Ucraina, Petrocelli rinnega il protocollo con Mosca ma non si dimette. Conte: "Ma non potrà opporsi sul voto pro-Kiev"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - “Non sono putiniano!”, dice messo alle strette Vito Petrocelli, alias Petrov, come lo chiamavano i compagni di brigata nel M5S. Per salvare la carica di presidente della Commissione Esteri, il senatore 5 Stelle fa abiura. Almeno parziale: rinnega l’ormai indifendibile protocollo con la Camera alta del parlamento russo, da lui promosso e ratificato nel 2019, tempi di trasferte a Mosca e cene di gala all’ambasciata ex sovietica.
Ma non basta: per restare alla guida della commissione, fa sapere Conte ai suoi, Petrocelli non potrà opporsi al decreto sull'Ucraina. Un aut aut che arriva in serata, dopo che Conte, ancora stamattina aveva dichiarato di non voler prendere provvedimenti disciplinari (anche perché, tecnicamente, non potrebbe, essendo confermata la sua sospensione da leader del Movimento). Petrocelli alle 15.30 di oggi ha riunito l’ufficio di presidenza della Commissione a Palazzo Madama. Tanti, da FI a Casini, da FdI a …
ROMA - “Non sono putiniano!”, dice messo alle strette Vito Petrocelli, alias Petrov, come lo chiamavano i compagni di brigata nel M5S. Per salvare la carica di presidente della Commissione Esteri, il senatore 5 Stelle fa abiura. Almeno parziale: rinnega l’ormai indifendibile protocollo con la Camera alta del parlamento russo, da lui promosso e ratificato nel 2019, tempi di trasferte a Mosca e cene di gala all’ambasciata ex sovietica.
Ma non basta: per restare alla guida della commissione, fa sapere Conte ai suoi, Petrocelli non potrà opporsi al decreto sull'Ucraina. Un aut aut che arriva in serata, dopo che Conte, ancora stamattina aveva dichiarato di non voler prendere provvedimenti disciplinari (anche perché, tecnicamente, non potrebbe, essendo confermata la sua sospensione da leader del Movimento). Petrocelli alle 15.30 di oggi ha riunito l’ufficio di presidenza della Commissione a Palazzo Madama. Tanti, da FI a Casini, da FdI a Iv, chiedono le sue dimissioni, paventando il ricorso alla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, per sciogliere l’organismo, dato che Petrocelli non si può sfiduciare. Il Pd per ora si accontenta di quanto messo a verbale da Petrocelli nell’ufficio di presidenza. E cioè che la collaborazione col parlamento di Mosca sarà interrotta seduta stante.
Come, è ancora da vedere. Petrocelli ha prospettato 3 vie, sulle quali si pronuncerà la commissione martedì prossimo. La prima è una soluzione ultra-soft: prevede semplicemente la “cessazione dell’implementazione fattuale” dell’accordo, senza nemmeno sospenderlo. La seconda strada porterebbe al congelamento del protocollo, la terza invece ne dichiarerebbe lo scioglimento. Il Pd spinge per questa terza opzione, la più dura, per recidere i legami con Mosca. Sulla stessa linea Iv. Anche la Lega, se questo fosse l'orientamento generale, non si sottrarrebbe.
Se al Pd può forse bastare così, per un pezzo di commissione lo stop all’accordo non rimuove l’elefante dalla stanza: cioè la presenza di un politico che ha espresso per anni posizioni filo-Mosca e che una settimana fa ha votato no alla risoluzione per inviare aiuti militari all’Ucraina invasa. “Il problema è solo rimandato – è convinta Laura Garavini, vicepresidente della commissione in quota Iv – Che farà Petrocelli quando voteremo i decreti del governo sull’Ucraina? Oggi glielo ho chiesto, non ha risposto”. Anche per il Pd, spiega il capogruppo Alessandro Alfieri, “il decreto Ucraina sarà la prova del nove”. Pefino la Lega, con Stefano Lucidi, chiarisce che il blocco del protocollo "non esaurisce l'incidente politico".
Il M5S per ora difende il suo senatore. "Non vorrei che dietro la richiesta di dimissioni - attacca il capogruppo in Commissione, Gianluca Ferrara - si nascondesse il tentativo di prendere la sua poltrona". La resa dei conti sembra solo rimandata, per "Petrov", che ora prende le distanze dalla Russia, ma prima di Natale, come confermano diversi esponenti della Commissione, progettava l'ennesima trasferta a Mosca. A poche settimane dall'inizio dell'invasione.