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Ucraina, il renziano Librandi e la missione in Russia: "Bisogna parlare con Putin"

Gianfranco Librandi 
Il deputato cattolico è contrario all'invio delle armi a Kiev: "La penso come il papa. E poi faccio l'imprenditore e lavoro sia con i russi che con gli ucraini"
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“Sto per scrivere una lettera ai miei colleghi parlamentari per chiedere se qualcuno vuole fare parte di una delegazione che vada in Russia a parlare con Putin”. Gianfranco Librandi, deputato renziano, imprenditore nel campo dell’elettronica, è contro l’invio delle armi a Kiev. Ma coltiva il sogno di diventare ambasciatore della tregua.  

Librandi, lei è contrario alle armi da inviare a Kiev perché è filo russo? 

“No. Io sono cattolico, vicino alla Comunità di Sant’Egidio e la penso come il Papa. E poi c’è un aspetto umano che mi preme dire: lavoro sia con i russi che con gli ucraini. Faccio l’imprenditore e costruisco elettronica per l’illuminazione per molte città europee”. 

Quindi è per il “né, né”? Anche per ragioni di affari? 

“Non parteggio per i russi, né per gli ucraini, ma perché non par…

“Sto per scrivere una lettera ai miei colleghi parlamentari per chiedere se qualcuno vuole fare parte di una delegazione che vada in Russia a parlare con Putin”. Gianfranco Librandi, deputato renziano, imprenditore nel campo dell’elettronica, è contro l’invio delle armi a Kiev. Ma coltiva il sogno di diventare ambasciatore della tregua.  

Librandi, lei è contrario alle armi da inviare a Kiev perché è filo russo? 

“No. Io sono cattolico, vicino alla Comunità di Sant’Egidio e la penso come il Papa. E poi c’è un aspetto umano che mi preme dire: lavoro sia con i russi che con gli ucraini. Faccio l’imprenditore e costruisco elettronica per l’illuminazione per molte città europee”. 

Quindi è per il “né, né”? Anche per ragioni di affari? 

“Non parteggio per i russi, né per gli ucraini, ma perché non parteggio per la guerra. Vorrei si trovasse una soluzione pacifica”. 

Nel mentre che la soluzione si trova, cosa fare? 

“Quello che si fa nel business è mettersi a discutere per 10, 20 volte, finché non c’è una via d’uscita. È la mia esperienza. L’uomo che decide è Putin e bisogna trovare il modo di ragionare con lui. Noi siamo dei politici, abbiamo una responsabilità politica. È abbastanza inutile dire, come si è affermato in Parlamento, “non voltiamoci dall’altra parte”. È ovvio. Io ho avuto un padre partigiano, che ha combattuto per la libertà dell’Italia, e sono pronto ad andare con una delegazione parlamentare non al confine polacco, bensì entrare proprio in Russia. Andiamo là a spiegare che vogliamo dialogare, che vogliamo anche capire da cosa derivi la sua decisione di fare una guerra che è terribile, oltre che un comportamento del passato. Con Putin bisogna parlare. Lo sta facendo Macron, ma non mi pare con grandi risultati”. 

Il ministro Di Maio e i presidenti di Camera e Senato hanno fermato la missione di alcuni parlamentari in Ucraina.  

“Di Maio è mosso dalla preoccupazione di proteggere gli italiani. Ma qui si tratta di un’altra cosa: di chiedere all’ambasciatore russo in Italia se questa nostra missione in Russia è possibile. Scriverò una lettera ai colleghi parlamentari per vedere se qualcuno è disposto a una delegazione per un dialogo con Putin, il quale a sua volta non credo ci rifiuti il confronto”. 

Sull’invio di armi a Kiev come vota? 

“Non voto su quel punto. Aggiungo che Putin sembra solo, sofferente, odiato da tutti e quindi reagisce facendosi odiare ancora di più. Avviciniamoci con la Croce di Cristo, ricordandogli che è mortale, non immortale”. 

Lei ha detto a Montecitorio: “Io i russi li conosco bene, state sbagliando i vostri calcoli, Putin ha 8 mila bombe atomiche”. E’ un invito alla resa?  

“Il dialogo con Putin non è una resa. Sono un pacifista e sono pronto a muovermi. Se si comincia con l’escalation delle armi, non si finisce più e aumentano tra l’altro i problemi economici. Qui non si tratta di giustificare Putin, ma di stoppare la guerra. La nostra posizione come italiani deve poi essere quella dell’accoglienza dei profughi”.