il suo sistema autoritario possa andare in crisi. In Italia il putiniano più illustre resta Matteo Salvini, che domenica ha espresso dubbi non dissimili dagli esponenti di sinistra sugli aiuti militari a Kiev, salvo poi fare dietrofront e votare per l'invio di armi.

È leghista Vito Comencini, deputato che ha sposato una pittrice russa, e che l'altro giorno ha in qualche modo giustificato l'annessione delle Repubbliche del Donbass: "Lì serviva uno statuto speciale come in Alto Adige". Contrario alle sanzioni è Enrico Michetti, il candidato a Roma di Giorgia Meloni. Ali estreme. Dessì cita Gramsci, Comencini è un ultrà cattolico. Putin li unisce.