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Vito Comencini, il deputato filo Putin della Lega: "Pronto ad andare nel Donbass"

Vito Comencini a Donetsk nel 2015 
Il parlamentare è già a San Pietroburgo: "Molti amici russi avanzano dubbi sul bombardamento dell'ospedale a Mariupol"
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Onorevole Comencini, in Parlamento lei passa per filo Putin.
"Non è così. Mi definisco un identitario. Difendo i valori della civiltà classico cristiana in Europa".

Il deputato della Lega Vito Comencini, 35 anni, cresciuto nei Giovani Padani di Verona, si trova da tre giorni a San Pietroburgo, la città della moglie, Natalia. E ora si dice pronto a raggiungere il Donbass, "se sarà possibile. In caso contrario mi fermerò a Rostov, dove molti dei profughi giunti dalle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk hanno trovato riparo".

Non è un modo per giustificare l'invasione del Donbass?
"Voglio portare la mia solidarietà alle persone scappate da quel conflitto. Non faccio distinzioni con gli ucraini, anche quelli fuggiti in Russia meritano la nostra solidarietà. Domani ne vedrò alcuni a San Pietroburgo".

Quindi lei condivide la strategia di Mosca?
"Si erano già autopro…

Onorevole Comencini, in Parlamento lei passa per filo Putin.
"Non è così. Mi definisco un identitario. Difendo i valori della civiltà classico cristiana in Europa".

Il deputato della Lega Vito Comencini, 35 anni, cresciuto nei Giovani Padani di Verona, si trova da tre giorni a San Pietroburgo, la città della moglie, Natalia. E ora si dice pronto a raggiungere il Donbass, "se sarà possibile. In caso contrario mi fermerò a Rostov, dove molti dei profughi giunti dalle repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk hanno trovato riparo".

Non è un modo per giustificare l'invasione del Donbass?
"Voglio portare la mia solidarietà alle persone scappate da quel conflitto. Non faccio distinzioni con gli ucraini, anche quelli fuggiti in Russia meritano la nostra solidarietà. Domani ne vedrò alcuni a San Pietroburgo".

Quindi lei condivide la strategia di Mosca?
"Si erano già autoproclamate repubbliche autonome, ora Putin le ha semplicemente riconosciute".

E condanna l'invasione dell'Ucraina?
"Quella è anche una conseguenza della guerra in Donbass, per il mancato rispetto degli accordi di Minsk, che prevedevano una soluzione pacifica e diplomatica dopo otto anni di ostilità. Sono stato lì due volte, ho toccato con mano la disperazione. In Occidente nessuno se ne è mai curato. Il conflitto è proseguito nel silenzio generale".

Nei giorni scorso lei ha detto che bisogna distinguere "tra profughi che fuggono dalla guerra e clandestini". Chi sarebbero i clandestini qui?
"Mi riferivo a quelli che arrivano in Italia con i barconi o attraverso la rotta balcanica in modo illegale. Quelli che invece fuggono dall'Ucraina sono certamente profughi e meritano la massima accoglienza e solidarietà".

Perché è andato in Crimea più volte anche dopo l'invasione russa?
"Lì non c'è mai stata una guerra. Con un referendum approvato a grande maggioranza la popolazione ha deciso di passare con la Federazione russa".

La Crimea non è stata la prova generale di quel che stiamo vedendo ora?
"La Crimea è sempre stata legata alla Russia. Non a caso lo stesso Zelensky afferma che può essere oggetto di trattativa".

Come mai ha votato contro l'invio di armi all'Ucraina?
"Perché significa gettare benzina sul fuoco. L'Italia deve fare valere le ragioni della diplomazia, spendersi per una mediazione che porti al più presto alla pace. Come stanno facendo altri Paesi, da Israele alla Turchia. Non fornire supporti militari, che poi non si sa in che mani finiscano".

Il popolo ucraino non sta difendendo la sua libertà?
"Sì, ma se lo copri di fucili poi è difficile risultare credibili come mediatori".

Pure lei sostiene che l'aggressione di Putin derivi dalla paura che l'Ucraina possa entrare nella Nato?
"Qui in Russia pensano che lo scontro sia tra Nato e Russia. C'è un clima diverso rispetto a quello che si respira in Occidente. L'Ucraina a quanto pare è al centro di un conflitto più complesso, che ha radici più profonde, legate al suo rapporto con gli Usa"

Gli ucraini però da anni non dimostrano di volere la democrazia?
"Qui in Russia sono convinti che i civili ucraini vengano utilizzati come scudi umani. Pensano che le forze armate siano composte da molti elementi neonazisti".

Non sta ripetendo esattamente la propaganda di Putin?
"A me lo dicono i cittadini russi, ma anche amici e parlamentari ucraini, che già mesi fa mi denunciavano con grande preoccupazione le grandi parate neonaziste a Kiev".

Gli ucraini cosa dovrebbero fare? Arrendersi?
"Sono questioni molto delicate su cui non vorrei entrare. È la diplomazia che deve lavorare per il cessate il fuoco. Draghi dovrebbe spendersi in quel senso, non inviando armi".

È la stessa convinzione che esprimono in tanti nell'estrema sinistra.
"Non ci bado. Ognuno ha le sue posizioni".

Putin sta radendo al suolo le città.
"La guerra è una tragedia sempre. In qualche modo è però la prosecuzione del conflitto visto in Donbass già negli anni scorsi. Comunque, quello che vedo e sento in tv lo prendo con le pinze".

In che senso?
"Nel senso che purtroppo tante volte è il frutto di una propaganda mediatica. Qui molte tv locali denunciano fake news".

Ritiene una fake news anche il bombardamento dell'ospedale pediatrico di Mariupol?
"Non ho espresso alcun giudizio in merito. Ho ascoltato le opinioni dell'una e dell'altra parte. E ho parlato con amici russi, che sollevano dubbi, basandosi su elementi oggettivi ed evidenti".

L'Occidente quindi sta sbagliando approccio?
"La Nato dovrebbe rendersi conto che la vera minaccia è quella cinese. Temo sia quello il vero grande pericolo. Così si è spinta Mosca verso un forzoso abbraccio con la Cina".

Cosa pensa delle sanzioni?
"Penalizzeranno più gli europei, in particolar modo l'Italia. Avremo un grosso problema economico".

Com'è arrivato in Russia?
"Sono atterrato in Finlandia, ho noleggiato un van e ho raggiunto San Pietroburgo, la città dove mi sono sposato".

Lo scrittore Carrère nel suo reportage su "Repubblica" descrive la popolazione moscovita terrorizzata. E a San Pietroburgo?
"Qui la situazione è ancora tranquilla. Mancano i turisti, ma i ristoranti sono pieni, i negozi pure. La gente è preoccupata, ma anche abituata alle sanzioni. Una signora, per sdrammatizzare, mi ha detto: "Vuol dire che per un po' mangeremo patate e cavolfiori".