Ucraina, preoccupa la saldatura tra Pechino e Mosca. Colloquio Draghi-Sullivan: "Da Stati Uniti e Italia risposta unitaria contro la Russia"
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoLa condanna "ferma" per "l'aggressione ingiustificata" da parte della Russia. E l'impegno di Stati Uniti e Italia a "continuare a perseguire una risposta decisa e unitaria nei confronti di Mosca". Questo fa trapelare Palazzo Chigi al termine dell'incontro tra il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, e Mario Draghi. Un faccia a faccia seguito a quello dell'americano con Luigi Mattiolo, il consigliere diplomatico del premier, anch'esso centrato "sugli sviluppi e le implicazioni della guerra in Ucraina".
Questa l'ufficialità di una visita che apre comunque una fase nuova. Ma c'è dell'altro. La tappa di Sullivan a Palazzo Chigi era certamente obbligata, visto che il colle che ospita i colloqui tra Stati Uniti e Cina è quello di Monte Mario. Un gesto di cortesia di Washington verso l'alleato, insomma, che mette a disposizione Roma per l'incontro. Ma…
La condanna "ferma" per "l'aggressione ingiustificata" da parte della Russia. E l'impegno di Stati Uniti e Italia a "continuare a perseguire una risposta decisa e unitaria nei confronti di Mosca". Questo fa trapelare Palazzo Chigi al termine dell'incontro tra il Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, e Mario Draghi. Un faccia a faccia seguito a quello dell'americano con Luigi Mattiolo, il consigliere diplomatico del premier, anch'esso centrato "sugli sviluppi e le implicazioni della guerra in Ucraina".
Questa l'ufficialità di una visita che apre comunque una fase nuova. Ma c'è dell'altro. La tappa di Sullivan a Palazzo Chigi era certamente obbligata, visto che il colle che ospita i colloqui tra Stati Uniti e Cina è quello di Monte Mario. Un gesto di cortesia di Washington verso l'alleato, insomma, che mette a disposizione Roma per l'incontro. Ma il fatto che alla riunione partecipi anche Draghi dimostra la necessità di riannodare il filo di un dialogo rimasto in ombra nelle prime tre settimane della crisi. Lo si capisce anche tra le righe del comunicato ufficiale, che recita: "Draghi e Sullivan si sono inoltre detti d'accordo sull'importanza di intensificare ulteriormente i contatti tra Italia e Stati Uniti a tutti livelli, alla luce degli eccellenti rapporti bilaterali e del legame transatlantico".
L'Occidente, d'altra parte, si ritrova di fronte a un bivio. La delicatezza di questa fase della guerra, arrivato a un punto di svolta a causa dell'ambiguità di Pechino denunciata dall'amministrazione Usa, è chiara agli alleati. L'effetto è evidente: nelle ultime quarant'otto ore l'allarme dei vertici dell'esecutivo e della diplomazia italiana è cresciuto. Da quando Washington ha avvertito i partner del rischio di una saldatura tra Pechino e Mosca - e ha ventilato un sostegno cinese allo sforzo bellico e geopolitico di Putin - si respira un clima di preoccupazione, quasi di angoscia. I segnali che arrivano da Washington, uniti a quelli dei servizi di intelligence, avvertono del rischio di un ulteriore salto di qualità della crisi.
Il colloquio va anche oltre, però. Pesano le ultime settimane, in cui Roma ha arrancato non poco sul fronte diplomatico. E dunque, il faccia a faccia non è soltanto gesto di cortesia verso il Paese che ospita il confronto tra cinesi e americani in un hotel che affaccia sul Cupolone, ma assomiglia pure a una forma di ascolto di un alleato europeo di recente poco coinvolto dall'amministrazione Usa. L'esempio emblematico è la call di Biden con Regno Unito, Francia e Germania, da cui l'Italia è rimasta esclusa. Anche a questo serve la presenza del presidente del Consiglio, che si aggiunge al "formato" Sullivan-Mattiolo. E a dimostrare la voglia di ritrovare una centralità, arriva l'annuncio di un summit nella capitale tra il capo dell'esecutivo e i premier di Spagna, Portogallo e Grecia - Pedro Sanchez, Antonio Costa e Kyriakos Mitsotakis - in vista del Consiglio Europeo della prossima settimana. Un segnale, forse, che nelle prossime settimane Roma non intende accettare passivamente l'eventuale guida esclusiva franco-tedesca del Continente. A partire dal dossier energetico.
Draghi e Biden avranno modo di parlarsi, o almeno per questo si muove la diplomazia italiana. Con una telefonata, probabilmente. Si ritroveranno inoltre a Bruxelles, se il Presidente Usa farà coincidere la missione in Europa con uno degli appuntamenti dei leader continentali nella capitale belga. E poi si vedranno a Washington. La bozza di missione negli Stati Uniti del premier italiano procede parallelamente ed è slegata dall'incontro di oggi. Uno sforzo diplomatico più faticoso del previsto, se si considera che Draghi - anche ovviamente a causa dell'emergenza Covid - non ha ancora varcato il confine americano da quando veste i panni di presidente del Consiglio. Gli uffici del governo lavorano da tempo all'organizzazione della trasferta, che dovrebbe tenersi nella seconda settimana di maggio. La data più probabile è quella dell'11 maggio.