Boldrini: "Ho votato sì ma un errore l'invio di armi in Ucraina. Priorità ai rifugiati: vanno accolti senza fare differenze"
di Giovanna Casadio , di Giovanna Casadio"Non si possono fare differenziazioni tra rifugiati. È insopportabile che afghani, iracheni siano ancora intrappolati nella foresta al confine tra Polonia e Bielorussia: vanno aiutati e accolti così come stiamo facendo con gli ucraini". Laura Boldrini, ex presidente della Camera, ex portavoce dell'Unhcr, deputata del Pd e presidente del Comitato diritti umani della Camera, ha votato sì al decreto Ucraina alla Camera, pur in dissenso sull'invio di armi a Kiev. Ma le misure a sostegno dei rifugiati e di chi rimane in Ucraina, dice, sono importantissime. Tuttavia "che la Ue mandi armi tradisce il patto per la pace su cui è nata".
Boldrini, bocciare l'invio di aiuti militari in Ucraina, non significa voltare la faccia dall'altra parte?
"Innanzitutto una premessa. Penso che Putin sia un pericolo per il mondo, che viva un delirio di onnipotenza e che vada fermato. Ma il punto è: come va fer…
"Non si possono fare differenziazioni tra rifugiati. È insopportabile che afghani, iracheni siano ancora intrappolati nella foresta al confine tra Polonia e Bielorussia: vanno aiutati e accolti così come stiamo facendo con gli ucraini". Laura Boldrini, ex presidente della Camera, ex portavoce dell'Unhcr, deputata del Pd e presidente del Comitato diritti umani della Camera, ha votato sì al decreto Ucraina alla Camera, pur in dissenso sull'invio di armi a Kiev. Ma le misure a sostegno dei rifugiati e di chi rimane in Ucraina, dice, sono importantissime. Tuttavia "che la Ue mandi armi tradisce il patto per la pace su cui è nata".
Boldrini, bocciare l'invio di aiuti militari in Ucraina, non significa voltare la faccia dall'altra parte?
"Innanzitutto una premessa. Penso che Putin sia un pericolo per il mondo, che viva un delirio di onnipotenza e che vada fermato. Ma il punto è: come va fermato? Le sanzioni sono uno strumento efficace e devono essere ancora più stringenti, così da arrivare a una sollevazione della ristretta cerchia degli oligarchi e poi del popolo russo, che è vittima della politica liberticida di Putin".
Ma sull'invio di armi all'Ucraina non è d'accordo?
"No, perché le armi non circoscrivono il conflitto, ma lo allargano e allungano i tempi dell'agonia. Lo dico avendo in tante occasioni lavorato in luoghi in guerra per conto dell'Alto commissariato per le Nazione Unite per i rifugiati. Lo dico quindi a ragion veduta e partendo dal presupposto che ogni situazione è a sé stante. Nella guerra tra Russia e Ucraina c'è uno Stato che aggredisce un altro Stato e non è paragonabile alla situazione del Kosovo e in genere della ex Jugoslavia, dove si trattò di una guerra civile che aveva come obiettivo la pulizia etnica. Nella guerra di aggressione della Russia contro l'Ucraina, la sproporzione delle forze in campo è enorme. Le armi inviate vanno anche ai civili, ai volontari non formati che non hanno una preparazione militare. Dubito, quindi, che mandare le armi sia efficace".
Le armi servono in questo caso a proteggersi, non crede?
"Non basta avere un'arma per proteggersi. Ma soprattutto la guerra è il terreno di Putin: noi dobbiamo promuovere una azione politica che veda tutti i leader mondiali impegnati".
L'Europa dovrebbe avere una maggiore iniziativa?
"L'Europa dovrebbe essere capofila della trattativa e del dialogo tra le parti, perché ha una responsabilità storica e politica: l'Unione europea, che ci ha garantito 70 anni senza conflitti interni, è infatti il più grande progetto di pace della storia. L'obiettivo dei padri fondatori era "mai più guerra tra di noi" e questo impone all'Ue di agire come entità di pace, anche quando i conflitti sono alle nostre porte. A mio avviso inviare armi tradisce questa eredità e questa cultura politica".
Lei alla fine ha votato sì al decreto Ucraina.
"Sì, perché la maggior parte dei punti sono condivisibili. È importante inviare aiuti umanitari all'Ucraina, così come fornire sostegno ai rifugiati ucraini che vengono da noi, oltre a supportare le aziende italiane danneggiate dal conflitto. Sull'invio delle armi ho voluto astenermi, come già avevo fatto nella risoluzione. Mi preoccupa anche che, sulla scia della guerra russo-ucraina, siano aumentati gli investimenti militari di alcuni Stati europei tra cui la Germania".
"Ero per l'astensione. Gli investimenti vanno fatti per maggiore integrazione politica europea che dovrebbe riguardare ambiti come difesa, politica energetica affari sociali, salute, ambiente e immigrazione. Oltre al covid, anche questa guerra ci fa capire quanto sia importante avere come obiettivo gli Stati Uniti d'Europa".
Bisogna potenziare la rete d'accoglienza?
"Da noi arrivano prevalentemente i rifugiati ucraini che hanno qui i familiari. Quindi il sistema di accoglienza deve essere diffuso sul territorio e prevedere sostegni economici alle famiglie ospitanti. È importante che la Ue abbia messo in atto la direttiva 55 del 2001 per la protezione temporanea, però bisogna evitare che venga fatta una differenziazione di trattamento tra rifugiati. Trovo insopportabile che nella foresta al confine tra Polonia e Bielorussia siano ancora intrappolati rifugiati iracheni, afghani, siriani eccetera. Le bombe uccidono ad Aleppo, a Jalalabad come a Kiev, quindi no al doppio standard".
Salvini parla di accogliere i profughi veri, quelli che fuggono da una guerra vera com'è in Ucraina.
"Non sta a lui decidere chi è un vero rifugiato e chi non lo è. Per questo, in Italia esistono le commissioni territoriali che lo fanno di mestiere. Purtroppo nel mondo ci sono ancora tanti regimi dittatoriali e tanti conflitti che generano milioni di rifugiati: chi compie una differenziazione arbitraria vuole alterare la realtà e finisce per dimostrare solo razzismo".