Monito Usa alla Cina: "Il sostegno all’invasione avrà conseguenze"
di Tommaso Ciriaco , Paolo Mastrolilli , di Tommaso Ciriaco, Paolo Mastrolilli"Il consigliere per la sicurezza nazionale ha espresso direttamente, e molto chiaramente, le preoccupazioni per il sostegno della Repubblica popolare alla Russia in seguito all'invasione dell'Ucraina, e le implicazioni che ciò avrebbe per le relazioni della Cina non solo con noi, ma con tutto il mondo". Tradotto dal linguaggio diplomatico, questo commento del portavoce del dipartimento di Stato Ned Price sul vertice di ieri a Roma significa che l'inviato del presidente Biden, Jake Sullivan, ha rinfacciato al collega Yang Jiechi l'appoggio di Pechino a Mosca, che secondo il Financial Times si è spinto fino alla disponibilità di fornire armi. Il tono è stato simile nel briefing della Casa Bianca, che ha parlato di "un'intensa sessione di sette ore, che riflette la gravità del momento". Ciò prospetta una risposta che potrebbe compromettere i rapporti politici e commerciali tra la Repubblica popolare e l'…
"Il consigliere per la sicurezza nazionale ha espresso direttamente, e molto chiaramente, le preoccupazioni per il sostegno della Repubblica popolare alla Russia in seguito all'invasione dell'Ucraina, e le implicazioni che ciò avrebbe per le relazioni della Cina non solo con noi, ma con tutto il mondo". Tradotto dal linguaggio diplomatico, questo commento del portavoce del dipartimento di Stato Ned Price sul vertice di ieri a Roma significa che l'inviato del presidente Biden, Jake Sullivan, ha rinfacciato al collega Yang Jiechi l'appoggio di Pechino a Mosca, che secondo il Financial Times si è spinto fino alla disponibilità di fornire armi. Il tono è stato simile nel briefing della Casa Bianca, che ha parlato di "un'intensa sessione di sette ore, che riflette la gravità del momento". Ciò prospetta una risposta che potrebbe compromettere i rapporti politici e commerciali tra la Repubblica popolare e l'intero Occidente, perché se Xi si schierasse con l'aggressore Putin cambierebbero gli equilibri globali. Si tornerebbe agli anni Cinquanta, quando l'alleanza sino-sovietica sfidava gli Usa, l'Europa e tutti i loro alleati, dividendo il mondo in due blocchi contrapposti dalla Guerra fredda. "Il conflitto nucleare - ha avvertito il segretario generale dell'Onu Guterres - sta tornando una possibilità". E questo, nonostante le dichiarazioni di Jiechi al termine del vertice: "La Cina è impegnata a promuovere i negoziati di pace per l'Ucraina e invita tutte le parti a esercitare moderazione per proteggere i civili".
Sullivan e Yang Jiechi si sono ritrovati in una sala protetta dell'hotel Cavalieri Waldorf Astoria, quartiere Monte Mario, con vista mozzafiato su Roma. Sette ore di colloqui, con breve pausa nel primo pomeriggio. Area blindata, giornalisti tenuti a distanza e spazio solo per due fotografi: uno della delegazione cinese, l'altro per quella Usa.
Mentre la riunione era in corso, il Financial Times ha rivelato che la Cina ha risposto in maniera positiva alla richiesta di aiuti militari della Russia. La conferma è contenuta nei dispacci diplomatici che Washington ha inviato agli alleati occidentali, per informarli di quanto sta accadendo e sollecitarli a creare un fronte unito per rispondere. Se infatti Xi decidesse di schierarsi con Putin, fino al punto di dargli i soldi e le armi di cui ha bisogno per continuare l'invasione impantanata in Ucraina, in sostanza scenderebbe in guerra contro l'intero Occidente. E l'unica maniera per dissuaderlo sarebbe fargli capire che così perderebbe i ricavi dei commerci da oltre un trilione di dollari, condotti su entrambe le sponde dell'Atlantico.
Per consolidare questa alleanza contro la sfida congiunta delle autocrazie, Biden sta considerando un viaggio in Europa nelle prossime settimane, che lo porterebbe a Bruxelles e forse in Polonia. Lo scopo sarebbe sottolineare che gli equilibri geopolitici sono cambiati, e quindi l'urgenza di ricostituire una compattezza d'intenti come quella della Guerra Fredda. Domani il presidente ucraino Zelensky parlerà via video al Congresso, per spingerlo ad aumentare gli aiuti economici e militari, e magari appoggiare la no fly zone o una presenza Nato nelle regioni occidentali del paese.
Oggi, poi, Sullivan si ritroverà a Palazzo Chigi con Luigi Mattiolo, consigliere diplomatico di Mario Draghi. Ancora da confermare l'orario, inizialmente fissato per le 8:30. Il consigliere per la sicurezza starebbe valutando di allungare la permanenza nella Capitale per un nuovo round di incontri col cinese.
L'appuntamento segna comunque un passo in avanti per Roma, dopo settimane di basso profilo e qualche esclusione, ad esempio dalla call di Biden con Regno Unito, Francia e Germania. È possibile che durante l'incontro si affacci Draghi per un saluto con Sullivan. Si ragionerà dell'avanzamento della situazione in Ucraina, ma fuori sacco potrebbe trovare ulteriore conferma l'opzione su cui la diplomazia lavora da tempo: la missione del premier italiano a Washington. Dovrebbe tenersi nella seconda settimana di maggio, tra il 9 e il 15: lo scenario più probabile è che si tenga l'11. L'ultimo via libera arriverà probabilmente in un prossimo colloquio telefonico tra Biden e Draghi.