La Ue vara nuove sanzioni anti-Putin, anche Abramovich nella lista nera
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - L'obiettivo è quello di stringere l'assedio intorno al "cerchio magico" di Putin. Colpire amici e finanziatori. Tentare la carta della rivolta interna per convincere il presidente russo a fare marcia indietro.
L'Unione europea ieri ha dato il via libera al quarto pacchetto di sanzioni contro Mosca. Si allunga la lista degli oligarchi inseriti nella cosiddetta "Black list". E il nome di spicco stavolta è Roman Abramovich, il proprietario del Chelsea, la squadra londinese di calcio. Il passo ulteriore è quello di ufficializzare una vera e propria penalizzazione della Russia rispetto al Wto, l'organizzazione mondiale per il commercio. Nella riunione del Coreper (il comitato che riunisce gli ambasciatori dei 27), infatti, è stata messa a punto una dichiarazione con la quale si sospende l'applicazione della clausola della "nazione più favorita" alla Russia. Cosa vuol dire? Che i paesi europei …
BRUXELLES - L'obiettivo è quello di stringere l'assedio intorno al "cerchio magico" di Putin. Colpire amici e finanziatori. Tentare la carta della rivolta interna per convincere il presidente russo a fare marcia indietro.
L'Unione europea ieri ha dato il via libera al quarto pacchetto di sanzioni contro Mosca. Si allunga la lista degli oligarchi inseriti nella cosiddetta "Black list". E il nome di spicco stavolta è Roman Abramovich, il proprietario del Chelsea, la squadra londinese di calcio. Il passo ulteriore è quello di ufficializzare una vera e propria penalizzazione della Russia rispetto al Wto, l'organizzazione mondiale per il commercio. Nella riunione del Coreper (il comitato che riunisce gli ambasciatori dei 27), infatti, è stata messa a punto una dichiarazione con la quale si sospende l'applicazione della clausola della "nazione più favorita" alla Russia. Cosa vuol dire? Che i paesi europei possono, ad esempio, imporre dazi ai prodotti russi e tutte le facilitazioni commerciali vengono interrotte. Un altro colpo, insomma, all'economia di quel Paese. I cui effetti, però, si potranno vedere nel medio-lungo periodo e non certo nell'immediato. Sempre nell'incontro del Corper, inoltre, è stato chiesto il congelamento della richiesta della Bielorussia della stessa clausola sulla "nazione più favorita". Sono stati fissati altri due provvedimenti. Il primo riguarda i prodotti in acciaio e ferro: anche questi da oggi saranno banditi dall'export. Il secondo è una ulteriore restrizione sui beni di lusso: saranno cancellati dall'esportazione dai 300 euro in su.
"Stiamo lavorando senza sosta - ha sottolineato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio - per costringere Mosca a fermare la guerra attraverso sanzioni che saranno sempre più insostenibili per la Russia". Certo, il Cremlino inizierà a mettere in campo delle controsanzioni. Che, come dice il vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, "avranno conseguenze economiche per l'Ue. Abbiamo bisogno di mitigarle, ma è un prezzo che bisogna pagare perché qui stiamo difendendo la democrazia e la pace".
Questo pacchetto, dunque, non prevede ancora l'"arma finale", ossia il blocco degli acquisiti di gas e petrolio come hanno fatto la scorsa settimana gli Usa e la Gran Bretagna. È un'ipotesi che Bruxelles tiene sullo sfondo. E pensa di poter utilizzare se e quando i 27 saranno in grado di avere forme di approvvigionamento alternativo. O quando la situazione non renderà praticabile l'attesa. Del resto, le posizioni di Paesi come la Germania e l'Olanda sono abbastanza chiare. "Uno stop alle importazioni di gas e petrolio russi nella Ue - osserva senza giri di parole il ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner - non avrebbe l'effetto in Ucraina che tutti spereremmo avesse". Anche il presidente dell'Eurogruppo, l'irlandese Pascal Donohoe, su questo punto vuole andare con i piedi di piombo. "Qualsiasi decisione che prendiamo in relazione all'accesso all'energia - è la sua linea - deve tutelare il nostro interesse". Ma comunque lascia aperta la porta ad altri interventi. "Valuteremo quali ulteriori azioni siano necessarie e il loro impatto ma penso che dobbiamo stare attenti a mettere in atto misure per le quali sia la Russia, piuttosto che l'Europa, a pagare il prezzo più alto".
Come ha osservato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, l'Unione europea deve tenere conto anche degli effetti diversi sui Paesi provocati dalle sanzioni: "Sono asimmettriche. A seconda della struttura dell'economia dei diversi paesi avrà degli effetti diversi. L'Italia avrà un impatto molto forte perché è un paese trasformatore, che vive grazie a un forte export e tutti questi fattori stanno già producendo degli effetti in alcuni comparti, penso a quelli energivori, e ne produrranno anche nelle prossime settimane e mesi". Un rilievo che ora accompagnerà tutte le discussioni sulle misure da adottare per fronteggiare la frenata della crescita. Che, come ha ammesso il commissario agli Affari Economici, Paolo Gentiloni, "realisticamente non potrà più essere sopra il 4 per cento".