Fausto Bertinotti: "Con Putin bisogna trattare, non per essere equidistanti ma per realismo"
di Concetto Vecchio , di Concetto VecchioFausto Bertinotti, cosa bisogna fare per fermare Putin?
“Faccio mie le parole del cardinale Parolin: “Evitare l’escalation, fermare la guerra, trattare, trattare, trattare”.
Putin vuole davvero trattare?
“Ho fatto per tanti anni il sindacalista per non sapere che all’inizio di ogni trattativa si è convinti che la controparte non intenda negoziare. Il Fronte di Liberazione algerino mai avrebbe immaginato che la Francia si sedesse a un tavolo. Nella guerra in Vietnam si discusse per mesi sulla forma del tavolo. Poi lo si trovò, e pure l’accordo”.
Finora il Cremlino ha respinto una vera mediazione diplomatica.
“Se l’obiettivo è la pace la si persegue. Provando a guadagnare, passo dopo passo, condizioni politiche, cominciando dal cessate il fuoco”.
Fausto Bertinotti, cosa bisogna fare per fermare Putin?
“Faccio mie le parole del cardinale Parolin: “Evitare l’escalation, fermare la guerra, trattare, trattare, trattare”.
Putin vuole davvero trattare?
“Ho fatto per tanti anni il sindacalista per non sapere che all’inizio di ogni trattativa si è convinti che la controparte non intenda negoziare. Il Fronte di Liberazione algerino mai avrebbe immaginato che la Francia si sedesse a un tavolo. Nella guerra in Vietnam si discusse per mesi sulla forma del tavolo. Poi lo si trovò, e pure l’accordo”.
Finora il Cremlino ha respinto una vera mediazione diplomatica.
“Se l’obiettivo è la pace la si persegue. Provando a guadagnare, passo dopo passo, condizioni politiche, cominciando dal cessate il fuoco”.
“Zelensky e Putin, aiutati in ciò dalle Nazioni unite, se ci fossero, ma anche da forze come la Cina”.
Quale sarebbe il punto di caduta?
“L’Ucraina può scegliere di entrare nell’Unione europea, ma non nella Nato”.
Putin accetterebbe?
“Non sono nella sua testa di Putin, ma questo deve essere l’obiettivo della politica”.
Si può essere equidistanti di fronte ai civili uccisi?
“Non si deve essere affatto equidistanti, ma realisti. Qual è l’alternativa? Quella che papa Francesco, inascoltato, ha definito la terza guerra mondiale a pezzi? La guerra atomica?”
Quindi non è d’accordo sull’invio di armi agli ucraini?
“Assolutamente no. Tutti gli aiuti, ma non le armi”.
Perché?
“Significa trasformare una guerra locale in un conflitto mondiale”.
Sergio Cofferati, su "Repubblica", ha ricordato l’aiuto militare che gli alleati diedero ai partigiani.
“Con tutta l’amicizia lo trovo un esempio fuorviante. Intanto si tratta di due realtà incomparabili. Allora gli Usa conducevano una guerra dichiarata contro la Germania nazista. Oggi nessuno ha dichiarato guerra alla Russia”.
Putin è il nuovo Hitler.
“È un errore grave perché confonde un disegno di potenza come quello che sta perseguendo Putin, di espansionismo nazionalistico, con una guerra ideologica come fu quella di Hitler. In quel caso era giusto abbatterlo”.
È stata evocata l’invasione della Polonia nel 1939.
“Ma qui siamo più prossimi alla Prima guerra mondiale che non alla Seconda. Quello che muove Putin è l’espansionismo autocratico che può essere combattuto soltanto con iniziative di pace concrete, non affilando le armi del conflitto ideologico”.
Ma se cade Kiev Putin non avrà vinto?
“Perché se mandiamo le armi il suo destino sarà diverso? Kiev si difende con le trattative”.
Così non si fa il gioco di chi ha invaso?
“C’è una pericolosa propensione a trasformare quanto sta avvenendo in una guerra ideologica. Sistema contro sistema. Ieri capitalismo contro comunismo. Oggi democrazia contro autoritarismo. Se la Nato rispolvera la teoria di Bush di esportare la democrazia con le armi compie un errore fatale”.
È andato in piazza sabato?
“Non ho potuto per un impedimento, purtroppo, ma ero lì col cuore. Ci vorrebbero centinaia di piazze, come avvenne per l’Iraq nel 2003”.
Ritiene che Putin abbia le sue ragioni?
“Putin sta commettendo un crimine di guerra, che ha finito per oscurare le ragioni che la Russia pure aveva prima della guerra. Ragioni che gli stessi diplomatici del realismo politico, da Henry Kissinger a Sergio Romano, hanno rilanciato in questi giorni a proposito dell’espansione ad Est della Nato”.
Come sostenere ora, nel concreto, la resistenza ucraina?
“Gli ucraini stanno lottando per la loro indipendenza, e questo merita rispetto e solidarietà ma rafforza anche la mia convinzione: va trovata una soluzione che riguardi l’Ucraina, non la Russia. Non dobbiamo essere noi a rovesciare Putin, quello è un compito che spetta ai russi non alla coalizione mondiale che lo contrasta”.
Cosa pensa delle sanzioni?
“Sono da praticare con il massimo della coesione possibile contro la guerra e in funzione della trattativa”.
Insomma, l’unica è parlare con Putin?
“Non si tratta di parlare, ma di trattare”.
Zelensky ha aperto ad una soluzione negoziale su Donbass, Crimea e Nato. Putin ci starà?
“Il punto non è sapere se Putin ci sta, ma come indurlo ad accettare un accordo. È compito della politica. Serve la grande politica”.