Nel primo articolo è indicata la mission della legge, ovvero "la facoltà della persona affetta da una patologia irreversibile e con prognosi infausta o da una condizione clinica irreversibile di richiedere assistenza medica, al fine di porre fine volontariamente e autonomamente alla propria vita". La proposta di legge sul fine vita ha ricevuto il primo via libera dall'Aula della Camera con 253 voti a favore (tra cui quelli dei deputati di Forza Italia Renata Polverini, Elio Vito e Simone Baldelli), 117 contrari (con i deputati di Iv Gabriele Toccafondi, Maria Teresa Baldini e Cosimo Ferri) ed un astenuto. Ora passa al Senato dove la situazione potrebbe complicarsi: gli equilibri numerici più risicati preoccupano i sostenitori della legge e il timore è che la precaria maggioranza potrebbe decretarne l'affossament. Proprio come è già accaduto per il ddl Zan contro l'omofobia.
Soddisfatto Nicola Provenza, deputato del MoVimento 5 stelle e relatore della legge insieme ad Alfredo Bazoli del Pd: "L'approvazione in prima lettura è una bella notizia per il Paese, perché il Parlamento finalmente si occupa dei più fragili, di coloro che, afflitti da patologie a prognosi infausta e tormentati da dolore insostenibile, chiedono di poter porre fine alle proprie sofferenze con dignità e assistiti dal Servizio sanitario nazionale. È un giorno storico che ci sprona a continuare a lavorare per un'Italia con più diritti. E auspico che l'importante lavoro svolto alla Camera trovi continuità al Senato", ha concluso Provenza.
Il voto finale in Aula è stato precedeuto da una bagarre scoppiata in Aula per le parole del deputato del Misto Giorgio Trizzino che, intervenendo in dichiarazione di voto, ha concluso: "Il mio augurio a chi non voterà la legge che non debba mai pentirsene". Subito è scattata la forte protesta dei gruppi contrari al provvedimento: dai banchi del centrodestra si sono alzate urla e fischi. Il presidente di turno, Fabio Rampelli, ha richiamato tutti all'ordine, difendendo "il diritto non solo di libertà di pensiero ma anche di parola". Ma la polemica non si è placata facilmente e alla fine Trizzino è intervenuto ancora per scusarsi: "Non volevo offendere nessuno", ha detto.
L'iter della legge, avviato il 13 dicembre 2021 dalla Camera, è stato difficoltoso e contrastato dall'opposizione del centrodestra, fino all'ultimo voto di oggi. La maggioranza in questi mesi è sempre divisa: da una parte gli ex giallorossi, dall'altra appunto Lega e Forza Italia contrari alla legge assieme a Fratelli d'Italia. Ma le votazioni in Aula sugli oltre 200 emendamenti finora hanno dato ragione a Pd, M5S, Leu e Iv, che hanno respinto tutte le proposte di modifica esaminate, compresi i tentativi di blitz sugli emendamenti soppressivi e su alcuni testi 'svuota legge'. Il voto alla Camera sul Fine vita è un "fatto storico" per il segretario del Pd, Enrico Letta. "Devo dire che non ci avrei sperato ma c'è stato un ottimo lavoro del Parlamento in queste settimane. Il testo è stato approvato tra l'altro con una maggioranza abbastanza importante, larga adesso andrà al Senato e mi auguro che il Senato faccia la sua parte il più rapidamente possibile", continua il segretario dem che su Repubblica aveva lanciato un appello al Parlamento per "trovare subito un punto di equilibrio perchè ci soffre non può aspettare".
Tra le novità più importanti del nuovo testo ci sono l'introduzione dell'obiezione di coscienza per medici e personale sanitario e specifiche più stringenti delle condizioni per poter accedere al suicidio assistito. Ma vediamo nel dettaglio tutti i punti del ddl.
Il disegno di legge sul fine vita
Il testo rende non più punibile il fine vita se praticato autonomamente dal paziente. Si tratta del suicidio medicalmente assistito, pratica differente dall'eutanasia dove a particarlo invece sono i medici. Il testo licenziato dalle commissioni recepisce la sentenza del 2019 della Corte costituzionale che ha chiesto al Parlamento di colmare il vuoto normativo, dopo essersi pronunciata sul caso di Marco Cappato, processato e poi assolto per avere aiutato Dj Fabo a morire. La sentenza aveva stabilito che non può essere punito chi agevola il suicidio di un malato terminale a patto che sussistano una serie di condizioni, tra cui l'irreversibilità della malattia, che questa sia fonte di gravi sofferenze, la piena coscienza del paziente e la sua dichiarata volontà di porre termine a tale condizione, il fatto che il malato sia tenuto in vita da trattamenti di sostegno.
In otto articoli la legge sana il ritardo e l'incapacità della politica italiana di affrontare la questione sul fine vita. Le vicende di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro, oltre che di Dj Fabo, e infine la scelta di Mario, l'uomo tetraplegico che ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di porre fine alla propria sofferenza, tutto questo è approdato in Parlamento. Ma cosa dice il testo.
Chi può farne richiesta
Sono posti una serie di paletti. Dai relatori, il dem Alfredo Bazoli e il grillino Nicola Provenza sono state accolte alcune richieste della destra, nella speranza di una condivisione che evitasse alla legge sul fine vita, il naufragio del ddl Zan contro l'omofobia. Può chiedere il suicidio assistito il paziente maggiorenne, in grado di intendere di volere, che sia stato già coinvolto in un percorso di cure palliative e le abbia rifiutate. Deve essere affetto da una patologia irreversibile e da prognosi infausta, che cagioni sofferenze fisiche e psicologiche assolutamente intollerabili. Inoltre - ed è uno dei punti che la sinistra e i radicali contestano - il paziente deve essere tenuto in vita da trattamenti sanitari di sostegno vitale, la cui interruzione provocherebbe il decesso del paziente.
La richiesta
Deve essere indirizzata dal medico di medicina generale o dal medico che ha in cura il paziente. Spetterà poi al comitato di valutazione clinica dare il via libera.
Obiezione di coscienza
I medici e in genere il personale sanitario possono sollevare l'obiezione di coscienza. Però gli ospedali pubblici sono tenuti in ogni caso ad assicurare che sia possibile esercitare il diritto al suicidio assistito. Spetta alle Regioni il controllo.
Non c'è reato per il medico
Espressamente riconosciuta l'esclusione della punibilità per i medici e il personale sanitario. Quindi gli articoli del codice penale 580 (Istigazione o aiuto al suicidio) e 593 (omissione di soccorso) non si applicano ai sanitari che chiamati al suicidio assistito.
Sanatoria retroattiva per i condannati
Non è punibile chi sia stato condannato, anche con sentenza passata in giudicato, per aver agevolato in qualsiasi modo la morte volontaria medicalmente assistita di una persona prima dell'entrata in vigore della legge.
La differenza con l'eutanasia
Non si parla qui dell'articolo 579 del codice penale che riguarda l'omicidio del consenziente, l'eutanasia, su cui sono state raccolte un milione e 200 firme mila per il referendum abrogativo, bocciato una settimana fa dalla Consulta.