✕

Da Est e dalla Libia Putin usa i profughi come arma sulla Ue

Ascolta l'audio

Allarme dei nostri servizi per l’arrivo di 700 mila migranti. Caritas e Protezione civile in prima linea
3 minuti di lettura

C’è un’espressione, “la doppia morsa”, che tiene in allarme in questi giorni i nostri servizi di intelligence e i tecnici del ministero degli Interni che si occupano di migranti. La “doppia morsa” è l’ennesimo strumento che Vladimir Putin potrebbe utilizzare nella sua guerra parallela, quella ibrida, per mettere pressione sull’Unione europea. E in parte sull’Italia, già fortemente provata dai rincari energetici, dal costo del carburante impazzito e, a partire da questa settimana, dalla difficoltà di reperire alcuni alimenti a prezzi non troppo alti: cereali, grano, olio di semi.


La “doppia morsa” è quella degli oltre 700mila migranti che nel giro di poche settimane potrebbero arrivare nel nostro Paese. Dall’Ucraina, principalmente. Dalla Moldavia e dalla Georgia, nazioni spaventate dall’offensiva di Putin e che non a caso in questi giorni chiedono di aderire alla Ue. …

C’è un’espressione, “la doppia morsa”, che tiene in allarme in questi giorni i nostri servizi di intelligence e i tecnici del ministero degli Interni che si occupano di migranti. La “doppia morsa” è l’ennesimo strumento che Vladimir Putin potrebbe utilizzare nella sua guerra parallela, quella ibrida, per mettere pressione sull’Unione europea. E in parte sull’Italia, già fortemente provata dai rincari energetici, dal costo del carburante impazzito e, a partire da questa settimana, dalla difficoltà di reperire alcuni alimenti a prezzi non troppo alti: cereali, grano, olio di semi.


La “doppia morsa” è quella degli oltre 700mila migranti che nel giro di poche settimane potrebbero arrivare nel nostro Paese. Dall’Ucraina, principalmente. Dalla Moldavia e dalla Georgia, nazioni spaventate dall’offensiva di Putin e che non a caso in questi giorni chiedono di aderire alla Ue. Ma anche dalla Libia, dove Putin - dicono le nostre fonti di intelligence - è in grado di fare partire verso l’Europa 30mila persone nel giro di poche settimane. Una mossa che, seppur assolutamente gestibile nei numeri, servirebbe ad alzare il livello di pressione politica interna. E a cercare una sponda nei partiti sovranisti da sempre sensibili al fascino della Russia di Putin e disponibili a cavalcare il tema dell’immigrazione.


Il governo conosce questi rischi. E non ha alcuna intenzione di farsi trovare impreparato. A oggi gli sbarchi sono assolutamente in linea con lo scorso anno: poco meno di seimila i migranti arrivati sulle nostre coste. Nel 2021 sono stati 67mila, un dato che il Viminale ha gestito senza alcun affanno. E dunque: se anche la Russia dovesse forzare, l’Italia è convinta di reggere. Ferma restando la ricerca della collaborazione degli altri Paesi europei e la richiesta di compattezza a tutte le forze di governo. A partire dalla Lega. L’obiettivo è anche quello di evitare un quadro in cui si gestisca il nodo migranti riservando loro un trattamento diverso. Chi scappa da una guerra va accolto, come dice la legge. In Africa come in Ucraina.


In queste ore si sta costruendo il piano d’emergenza. L’Italia prevede l’arrivo di cinquecentomila ucraini, per lo più donne e bambini. Negli ultimi giorni si contano circa tremila ingressi ogni 24 ore, ma sono dati destinati a crescere rapidamente. Al tavolo riunito a Palazzo Chigi, il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio ha subito sollevato un problema: come garantire un’ospitalità celere e nello stesso tempo sicura? Il punto di partenza sono sempre i numeri. A ieri mattina alle 10, si contavano 37.447 ucraini arrivati in Italia. Tra questi, solo 3.298 sono uomini adulti, mentre 15.147 minori e 19.002 donne. Sono transitati soprattutto dal confine con la Slovenia (21.609 del totale) con destinazione Roma, Milano, Bologna e Napoli, dove raggiungono familiari o conoscenti.


E ancora, come accogliere chi non sa dove andare? Se lo Stato prendesse in carico direttamente lo smistamento dei profughi, dovrebbe raccogliere le disponibilità, emettere bandi, selezionare cittadini senza conoscerne la storia. E siccome si tratta soprattutto di donne e bambini, la questione non sarebbe priva di rischi per chi viene ospitato. Per questo si è deciso di governare l’accoglienza derogando alle procedure con bandi, creando invece una sorta di “filtro”: il terzo settore. Le associazioni sono state riunite al ministero del Lavoro. E lavorano in stretto raccordo con la Protezione civile e le prefetture. Si è deciso di puntare in questa prima fase soprattutto sulla Caritas. Per tre ragioni: sono specializzati in accoglienza, radicati sul territorio e hanno “antenne” anche nel Nord-Est, la porta da cui proverranno i rifugiati. Un lavoro parallelo a quello dell’Arci, di Sant’Egidio e di alcuni Comuni pronti a garantire centri di accoglienza.


La Caritas ha già riunito i delegati diocesani sul territorio per una prima ricognizione. Metterà a disposizione alcune strutture attualmente operative e allestirà altri istituti diocesani inutilizzati. Per chi vivrà in questi centri, sono previste permanenze di almeno un anno. Ma l’associazione sta mobilitando pure le famiglie: quelle che fanno già parte della “rete” e che in passato hanno avuto esperienza di accoglienza (anche dei minori, con gli affidi), più le numerose altre che si sono messe a disposizione in queste ore. Per queste ultime, in particolare, è previsto un vaglio congiunto delle associazioni e dei prefetti, in modo da garantire i requisiti di sicurezza. Proprio le famiglie serviranno a dare fiato nell’emergenza, in attesa di allestire quante più strutture possibile. E a questi cittadini la Protezione civile potrebbe destinare anche un contributo economico per sostenere le spese della solidarietà.


C’è poi il capitolo vaccini: quello contro il Covid, perché in Ucraina solo un terzo della popolazione è immunizzato. Ma anche le altre obbligatorie: anche su questo le Regioni sono già al lavoro.