✕

Petrocelli, amico del Cremlino che guida la fronda 5S in aula

Vito Petrocelli, senatore M5S e presidente della commissione Esteri 

Ascolta l'audio

Il presidente della commissione Esteri e i frequenti incontri con Razov, ambasciatore di Putin in Italia. Tra i 10 e i 15 i parlamentari grillini non voteranno a favore delle forniture militari a Kiev
2 minuti di lettura

Iscriviti alla newsletter quotidiana gratuita sul conflitto

LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA

MILANO - In fatto di politica estera e istituzionalmente parlando, il presidente della commissione Esteri Vito Petrocelli è il numero 3 del M5S; dopo ovviamente il ministro Luigi Di Maio e il sottosegretario sempre alla Farnesina Manlio Di Stefano. Così nel giorno che precede la risoluzione unitaria parlamentare sul conflitto tra Russia e Ucraina, tutti i nodi vengono al pettine e il caso Petrocelli deflagra. Il senatore lucano infatti diserta la riunione serale, in polemica e in disaccordo totale sull'invio di armi a Kiev. Domenica aveva avvertito Giuseppe Conte: non avrebbe accettato una decisione del genere, evocando la libertà di coscienza al momento del voto. Una questione che, dice un esponente del M5S, "può costargli la presidenza della commissione", magari vista la delicatezza del momento con un int…

Iscriviti alla newsletter quotidiana gratuita sul conflitto

LO SPECIALE GUERRA IN UCRAINA | FOCUS SENTIERI DI GUERRA

MILANO - In fatto di politica estera e istituzionalmente parlando, il presidente della commissione Esteri Vito Petrocelli è il numero 3 del M5S; dopo ovviamente il ministro Luigi Di Maio e il sottosegretario sempre alla Farnesina Manlio Di Stefano. Così nel giorno che precede la risoluzione unitaria parlamentare sul conflitto tra Russia e Ucraina, tutti i nodi vengono al pettine e il caso Petrocelli deflagra. Il senatore lucano infatti diserta la riunione serale, in polemica e in disaccordo totale sull'invio di armi a Kiev. Domenica aveva avvertito Giuseppe Conte: non avrebbe accettato una decisione del genere, evocando la libertà di coscienza al momento del voto. Una questione che, dice un esponente del M5S, "può costargli la presidenza della commissione", magari vista la delicatezza del momento con un intervento diretto del Quirinale.

Sì perché le relazioni e la vicinanza di Petrocelli alla Russia - tra viaggi e frequenti pranzi in ambasciata - non sono un mistero; con una certa coerenza, va detto, il senatore ha sempre rivendicato la propria simpatia per i Paesi cosiddetti non allineati, dalla Cina al Venezuela. Ex militante nei Carc, partito maoista e marxista-leninista tra i più oltranzisti della microgalassia comunista italiana e che a sorpresa nel 2013 come organizzazione appoggiò i 5 Stelle, sin dalla scorsa legislatura Petrocelli si era contraddistinto per il lavorio "non conforme" nelle relazioni internazionali. Nel 2018, con il governo gialloverde appena insediato e le ampie aperture di credito anche leghiste verso Vladimir Putin, la presidenza della commissione gli calzava a pennello. Ora parecchio di meno. "Per noi il sostegno esteso anche all'equipaggiamento militare non è un qualcosa che si fa a cuore leggero, per noi la strada sono il dialogo e la pace - è il ragionamento di Conte fatto a chi lo ha sentito in queste ore, ripetuto identico anche a Petrocelli - In questo caso si tratta però di consentire la legittima difesa di un popolo contro un'aggressione inaccettabile, ed è un'iniziativa che va perseguita nel quadro di un coordinamento europeo". Impossibile però far cambiare idea a chi definiva Aleksej Navalnj "un blogger del piffero" o tentava di convincere i colleghi del Movimento a Bruxelles di non votare la risoluzione contro le repressioni cinesi a Hong Kong.

Dopodiché se Petrocelli ha una posizione ideologica ben definita, nei 5 Stelle non mancano dubbi e perplessità simili, anche dettate da posizioni di tipo pacifista. "Non mi definirei tale, ma credo nella non violenza attiva - spiega il senatore Gianluca Ferrara, anche lui in commisione Esteri - ci troviamo dinanzi a un bivio storico forse più insidioso di quello del 1962 con la crisi dei missili a Cuba. La mia bambina prima di partire per Roma, molto preoccupata, mi ha domandato se voterò "per la pace". Io gliel'ho promesso". Potrebbe quindi andare a finire con una decina o più di parlamentari che non parteciperanno al voto sulla risoluzione, evitando di causare troppi imbarazzi al partito e alla maggioranza. Il responsabile Esteri del Movimento, Fabio Massimo Castaldo, sospira: "Qui la situazione è grave, una linea comune dell'Occidente, dell'Italia e quindi a maggior ragione del M5S è essenziale...".