La Ue si divide sul Recovery di guerra. Frenata sull’ingresso dell’Ucraina
dal nostro inviato Claudio Tito , dal nostro inviato Claudio TitoVERSAILLES - Utilizzare i soldi non spesi del Recovery Fund per costituire un nuovo "Fondo di guerra". I leader europei provano una mediazione. Nonostante le smentite, un secondo "NextGenerationEu" è, infatti, sul tavolo del vertice di Versailles. Ma la strada che porta verso la soluzione proposta dal presidente francese Emmanuel Macron - fortemente sostenuta da Mario Draghi - è irta di ostacoli. I 27 stanno allora cercando una soluzione alternativa. Che, paradossalmente, potrebbe trovarsi nelle more dello stesso Recovery Fund, quello originario.
Il Consiglio europeo straordinario di Versailles è stato convocato dall'inquilino dell'Eliseo per tentare un'accelerazione e dare all'Europa un secondo "NextGenerationEu". Obiettivo: affrontare una sostanziale economia bellica. Quella provocata dalla crisi ucraina. E soprattutto finanziare investimenti su Difesa e Energia.
Ma quando si tratta di soldi e di "comunitarizz…
VERSAILLES - Utilizzare i soldi non spesi del Recovery Fund per costituire un nuovo "Fondo di guerra". I leader europei provano una mediazione. Nonostante le smentite, un secondo "NextGenerationEu" è, infatti, sul tavolo del vertice di Versailles. Ma la strada che porta verso la soluzione proposta dal presidente francese Emmanuel Macron - fortemente sostenuta da Mario Draghi - è irta di ostacoli. I 27 stanno allora cercando una soluzione alternativa. Che, paradossalmente, potrebbe trovarsi nelle more dello stesso Recovery Fund, quello originario.
Il Consiglio europeo straordinario di Versailles è stato convocato dall'inquilino dell'Eliseo per tentare un'accelerazione e dare all'Europa un secondo "NextGenerationEu". Obiettivo: affrontare una sostanziale economia bellica. Quella provocata dalla crisi ucraina. E soprattutto finanziare investimenti su Difesa e Energia.
Ma quando si tratta di soldi e di "comunitarizzare" il debito la compattezza dell'Unione europea presenta subito degli scricchiolii. L'idea francese che si basa sulla costruzione di un altro Fondo da affiancare al primo Recovery è stato contestato dai cosiddetti Paesi "frugali". L'Olanda e la Svezia in primo luogo. Ma anche la Germania del socialdemocratico Scholz ha tirato il freno a mano. Sebbene da Berlino una prima via d'uscita è arrivata. E si concentra appunto sulla possibilità di sfruttare i fondi non richiesti del NextGenerationEu. I 380 miliardi di euro stanziati nel capitolo dei "prestiti", infatti, sono stati solo in minima parte reclamati. Al momento solo il 40 per cento di quella cifra è stata "prenotata" e solo 5 Stati, tra cui l'Italia, hanno presentato la domanda per accedere alla loro quota. Nelle casse di Bruxelles, dunque, sono rimasti circa 200 miliardi di euro. Per Scholz, quella può essere una soluzione. Attingere dagli stanziamenti inutilizzati.
Per Parigi e per il governo italiano è comunque un'apertura. Sebbene non venga valutata come la soluzione ideale, né quella finale. Per un semplice motivo: si tratterebbe di prestiti e non di "grants", ossia di soldi a fondo perduto. Ma per l'Eliseo, i prestiti non risolverebbero il problema. In particolare in riferimento al progetto di assegnare all'Europa un esercito comune, una capacità di risposta militare alla Russia e l'indipendenza energetica.
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Non a caso le trattative che hanno preceduto la prima giornata di summit sono state bloccate dallo stesso presidente francese. Quando gli "sherpa" dei 27 e soprattutto gli ambasciatori riuniti nel Coreper (il Comitato dei rappresentanti permanenti) non riuscivano a inserire nella bozza di Dichiarazione finale proprio il riferimento a quello che Macron chiama nuove forme di "spese comuni" a favore della definizione di un "disegno" per l'Europa del futuro, l'Eliseo ha imposto di non approvare il documento. "Tratto direttamente io con i leader durante la riunione, non possiamo rimanere fermi". Anche perché nelle interlocuzioni tra Parigi e Roma questo sarebbe solo la prima stazione di una raod map. Che contempla anche il lancio di un ulteriore strumento finanziario modellato sul Fondo che è stato approvato dopo la Brexit per aiutare aziende e settori in crisi dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione.
Le vischiosità europee, dunque, ieri sono emerse anche quando sono stati discussi altri due capitoli: le nuove sanzioni alla Russia e l'ingresso dell'Ucraina nell'Ue. In particolare Olanda e Germania hanno frenato sul potenziale terzo pacchetto. E l'idea di accelerare l'adesione di Kiev nella Comunità ha subito un netto stop: "Serviranno anni".
Sullo sfondo resta l'emergenza-energia. Che ha tempi stringenti e urgenze immediate rispetto ai cittadini. Il primo intervento, allora, sarà l'introduzione di un tetto ai prezzi del gas. "Nel breve termine - ha detto la presidente della Commissione Ue, Ursula Von Der Leyen - abbiamo bisogno di affrontare il caro prezzi nell'energia e preparaci al prossimo inverno". E il secondo consiste nell'emanciparsi dalla dipendenza dalla Russia, che potrebbe avvenire completamente entro il 2027.