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M5S, Conte morbido sul caso Petrocelli: "Infantile avviare caccia alle streghe". Il vuoto statutario gioca a favore del senatore

Vito Petrocelli (M5S) (ansa)
Il tentativo del Movimento è quello di far finire la faccenda in una bolla di sapone. Nessun provvedimento nei confronti del presidente della commissione Esteri di Palazzo Madama, nessuna richiesta di dimissioni: ecco perché si è creata una doppia impasse
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Giuseppe Conte l'ha derubricato a un "caso di coscienza", perché alcune "sono decisioni che toccano i valori più profondi". Il tentativo del M5S è quello di far finire la faccenda che riguarda Vito Petrocelli, presidente della commissione Esteri al Senato, in una bolla di sapone. Nessun provvedimento nei suoi confronti per aver votato contro le indicazioni del partito, nessuna richiesta di dimissioni o altro per le evidenti ragioni di opportunità, non essendo Petrocelli ascrivibile al pacifismo ma più semplicemente da anni vicino al governo russo. C'è una ragione in più a giustificare la morbidezza di Conte: il vuoto statutario che coinvolge il Movimento rende impossibile, anche volendo, comminare sanzioni.

Attorno a Petrocelli c'è quindi una doppia impasse. La prima riguarda il suo ruolo di presidente di commissione: non è tecnicamente possibile rimuoverlo, pure se tutti i 21 compone…

Giuseppe Conte l'ha derubricato a un "caso di coscienza", perché alcune "sono decisioni che toccano i valori più profondi". Il tentativo del M5S è quello di far finire la faccenda che riguarda Vito Petrocelli, presidente della commissione Esteri al Senato, in una bolla di sapone. Nessun provvedimento nei suoi confronti per aver votato contro le indicazioni del partito, nessuna richiesta di dimissioni o altro per le evidenti ragioni di opportunità, non essendo Petrocelli ascrivibile al pacifismo ma più semplicemente da anni vicino al governo russo. C'è una ragione in più a giustificare la morbidezza di Conte: il vuoto statutario che coinvolge il Movimento rende impossibile, anche volendo, comminare sanzioni.

Attorno a Petrocelli c'è quindi una doppia impasse. La prima riguarda il suo ruolo di presidente di commissione: non è tecnicamente possibile rimuoverlo, pure se tutti i 21 componenti della stessa fossero d'accordo. I presidenti vengono nominati a inizio legislatura e a metà, fine. Al massimo il senatore lucano dovrebbe dimettersi, ma Petrocelli ha già messo le mani avanti: non lo farà né ha alcuna intenzione di fare abiure di alcun tipo. E poi, come detto, se pure il Movimento volesse intervenire con un gesto più politico, la vacatio formale impedisce a Conte di farlo.

"Sarebbe infantile avviare una caccia alle streghe nei partiti. Nel M5S c'è stato un solo voto contrario", ha spiegato il presidente del M5S a Rtl 102.5. Omettendo di ricordare qual è il ruolo, delicatissimo e istituzionale, ricoperto dall'unico voto contrario in casa 5 Stelle. Come primo firmatario, in questa legislatura Petrocelli ha promosso ddl di ratifica di accordi con paesi come Montenegro e Bielorussia (filo-russi), ha più volte viaggiato in Azerbaigian, lo scorso novembre fece girare tra i membri di commissione una relazione dell'ambasciatore russo Sergey Razov dove si accusava proprio Repubblica di fomentare una inesistente - disse Razov - minaccia russa. Un posizionamento sempre rivendicato, mai nascosto, che però con lo scoppio della guerra risulta più scomodo che mai.