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Ucraina, la Camera approva tra le assenze l'invio delle armi e gli aiuti ai profughi

(ansa)
Via libera dall'Aula al decreto del governo: 367 voti a favore, 25 contro tra le fila di Alternativa, Si, grillini e FI. E 37 deputati leghisti danno forfait
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ROMA - La Camera ha approvato il decreto Ucraina, con tante assenze, forse anche perché era giovedì e molti deputati erano già di ritorno a casa col trolley (ma non solo per questo), e qualche spaccatura nei partiti di maggioranza, tra no e astensioni, soprattutto nel M5S. Nel giorno del 161° anniversario dell'unità d'Italia, in cui il presidente Sergio Mattarella ha invitato tutti a "battere le ragioni della guerra aperta dalla Federazione Russa al centro dell'Europa" e a fornire "solidarietà e aiuto alle popolazioni terribilmente colpite", l'Aula di Montecitorio ha licenziato il testo del governo che prevede l'invio di armi di difesa all'Ucraina, più altre misure di assistenza.

ROMA - La Camera ha approvato il decreto Ucraina, con tante assenze, forse anche perché era giovedì e molti deputati erano già di ritorno a casa col trolley (ma non solo per questo), e qualche spaccatura nei partiti di maggioranza, tra no e astensioni, soprattutto nel M5S. Nel giorno del 161° anniversario dell'unità d'Italia, in cui il presidente Sergio Mattarella ha invitato tutti a "battere le ragioni della guerra aperta dalla Federazione Russa al centro dell'Europa" e a fornire "solidarietà e aiuto alle popolazioni terribilmente colpite", l'Aula di Montecitorio ha licenziato il testo del governo che prevede l'invio di armi di difesa all'Ucraina, più altre misure di assistenza.

Vengono stanziati 10 milioni di euro per l'accoglienza dei profughi (16mila posti in più, tra centri straordinari e ordinari), si prevede la creazione di un fondo da mezzo milione per sostenere studenti e ricercatori ucraini e la vendita di giubbotti antiproiettile ed elmetti a giornalisti e fotoreporter inviati in guerra. Allegato al decreto, c'è l'ordine del giorno che impegna il governo ad aumentare le spese militari per arrivare al 2% del Pil (oggi siamo all'1,54%).

Ma è sulle armi da spedire al governo di Zelensky che si consuma lo scontro all'interno degli schieramenti. Il decreto è stato approvato con 367 voti a favore, 25 contrari e 5 astenuti. Alcuni no erano già stati annunciati durante la discussione, piuttosto tribolata, di questi giorni. Contrari al decreto, come previsto, gli ex grillini di Alternativa. Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana ha votato allo stesso modo e lo aveva detto. Il pallottoliere di Montecitorio ha registrato 2 no nel gruppo di Forza Italia, Matteo Dall'Osso e Veronica Giannone, entrambi transfughi del Movimento.

 

Tra i 5 Stelle in 4 hanno votato in dissenso rispetto alla linea dettata da Giuseppe Conte. Due hanno votato contro: Enrica Segneri, la deputata anti-armi che l'altro ieri ha ricevuto i complimenti "per il coraggio" dall'ex ministro Riccardo Fraccaro, e Gabriele Lorenzoni, che dopo avere dichiarato di voler sentire anche "la campana" dei russi sul bombardamento dell'ospedale di Mariupol, ieri ha respinto "l'etichetta di filo putiniano", dicendo "no al pensiero unico". Altri due parlamentari si sono astenuti, dissenso soft: Nicola Grimaldi e Davide Serritella, protagonista della battaglia interna per abolire il Green pass. Per Leu, si è astenuto Stefano Fassina, stesso voto per il renziano Gianfranco Librandi ed Erasmo Palazzotto, che è appena passato da Liberi e Uguali al Pd. Laura Boldrini ha fatto sapere via Twitter il suo "no all'invio di armi".

 

A risaltare, soprattutto le assenze: a conti fatti 231 deputati non hanno partecipato al voto, considerando che il presidente della Camera e il presidente di turno per prassi non votano. Solo 78 erano giustificati, "in missione". I forfait più numerosi all'interno della Lega: 37 assenti, oltre il 40% del gruppo. Subito dopo, il M5S: in 28 non sono entrati in Aula (31% dei deputati iscritti al gruppo). In Forza Italia, 22 assenti (39% dei deputati azzurri), 21 nel Pd (29%), altri 23 nel gruppo misto.

 

La prossima settimana il decreto approderà in Senato, anche se i tempi non sono ancora stati ufficializzati. Martedì mattina si riunirà la capigruppo con la presidente Elisabetta Casellati. Subito dopo è stato convocato l'ufficio di presidenza della Commissione Esteri, capeggiata dal grillino Vito Petrocelli. Molti, nel M5S e non solo, guardano alle sue mosse, per capire gli umori delle truppe stellate a Palazzo Madama. Petrocelli, detto Petrov per le note simpatie filo-Mosca, il primo marzo ha votato contro la risoluzione sugli aiuti all'Ucraina. Conte lo ha perdonato, derubricando l'incidente a "voto di coscienza". Ma il presidente del Movimento non tollererà un altro no. Altrimenti, per lui e per gli altri dissidenti, sono pronte le sanzioni. I peones potrebbero cavarsela con una semplice ammonizione (un "richiamo"). A Petrocelli la mossa potrebbe costare la poltrona. E infatti i colleghi di scranno pronosticano: "Vedrete, sarà assente pure lui".