Sboarina, la matrioska russa e il quadro di Putin: tutto in bella vista nell'ufficio del sindaco di Verona. Ed è già polemica
di Paolo Berizzi , di Paolo BerizziUna matrioska di grandi dimensioni e un quadro incorniciato: entrambi raffiguranti il ritratto di Vladimir Putin. Entrambi in bella vista nell'ufficio del sindaco di Verona, Federico Sboarina (Fratelli d'Italia). Si vedono chiaramente il 9 febbraio scorso nelle immagini di un servizio di TeleArena - emittente locale veronese - e in un altro vecchio servizio delle Iene che intervistarono il primo cittadino della città scaligera sul caso dei cori razzisti nei confronti di Mario Balotelli. Alle spalle di Sboarina, ecco quattro bandiere: il tricolore, la bandiera di Verona, quella dell'Europa e quella di San Marco. Ma ciò che balza all'occhio sono gli "ornamenti" esposti sopra un mobile.
La matrioska, appunto, e il quadro. Il leader russo spicca a fianco a una targa e ad una coppa. Se oggi siano ancora lì non è dato sapere, ma è certo - basta vedere il servizio di TeleArena - che il 9 febbraio c'erano.
Una matrioska di grandi dimensioni e un quadro incorniciato: entrambi raffiguranti il ritratto di Vladimir Putin. Entrambi in bella vista nell'ufficio del sindaco di Verona, Federico Sboarina (Fratelli d'Italia). Si vedono chiaramente il 9 febbraio scorso nelle immagini di un servizio di TeleArena - emittente locale veronese - e in un altro vecchio servizio delle Iene che intervistarono il primo cittadino della città scaligera sul caso dei cori razzisti nei confronti di Mario Balotelli. Alle spalle di Sboarina, ecco quattro bandiere: il tricolore, la bandiera di Verona, quella dell'Europa e quella di San Marco. Ma ciò che balza all'occhio sono gli "ornamenti" esposti sopra un mobile.
La matrioska, appunto, e il quadro. Il leader russo spicca a fianco a una targa e ad una coppa. Se oggi siano ancora lì non è dato sapere, ma è certo - basta vedere il servizio di TeleArena - che il 9 febbraio c'erano.
Nel servizio si parla delle prossime elezioni comunali di Verona e, nello specifico, di un botta e riposta a distanza tra il sovrintendente di Verona, Vincenzo Tinè, che lamentava la mancanza di iniziative culturali nel capoluogo scaligero rispetto ad altre città venete, e il sindaco. La replica di Sboarina, ai microfoni della tv, non si era fatta attendere.
Ed è proprio nel corso dell'intervista che spuntano - di nuovo - le immagini di Putin. Perché Sboarina abbia arredato il suo ufficio a palazzo Barbieri con le immagini del presidente russo e una matrioska si può facilmente intuire: evidentemente ne ha stima. Sorprende e fa un certo effetto, dopo l'invasione dell'Ucraina e i bombardamenti a cui il dittatore Putin sta sottoponendo le città ucraine, vedere quello sfondo nell'ufficio di un sindaco: un pubblico amministratore, un pubblico ufficiale, rappresentante del governo e dello Stato centrale sul territorio.
Ex assessore allo Sport nella giunta dell'allora sindaco leghista Flavio Tosi, Sboarina è stato eletto sindaco a giugno 2017 come indipendente di centrodestra (con la sua lista Battiti). A giugno 2021, l'ingresso in Fratelli d'Italia. "Quello di Sboarina è un ritorno a casa", lo benedì Giorgia Meloni. La leader di FdI e presidente del gruppo europeo dei conservatori e riformisti (Ecr). Meloni che in un libro elogiò Putin in quanto "difensore dei valori europei e dell'identità cristiana". Il suo sindaco è evidentemente in linea con la posizione che Meloni - prima di "convertirsi" e di condannare fermamente l'invasione russa in Ucraina - aveva rispetto al leader del Cremlino.
Di Sboarina si è molto parlato anche per la presenza, nel suo entourage a palazzo Barbieri, e tra gli uomini a lui più vicini, di esponenti di estrema destra: a partire dal suo assistente Umberto Formosa, detto "il picchiatore", già sottoposto a Daspo per reati da stadio, vicino alla formazione di ispirazione neonazista veronese Fortezza Europa. Altro uomo da sempre vicino a Sboarina è l'avvocato Andrea Bacciga, eletto in consiglio comunale nella lista Battiti, già presidente della commissione cultura e oggi (è passato alla Lega) presidente della commissione sicurezza. Anche lui di dichiarate idee neofasciste e a processo per il saluto romano rivolto in aula alle attiviste di Non Una di Meno.
Tornando a Putin, le immagini della matrioska e del quadro nell'ufficio del sindaco stanno diventando un caso. Arrivano forti critiche dal Pd veronese. "Ognuno ha i suoi miti, i suoi punti di riferimento e i suoi valori, no? Verona e i veronesi per fortuna sono invece per la libertà e la democrazia. E stanno convintamente e fermamente dalla parte dell'Europa con l'Ucraina", scrive il capogruppo dem Federico Benini. La polemica, forse, è solo all'inizio.