Minacce russe all'Italia, Borghi (Pd): "Mosca non perdona a Guerini di aver impedito lo spionaggio del Cremlino nel 2020"
di Giovanna Casadio , di Giovanna CasadioROMA - "Mosca non perdona a Lorenzo Guerini di avere agito per mettere in assoluta sicurezza le nostre infrastrutture strategiche quando nel marzo del 2020 un contingente militare russo venne in Italia per l'emergenza Covid". Enrico Borghi, responsabile Sicurezza del Pd, amico personale del ministro della Difesa, ha pochi dubbi: avere impedito allora l'attività di spionaggio dei russi è una delle ragioni del "pizzino" fatto recapitare da Vladimir Putin al governo italiano.
Borghi, le minacce di Mosca al ministro della Difesa Guerini a cosa mirano?
"Sono frutto di propaganda per oscurare il dato di realtà che il blitzkrieg è fallito e la Russia si sta impantanando nelle steppe ucraine. Mosca non perdona poi al ministro Guerini di avere operato per mettere in assoluta sicurezza le nostre infrastrutture strategiche - porti, centrali, arsenali - quando a marzo 2020 un contingente mili…
ROMA - "Mosca non perdona a Lorenzo Guerini di avere agito per mettere in assoluta sicurezza le nostre infrastrutture strategiche quando nel marzo del 2020 un contingente militare russo venne in Italia per l'emergenza Covid". Enrico Borghi, responsabile Sicurezza del Pd, amico personale del ministro della Difesa, ha pochi dubbi: avere impedito allora l'attività di spionaggio dei russi è una delle ragioni del "pizzino" fatto recapitare da Vladimir Putin al governo italiano.
Borghi, le minacce di Mosca al ministro della Difesa Guerini a cosa mirano?
"Sono frutto di propaganda per oscurare il dato di realtà che il blitzkrieg è fallito e la Russia si sta impantanando nelle steppe ucraine. Mosca non perdona poi al ministro Guerini di avere operato per mettere in assoluta sicurezza le nostre infrastrutture strategiche - porti, centrali, arsenali - quando a marzo 2020 un contingente militare russo venne in Italia per l'emergenza Covid".
Lei è legato da una lunga amicizia a Guerini: come ha reagito in privato il ministro?
"Ha rassicurato tutti noi. E ha sdrammatizzato. Ci vuole ben altro per spaventare un patriota vero, detto senza retorica, come Lorenzo".
Gli aiuti russi all'Italia per il Covid hanno nascosto quindi molte opacità?
"I russi hanno interpretato la loro attività degli ultimi dieci anni immaginando che l'Italia fosse il ventre molle dell'Europa. Almeno dalla crisi del debito sovrano in poi. Probabilmente certe reazioni stizzite tradiscono il fatto che quello che credevano un "investimento" non ha ritorni".
Chi volle quella missione anti Covid: furono i russi a proporsi o Palazzo Chigi, e l'allora premier Conte, a chiamarli?
"Si sa che fu il risultato di una telefonata tra Conte e Putin, non conosco di più. Ripeto però che le nostre infrastrutture strategiche sono state tutelate. Putin l'aveva previsto inoltre come operazione di propaganda interna per avallare la sua tesi di presunta superiorità del modello russo rispetto all'Occidente".
Berlusconi non ha detto una parola su Putin e l'invasione dell'Ucraina. Salvini ha avuto relazioni molte strette con la Russia putiniana. Alcuni grillini sono russofili. Pezzi di politica nostrana sono stati o sono al servizio di Mosca?
"Ci sono fatti che parlano da soli. Silvio Berlusconi non ha espresso un giudizio sulla guerra in Ucraina. L'automatico rinnovo del protocollo di collaborazione tra la Lega di Matteo Salvini e il partito di Putin è un fatto. Le posizioni di quei 5Stelle i quali sostengono che dopo Volodymyr Zelensky in Parlamento debba parlare anche Putin, sono l'altro tassello di questo puzzle. Per fortuna che il leader del M5S, Giuseppe Conte ha fatto chiarezza sulla posizione del Movimento. Però c'è "un prima e un dopo" il 24 febbraio del 2022, la data dell'inizio della guerra. È come il 22 settembre del 1947, quando Stalin fece nascere il Cominform, gettando il mondo dentro una polarizzazione che ha spazzato dal campo i terzismi".
In Italia insomma ci sono ambiguità politiche evidenti?
"Pezzi interi dell'establishment, non solo politici, ma anche economici, finanziari, della comunicazione, hanno apertamente ammiccato al putinismo. Ora però, tertium non datur: da una parte c'è la democrazia, dall'altra l'autocrazia, l'assolutismo politico. Noi Democratici non abbiamo dubbi sulla scelta dell'Italia".
Quali sono le conseguenze oggi per la sicurezza italiana?
"Oltre alla vicinanza geografica (Trieste è più vicina a Leopoli che a Palermo), parlerei di conseguenze larghe. Bisogna considerare che l'impatto globale della guerra toccherà altre realtà geografiche apparentemente fuori da questo teatro, in questo momento. Tutto il Nord Africa vive di grano e di cereali assicurati dall'export di Russia e Ucraina che la guerra mette in discussione. Dobbiamo guardare in faccia la situazione se vogliamo evitare una ondata migratoria legata a un drammatico problema di fame, innescato dalla riduzione della produzione e dall'aumento dei prezzi".
C'è il pericolo di una terza guerra mondiale?
"Non dobbiamo neppure abituarci ad evocarla. Penso a quando Papa Francesco parlò di terza guerra mondiale a pezzetti: sembrava un paradosso, era una profezia".