Morto Antonio Martino, ritratto di un liberale scettico con la tessera numero 2 di Forza Italia
di Emanuele Lauria , di Emanuele LauriaROMA - Fino all'ultimo, pur su posizioni sempre più scettiche, non ha mancato di ricordare di avere la tessera numero due di Forza Italia in tasca. Del partito di Berlusconi, Antonio Martino - scomparso stanotte all'età di 79 anni - era stato fondatore e a lungo custode di una linea politica liberale. La stessa che questo economista messinese - allievo di Milton Friedman e amico di Margaret Thatcher - aveva portato avanti strenuamente, in opposizione a uno statalismo bocciato anche per ragioni etiche e filosofiche: "Ogni società fondata sullo statalismo, sia esso marxista, fascista, democratico, è destinata a rovinare - ha scritto nel suo libro 'Semplicemente liberale' - per il fatto che è in sé dispotica, in quanto assegna ad una oligarchia il potere di imporre regole di vita, sul presupposto che gli individui siano incapaci di badare a sé stessi".
Posizione che ha accompagnato la sua avventura accademica (&e…
ROMA - Fino all'ultimo, pur su posizioni sempre più scettiche, non ha mancato di ricordare di avere la tessera numero due di Forza Italia in tasca. Del partito di Berlusconi, Antonio Martino - scomparso stanotte all'età di 79 anni - era stato fondatore e a lungo custode di una linea politica liberale. La stessa che questo economista messinese - allievo di Milton Friedman e amico di Margaret Thatcher - aveva portato avanti strenuamente, in opposizione a uno statalismo bocciato anche per ragioni etiche e filosofiche: "Ogni società fondata sullo statalismo, sia esso marxista, fascista, democratico, è destinata a rovinare - ha scritto nel suo libro 'Semplicemente liberale' - per il fatto che è in sé dispotica, in quanto assegna ad una oligarchia il potere di imporre regole di vita, sul presupposto che gli individui siano incapaci di badare a sé stessi".
Posizione che ha accompagnato la sua avventura accademica (è stato docente alla Sapienza e alla Luiss) e la sua carriera nelle istituzioni: dopo aver militato nel partito liberale come il padre Gaetano (uno dei promotori dell'Unione Europea), l'infatuazione per il progetto di Silvio Berlusconi nel 1993 e da allora deputato per sei legislature e ministro tre volte: prima agli Esteri, nel primo governo del Cavaliere, poi alla Difesa dal 2001 al 2006. Schivo e riservato, ma non privo di vis polemica, Martino è stato scettico nei confronti dell'introduzione dell'euro, poi sostenitore della tesi che l'Iraq di Saddam Hussein avesse acquistato uranio dal Niger, ripresa da documenti ufficiali britannici e americani. E si batté con successo, quando era alla Difesa, per l'anticipo della sospensione della leva militare obbligatoria.
In questo tramonto distaccato e perplesso c'è stata in fondo l'essenza del personaggio, uomo delle istituzioni ma anche polemista: "Dobbiamo prendere atto che né Giorgia Meloni né Matteo Salvini - aveva detto poco prima - hanno la stoffa del leader: nessuno dei due lo vedrei come presidente del Consiglio di un nostro governo, di un governo di centrodestra". E poi altri giudizi su argomenti di stretta attualità. Dal reddito di cittadinanza ("Imposta fraudolente") al Green Pass ("Sarebbe stato più semplice chiedere che venissimo marchiati a fuoco una volta che ci vaccinavano"). Un'uscita di scena fatta senza mai abbassare la bandiera liberale: "Tutti i grandi uomini sono stati liberali - aveva detto a Quarta Repubblica - Il dogmatico fa danni, lo scettico non ha mai fatto danni. Pol Pot, Stalin, Hitler, Mao: erano tutti dogmatici. Gli scettici non hanno mai fatto male a nessuno. Quando mi dicono che sono euroscettico, sono felice: perché il meglio del pensiero umano viene dagli scettici".