Salvini contestato in Polonia, la Lega: "Una trappola". Lui: "Ci tornerò". Ma dal Pd a Fi la polemica non si placa
Nonostante le contestazione e il duro attacco davanti alle telecamere di Wojciech Bakun, sindaco della cittadina polacca Prezmysil, Matteo Salvini annuncia che tornerà in Polonia: "Sono pronto a ripartire, a tornare lì nei prossimi giorni, spero in buona compagnia", dice riferendosi agli altri leader politici, a margine della lectio magistralis del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano a Roma.
Il flop del viaggio del leader leghista al confine tra la Polonia e l'Ucraina non è passato inosservato. Impossibile, infatti, che quanto avvenuto a Prezmysil non scatenasse le reazioni dei partiti (e non solo). Ieri, Salvini è stato contestato dal sindaco polacco Bakun che ha deciso di non riceverlo a causa della maglietta con l'immagine di Putin indossata dal leader del Carroccio nella Piazza rossa di Mosca nel 2017. "Se fossi stato quel sindaco non avrei fatto polemiche", si affretta a dire all'Adnkronos il senatore Gianmarco Centinaio, sottosegretario leghista all'Agricoltura. E l'ex eurodeputato del Carroccio, Mario Borghezio, aggiunge: "La contestazione a Salvini è stata una trappola".
Ma sono in molti ad attaccare Salvini. Che oggi, nel giorno del suo 49esimo compleanno, sui social comunica il suo rientro a Roma "con il cuore spezzato per aver visitato bimbi, mamme e famiglie fuggiti dalla guerra" ma "felice di sapere che entro sera altri 50 fra bimbi e famiglie scappati dall’Ucraina partiranno in pullman per venire in Italia", scrive il segretario del Carroccio su Facebook. Annunciando che "fra pochi giorni torneremo al confine con 2, 3, 4 o chissà quanti pullmini, questo dipenderà da voi e da chi darà una mano, per portare medicine, pannolini, vestitini e cibo, ma soprattutto per riportare in Italia alcune di queste famiglie, regalando loro una vita nuova, di pace e di serenità. Se volete farmi, anzi se vogliamo farci il regalo più bello, impegniamoci tutti ad aiutare questi bimbi, a restituire loro futuro e sorriso. Questo sì che avvicinerà davvero la pace, ben più di quanto non possano fare polemiche, divisioni, parole di guerra, bombe, missili o carri armati".
Ma fermare le polemiche non è facile, anche dopo il video di risposta di Salvini al sindaco polacco definito "un po' maleducato". "Prima era a favore delle armi, perché 'la difesa sempre è legittima', poi avrebbe 'ceduto due Mattarella per mezzo Putin'. Oggi si dice pacifista e va ad accogliere i rifugiati ucraini al confine. Non so più come commentare le gesta di Salvini e mi pare di non essere la sola", attacca la deputata del Pd Laura Boldrini. Da Forza Italia il senatore Elio Vito sottolinea: "Il protagonismo di Salvini è assolutamente incomprensibile. Le sceneggiate in politica non mi piacciono". Della stessa opinione il sentore di Leu, Francesco Laforgia: "C'è una guerra in corso, migliaia di profughi e tanto dolore. Della passerella di un politico italiano, che raggiunge i luoghi della disperazione solo per far dimenticare le posizioni assunte nel recentissimo passato, non avevamo francamente bisogno". Anche perchè, ricorda, "tutto è finito in una contestazione".
"Episodi come questo mettono a nudo l'assoluta inadeguatezza dei rappresentanti della destra sovranpopulista che aspira a governare il Paese", attacca Filippo Rossi, leader della Buona Destra che ha inviato la tessera onoraria del partito al sindaco di Przemysl "rappresentante di una destra certo non moderata" che "ha avuto il coraggio di urlare al mondo che il re è nudo, che non è possibile essere tutto e il contrario di tutto e, soprattutto, che i politici devono essere responsabili delle loro azioni", conclude Rossi.
Ma a puntare il dito contro il leghista è anche il movimento cattolico Pax Christi, fondato da don Tonino Bello, che sulla propria rivista Mosaico di Pace scrive: "Quando la politica diventa un gioco da tavolo in cui individuare bene la mossa da fare, la pedina da muovere, la carta da gettare sul tavolo, smette i suoi abiti del servizio e veste quelli del potere per il potere. È ricerca del consenso che fa fare giravolte e capriole in cui è possibile affermare tutto il contrario di quel che si è detto fino al giorno prima e di giustificare l'ingiustificabile".
A scatenare le polemiche anche il giubbotto 'sponsorizzato' di Salvini con numerosi loghi fra cui quello Colmar. Il titolare del brand, Mario Colombo prende le distanze e dichiara: "In merito a quanto emerso a mezzo social circa l'associazione erronea del marchio Colmar alle esternazioni, di una rappresentanza della politica italiana, Colmar rimarca la propria opposizione a qualsiasi forma di promozione o sponsorizzazione di personalità politiche italiane ed estere e di qualsiasi loro esternazione passata, presente o futura. Colmar afferma la propria assoluta opposizione alla guerra in ogni sua forma", conclude.