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Manifestazione pro-Ucraina, Firenze si commuove all’appello di Zelensky: Qui strage di bimbi"

In migliaia schierati contro l'aggressione russa: "Putin non si giustifica". Il leader di Kiev in collegamento video con la piazza
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FIRENZE - Suona per diciassette volte, la campana della basilica di Santa Croce. Diciassette rintocchi battono il tempo della guerra di Putin, uno per ogni giorno di aggressione militare all'Ucraina che colpisce al cuore l'Occidente, i suoi valori di libertà e democrazia. Loretta Trambusto ascolta in silenzio e piange. Ha 84 anni, sottobraccio al marito più anziano di un lustro, rivive l'incubo di quand'era bambina: "La guerra l'è brutta", sospira con gli occhi umidi, "io me le ricordo le bombe, la paura, i rifugi, la fame, quanto abbiamo patito... Vi prego, qualcuno lo fermi". È quel che chiedono tutti in questa piazza di Firenze spazzata dalla tramontana: è stato il sindaco Dario Nardella a convocarla in simultanea con altre cento città europee - da Parigi a Vienna, fino a Stoccolma, Madrid, Helsinky, Zagabria - per invocare "con una voce sola almeno una tregua umanitaria".

Cities stan…

FIRENZE - Suona per diciassette volte, la campana della basilica di Santa Croce. Diciassette rintocchi battono il tempo della guerra di Putin, uno per ogni giorno di aggressione militare all'Ucraina che colpisce al cuore l'Occidente, i suoi valori di libertà e democrazia. Loretta Trambusto ascolta in silenzio e piange. Ha 84 anni, sottobraccio al marito più anziano di un lustro, rivive l'incubo di quand'era bambina: "La guerra l'è brutta", sospira con gli occhi umidi, "io me le ricordo le bombe, la paura, i rifugi, la fame, quanto abbiamo patito... Vi prego, qualcuno lo fermi". È quel che chiedono tutti in questa piazza di Firenze spazzata dalla tramontana: è stato il sindaco Dario Nardella a convocarla in simultanea con altre cento città europee - da Parigi a Vienna, fino a Stoccolma, Madrid, Helsinky, Zagabria - per invocare "con una voce sola almeno una tregua umanitaria".

Cities stand with Ukraine, recita lo slogan della manifestazione. E qui non ce n'è uno che nutra dubbi su dove stare: a fianco di chi resiste, contro gli oppressori. Senza scusanti né dotte teorie di geopolitica buone solo a fornire alibi ai russi. Lo dice con la spavalderia dei suoi 18 anni Pietro Calderoni: "Le azioni di Putin non sono giustificabili, qualcuno ci ha pure provato, ma una guerra è sempre sbagliata e lui ha completamente torto". È partigiana, la piazza di Santa Croce. E lo rivendica. "È per la pace ma sa distinguere fra aggrediti e aggressori", traduce Pier Ferdinando Casini. "Siamo con l'Ucraina e contro l'invasione russa, senza equidistanza", fa eco Carlo Calenda. Un sentimento che accomuna famiglie e generazioni; forze politiche, associazioni e sindacati che una settimana fa s'erano spaccati e ora hanno solo voglia di ritrovarsi. Stringersi alla moltitudine - almeno 20mila persone, oltre 100mila in Europa - confluita nel capoluogo toscano per dire basta: alla devastazione di scuole e ospedali, alla carneficina di civili e bambini.

"Questa piazza chiede unità" riflette Enrico Letta, mescolandosi alla folla. "Le sanzioni metteranno in ginocchio la Russia, ma se noi ci dividiamo facciamo il gioco di Putin", spiega il segretario del Pd. Deve averlo capito anche Maurizio Landini, i cui toni paiono meno definitivi: "La guerra non si ferma con un'altra guerra ma facendo negoziati", suggerisce il leader Cgil. "Serve l'intervento dell'Onu, una trattativa che metta attorno allo stesso tavolo Putin e Zelesky per trovare soluzioni". Bisogna essere in due, però. E uno non sembra intenzionato. Perciò è bene chiarire: "Noi siamo al fianco degli ucraini che combattono con coraggio contro un'invasione brutale e ingiustificata", scandisce in videocollegamento Roberta Metzola, presidente del Parlamento Ue. "Chiediamo il ritiro dell'esercito russo che sta uccidendo migliaia di innocenti", incalza Nicola Zingaretti parecchio acclamato. Con Nardella a ribadire, a nome di tutti i sindaci europei, la necessità di un cessate il fuoco immediato.

Altrimenti "per noi oggi potrebbe essere l'ultimo giorno": quando Volodymir Zelensky appare sul maxischermo la gente ammutolisce. Chiede di tenere a mente un numero, il presidente dell'Ucraina: 79. Sono i "bimbi uccisi dall'inizio del conflitto", scandisce. "Intere città sono state distrutte. Mariupol è bombardata 24 ore su 24, hanno raso al suolo una clinica ostetrica in un ospedale pediatrico. Questo è odio per tutti i vivi. Perché? Per non fare generare figli alle donne ucraine". Ad Alice, 7 anni, scappa una lacrima, la mamma che fa l'insegnante prova a consolarla. "I russi distruggono asili nido, scuole, quartieri residenziali, chiese, neanche a pregare si può più andare", racconta Zelensky. "Questa guerra non è solo contro gli ucraini ma contro i valori che ci uniscono, il nostro modo di vivere". Applaudono i 20mila di Santa Croce, ma di rabbia. "Dite ai vostri politici di chiudere i cieli sopra l'Ucraina", torna a implorare il presidente. "Difenderà noi come voi".

I ragazzi si guardano attoniti, i vecchi si abbracciano. Il messaggio Vitalij Klycko, sindaco di Kiev assediata dai tank russi, è un pugno nello stomaco: "La nostra unità e la nostra determinazione sono molto più forti di qualsiasi esercito o arma. Insieme difendiamo un'Europa forte e pacifica". Quello di Andriy Shevchenko, ex Ct della nazionale, un grido d'aiuto: "Nella città di Kiev, che è gemellata con Firenze, la gente combatte per dare un futuro al Paese. In tutta l'Ucraina il popolo combatte per la libertà. Mi rivolgo a tutti i cittadini del mondo: non smettete di far sentire la vostra voce per la pace. Dobbiamo fermare la guerra, fermare questa strage di innocenti".

Tocca a Filippo Grandi, alto commissario Onu per i rifugiati, snocciolare i numeri dell'emergenza: "Più di 2 milioni di ucrani hanno varcato le frontiere, altri 2 milioni hanno lasciato le proprie case all'interno del Paese. Stimiamo che almeno 12 milioni stiano soffrendo per la mancanza dei beni essenziali di sussistenza. Siamo di fronte a una delle più gravi crisi umanitarie che l'Europa abbia conosciuto". Bisogna fare in fretta, esorta il sindaco di Varsavia. "Le nostre porte sono aperte, accoglieremo tutti coloro che hanno bisogno", garantisce il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Ma "dobbiamo essere pronti a fare sacrifici", avverte Giorgio Gori: "Con le sanzioni anche noi pagheremo un prezzo, ma non c'è altro modo se vogliamo davvero dire agli ucraini che siamo dalla loro parte". La folla di Firenze annuisce. Ha capito che, parafrasando Lincoln, nella guerra non c'è niente di buono eccetto la sua fine.