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M5S, la fuga di Petrocelli a Washington: così non voterà il decreto sugli aiuti all'Ucraina

Vito Petrocelli 
Il senatore del Movimento, noto per le sue posizioni filo-russe, andrà negli Stati Uniti dal 29 marzo al 2 aprile, proprio quando il provvedimento arriverà nella commissione Esteri di cui è il presidente
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Petrov va negli Usa. Casualità, proprio nei giorni in cui il decreto sugli aiuti militari all’Ucraina arriva nella commissione Esteri che presiede. Vito Petrocelli, alias Petrov per i compagni di Movimento, non parteciperà al voto. Il senatore M5S, noto per le posizioni filo-russe, ha appena calendarizzato un viaggio negli Stati Uniti: dal 29 marzo al 2 aprile. Direzione Washington, DC, dove incontrerà Bob Menendez, chairman democratico della Commissione per le relazioni internazionali del Senato americano. Sarà accompagnato da due membri della commissione italiana: il capogruppo Pd Alessandro Alfieri (ingaggiato all’ultimo, proprio per tenere aperto il canale col partito di Biden) e il leghista Manuel Vescovi.

La trasferta a stelle e strisce arriva dopo l’aut aut di Giuseppe Conte. Che per ora ha difeso Petrocelli dagli attacchi, interni ed esterni. Ha perdonato il no di Petrocelli alla risoluzione con cui la maggioranza, col soste…

Petrov va negli Usa. Casualità, proprio nei giorni in cui il decreto sugli aiuti militari all’Ucraina arriva nella commissione Esteri che presiede. Vito Petrocelli, alias Petrov per i compagni di Movimento, non parteciperà al voto. Il senatore M5S, noto per le posizioni filo-russe, ha appena calendarizzato un viaggio negli Stati Uniti: dal 29 marzo al 2 aprile. Direzione Washington, DC, dove incontrerà Bob Menendez, chairman democratico della Commissione per le relazioni internazionali del Senato americano. Sarà accompagnato da due membri della commissione italiana: il capogruppo Pd Alessandro Alfieri (ingaggiato all’ultimo, proprio per tenere aperto il canale col partito di Biden) e il leghista Manuel Vescovi.

La trasferta a stelle e strisce arriva dopo l’aut aut di Giuseppe Conte. Che per ora ha difeso Petrocelli dagli attacchi, interni ed esterni. Ha perdonato il no di Petrocelli alla risoluzione con cui la maggioranza, col sostegno di FdI, ha autorizzato il governo a spedire aiuti e armi di difesa all’Ucraina. Un incidente derubricato come “voto di coscienza”. Ma una cosa è una risoluzione parlamentare, un’altra un voto contrario al decreto del governo, che il M5S sostiene. L’ex premier è stato chiaro: non vuole bis. Non accetterà un altro no. Ecco perché Petrocelli studia le vie di fuga.

Chi lo ha sentito in questi giorni racconta che l’escamotage sarebbe proprio questo: evitare la conta, saltare un giro. “Così non voterebbe no, ma nemmeno sì”. Ecco allora la missione all’estero, che darebbe all’assenza una giustificazione formale. Peraltro il viaggio è in un Paese “che Petrocelli finora ha sempre snobbato”, attacca Laura Garavini, vicepresidente della commissione Esteri, in quota Italia Viva. “Basta controllare la newsletter interna, Petrocelli ha incontrato almeno 10 volte, da inizio legislatura, esponenti dell’ambasciata iraniana. Meno della metà, le autorità americane”. Con Tehran studiava addirittura un protocollo, simile a quello appena sospeso con la Camera alta del parlamento russo. Operazione fallita per la bocciatura pressoché unanime degli altri esponenti della commissione.

L’exit strategy americana potrebbe evitare a Petrocelli il voto in commissione, ma non quello in Aula. Questione di date, non ancora ufficializzate. Il decreto ora è alla Camera, tra un paio di settimane dovrebbe fare il giro di boa e arrivare a Palazzo Madama. Per il Pd, che al contrario di Iv, Forza Italia e FdI, non ha ancora appoggiato formalmente la richiesta di dimissioni di Petrocelli, è il voto sul decreto Ucraina “la prova del nove”. Servirà a capire, dicono i dem, se il senatore grillino saprà smarcarsi pubblicamente dalle vecchie amicizie, ormai imbarazzanti, oppure no.

Martedì intanto in Commissione si voterà per recidere definitivamente i legami con il Parlamento russo: il protocollo del 2019, promosso da Petrocelli, per ora è stato semplicemente bloccato, impedendone, così dice il verbale, “l’implementazione fattuale”. Martedì i senatori dovranno decidere se congelarlo in via temporanea o annullarlo del tutto. I più tifano per la seconda opzione. Petrocelli meno.