Ucraina, lite tra grillini sull'invio di armi. I 5 Stelle preparano le sanzioni contro i dissidenti
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoChi minimizza li chiama i “3 petrocelli”, dal nome del presidente della Commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli, noto fra i 5 Stelle come Petrov per le sue simpatie filo-Mosca. Ma Enrica Segneri, deputata grillina da Ferentino (Frosinone), che ieri pomeriggio ha bisticciato in Aula con la capogruppo M5S in commissione Esteri alla Camera, Iolanda Di Stasio, è convinta che nel Movimento siano in parecchi a non voler spedire armi italiane all’Ucraina. “Non siamo solo 3, siamo almeno venti”, calcola. "Solo che qui fanno di tutto per silenziarci. Molti non hanno il coraggio di esporsi, ma in privato mi dicono: brava. Io per prima su altri temi mi sono astenuta, stavolta no. Mi sono beccata una strigliata del capogruppo, Davide Crippa, per ora. Non credo sia finita qui”. Tira aria di espulsione? “Lo metto in conto”. Rischiano sanzioni altri due deputati M5S, Gabriele Lorenzoni e Valentina Corneli. Anche loro piutt…
Chi minimizza li chiama i “3 petrocelli”, dal nome del presidente della Commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli, noto fra i 5 Stelle come Petrov per le sue simpatie filo-Mosca. Ma Enrica Segneri, deputata grillina da Ferentino (Frosinone), che ieri pomeriggio ha bisticciato in Aula con la capogruppo M5S in commissione Esteri alla Camera, Iolanda Di Stasio, è convinta che nel Movimento siano in parecchi a non voler spedire armi italiane all’Ucraina. “Non siamo solo 3, siamo almeno venti”, calcola. "Solo che qui fanno di tutto per silenziarci. Molti non hanno il coraggio di esporsi, ma in privato mi dicono: brava. Io per prima su altri temi mi sono astenuta, stavolta no. Mi sono beccata una strigliata del capogruppo, Davide Crippa, per ora. Non credo sia finita qui”. Tira aria di espulsione? “Lo metto in conto”. Rischiano sanzioni altri due deputati M5S, Gabriele Lorenzoni e Valentina Corneli. Anche loro piuttosto attivi, mood "equidistante": il primo ha sostenuto che perfino sull'ospedale bombardato a Mariupol sia fondamentale sentire "l'altra campana". La seconda si è detta contraria al video-collegamento con Montecitorio del presidente Zelensky. Molto dipenderà da come voteranno sul decreto Ucraina, arrivato oggi nell’emiciclo di Montecitorio e che dovrebbe essere licenziato domattina.
Giuseppe Conte, che finora ha tollerato il dissenso di Petrocelli, è spazientito, racconta chi ci ha parlato in queste ore. Ce l'ha con i continui distinguo dei peones, la ricerca di visibilità, gli “invidivualismi” che prevalgono sulla “disciplina di partito”. Ecco perché il gruppo M5S sta studiando il proprio statuto interno, per capire come far scattare le sanzioni. Come recita l’articolo 21, basta mettere in pratica “comportamenti suscettibili di pregiudicare l’immagine del Movimento” per incorrere come minimo in un richiamo, fino all’espulsione. Il presidente del Movimento a Petrocelli lo ha detto: non accetterà un altro no, quando il decreto Ucraina arriverà in Senato, la prossima settimana.
Segneri aspetta. Prima della strigliata di Crippa, è intervenuta in dissenso rispetto alla linea del gruppo, attaccando il presidente della commissione Esteri della Camera, Piero Fassino, che aveva spiegato come l’invio di armi di difesa all’Ucraina non rappresenti una violazione dell’articolo 11 della Costituzione. “Saremmo contro l’articolo se aiutassimo la Russia, non se aiutiamo chi si difende”. Per Segneri quelle di Fassino sarebbero “parole imbarazzanti. Provo imbarazzo per i pacifisti a favore della guerra”. Ci ha pensato la capogruppo in commissione Esteri, Iolanda Di Stasio, a correggere il tiro, ricordando che “la linea del M5S è che non ci si può girare dall’altra parte”. Con annesso rimbrotto alla compagna di scranno.
Il dibattito in Aula ha fatto registrare qualche distinzione anche negli altri partiti. Sinistra Italiana, come ha ricordato il segretario Nicola Fratoianni, è contraria alla posizione assunta dal governo. Nel Pd, Laura Boldrini ha detto che si asterrà. Per Italia Viva, ha detto no all’invio di armi in Ucraina Gianfranco Librandi. Mentre per Forza Italia la voce contro è di Matteo Dall’Osso, un ex grillino.