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M5S, Conte: "Petrocelli sugli aiuti all'Ucraina? Se non vota più la fiducia a Draghi si pone fuori dal Movimento"

Il leader del Movimento, intervistato da Vespa, ha tagliato corto sul presidente cinquestelle della commissione Esteri, noto per le sue posizioni filo-russe. Che da giorni ripete:"Non mi dimetto"
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Stavolta Giuseppe Conte difficilmente lo perdonerà: Vito Petrocelli viaggia veloce verso l'espulsione dal Movimento 5 Stelle. Il presidente della Commissione Esteri del Senato, note simpatie filo Mosca, il primo marzo ha votato no alla risoluzione sugli aiuti italiani all'Ucraina. E in quel caso il leader M5S lo aveva difeso, derubricando l'incidente a "voto di coscienza". Ma l'ex premier non concederà un bis, anche perché stavolta in discussione a Palazzo Madama c'è un decreto del governo, già bollinato dall'aula della Camera col voto del M5S (fatti salvi 4 voti in dissenso). Soprattutto, Petrocelli non sembra intenzionato a schermare il suo no con tattiche parlamentari. Non si nasconde. Anzi, rilancia. Dopo settimane passate in silenzio, oggi tra tweet e dichiarazioni alle agenzie stampa annuncia che voterà no al decreto appena approdato a Palazzo Madama (a meno che non sia in viaggio negli Usa, da cui per&o…

Stavolta Giuseppe Conte difficilmente lo perdonerà: Vito Petrocelli viaggia veloce verso l'espulsione dal Movimento 5 Stelle. Il presidente della Commissione Esteri del Senato, note simpatie filo Mosca, il primo marzo ha votato no alla risoluzione sugli aiuti italiani all'Ucraina. E in quel caso il leader M5S lo aveva difeso, derubricando l'incidente a "voto di coscienza". Ma l'ex premier non concederà un bis, anche perché stavolta in discussione a Palazzo Madama c'è un decreto del governo, già bollinato dall'aula della Camera col voto del M5S (fatti salvi 4 voti in dissenso). Soprattutto, Petrocelli non sembra intenzionato a schermare il suo no con tattiche parlamentari. Non si nasconde. Anzi, rilancia. Dopo settimane passate in silenzio, oggi tra tweet e dichiarazioni alle agenzie stampa annuncia che voterà no al decreto appena approdato a Palazzo Madama (a meno che non sia in viaggio negli Usa, da cui però, fa sapere, esprimerà comunque la sua contrarietà). Invita il M5S a uscire dal governo bollato come "interventista" e "co-belligerante". Giura che non voterà più la fiducia a Draghi, su qualsiasi provvedimento. Insomma, come ammette anche Giuseppe Conte, intervistato stasera da Bruno Vespa per Porta a Porta, "se Petrocelli dichiara oggi, a dispetto del ruolo che fino ad ora ha avuto, che non appoggerà più questo governo evidentemente si pone fuori dal M5s per scelta personale".

Conte ha tentato fino all'ultimo una mediazione, spingendo per un abbassamento dei toni. Ma con i suoi era già stato chiaro: se Petrocelli confermerà il no al decreto Ucraina, arrivato oggi in commissione Esteri, la strada è a senso unico. Sarà allontanato dal M5S. Conferma la linea delle azioni disciplinari la capogruppo grillina al Senato, Mariolina Castellone: "È chiaro che se voterà in maniera diversa rispetto al gruppo su una fiducia, è un problema. In quel caso sono previste sanzioni". Anche un big come il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, si dissocia: "Quelle del senatore Petrocelli sono considerazioni personali che non rappresentano la posizione del M5S. Le posizioni del M5S sono quelle indicate da Conte".

Lasciare il Movimento non significa lasciare la presidenza della Commissione. A quella postazione, Petrocelli ci tiene. Eccome: "Non ci penso a dimettermi", spiega al capannello di cronisti che lo aspettano nel cortile di Palazzo Madama, subito dopo la seduta congiunta delle commissioni Esteri e Difesa. In quella sede, diversi esponenti chiedono la sua testa, dato che la linea sul no al decreto Ucraina era già emersa nella mattinata. E allora da Italia Viva, con Laura Garavini, al Pd con Alessandro Alfieri, alla Lega con Stefano Lucidi, fioccano dichiarazioni in cui, con diverse sfumature, viene chiesto a Petrocelli un passo indietro. Anche Forza Italia, con Stefania Craxi, è per le dimissioni.


Ma, particolare non di poco conto, per le presidenze di commissione non c'è sfiducia. Quindi le richieste dei partiti sono come un'arma spuntata. Petrocelli può restare dov'è. A meno che non intervenga la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che ha il potere di sciogliere l'intera commissione, come fu fatto in un'altra legislatura, era il 2009, quando venne invalidata la Vigilanza Rai, pur di disfarsi del senatore che la capeggiava, Riccardo Villari. È una mossa che alcuni parlamentari, soprattutto di IV e Lega, caldeggiano. Il Pd la vede come un' extrema ratio. Ma in ogni caso l'ultima parola spetta a Casellati. Nel frattempo Petrocelli rimane in carica. E conferma anche il viaggio negli States: "In quella sede esprimerò comunque la posizione del governo e della maggioranza italiana". Cioè l'opposto di quanto pensa sulla guerra in Ucraina.