M5S-Lega: dal no agli aiuti militari all'Ucraina alla freddezza verso la Nato, l'intesa ritrovata tra Salvini e Conte
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleCerti amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Trent'anni dopo, la celebre hit di Venditti sembra scritta apposta per raccontare la brutale rottura di una relazione (politica), che però può sempre ricominciare, tanta è la nostalgia dei bei momenti trascorsi insieme: quelli in cui Lega e Movimento 5 Stelle avevano il vento in poppa e governavano in tandem il Paese. Colonna sonora ideale di un riavvicinamento, dopo il lungo gelo calato tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini nell'estate del Papeete, che le cronache parlamentari registrano ormai da mesi. Sebbene dettato più da ragioni di reciproco interesse - risollevare le pencolanti sorti elettorali di entrambi e cercare di riconquistare il primato perduto all'interno delle rispettive coalizioni - anziché da una reale consonanza sui programmi.
Tranne che in politica estera, dove la freddezza nei confronti della Nato e i rapporti cordiali con la Russia di Vladimir Put…
Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano. Trent'anni dopo, la celebre hit di Venditti sembra scritta apposta per raccontare la brutale rottura di una relazione (politica), che però può sempre ricominciare, tanta è la nostalgia dei bei momenti trascorsi insieme: quelli in cui Lega e Movimento 5 Stelle avevano il vento in poppa e governavano in tandem il Paese. Colonna sonora ideale di un riavvicinamento, dopo il lungo gelo calato tra Giuseppe Conte e Matteo Salvini nell'estate del Papeete, che le cronache parlamentari registrano ormai da mesi. Sebbene dettato più da ragioni di reciproco interesse - risollevare le pencolanti sorti elettorali di entrambi e cercare di riconquistare il primato perduto all'interno delle rispettive coalizioni - anziché da una reale consonanza sui programmi.
Tranne che in politica estera, dove la freddezza nei confronti della Nato e i rapporti cordiali con la Russia di Vladimir Putin appaiono ampiamente condivisi: tradotti nelle quotidiane battaglie giallo-verdi contro gli aiuti militari all'Ucraina e il governo che li ha decisi. Il vero terreno d'incontro stabile tra i due ex.
Il ritorno di fiamma sul Quirinale
A riaccendere la fiamma è stata la partita sul Quirinale. È in quel frangente che Conte e Salvini hanno ripreso a sentirsi e a vedersi da soli, spesso tenendo all'oscuro i rispettivi partner, Enrico Letta e Giorgia Meloni, che infatti non l'hanno presa benissimo. Obiettivo comune: sbarrare la strada per il Colle a Mario Draghi, il cui arrivo a Palazzo Chigi avevano entrambi subito. Ma anche dare scacco agli alleati - uno al Pd, l'altro a Fdi - che già allora avevano sopravanzato M5S e Lega nei sondaggi. Prima hanno provato a stringere un pre-accordo su Franco Frattini, l'ex ministro berlusconiano subito affondato per le sue simpatie filo-russe. Quindi hanno ritentato con Elisabetta Belloni, la diplomatica che guida i Servizi segreti. Due manovre bloccate, per motivi diversi, dalla rivolta interna alla maggioranza. Che ha imposto ai due aspiranti kingamaker una sonora sconfitta, tuttavia servita a riprendere un flirt divenuto sempre più assiduo nelle settimane a venire.
Il gioco di sponda, dal catasto al Green Pass
Il gioco di sponda tra Conte e Salvini si è fatto talmente frequente da impensierire le altre forze di governo. Tutti a chiedersi quali siano le loro reali intenzioni, sospettando ora che vogliano uscire dall'esecutivo (per farlo cadere?) ora che intendano solo guadagnare visibilità e dunque consenso. Magari per riproporre, con o senza la modifica della legge elettorale, una riedizione di quel patto grillo-leghista che nessuno dopo le elezioni del 2018 riteneva possibile. E così, a guerra non ancora iniziata, mentre il Carroccio alzava le barricate sulla riforma del catasto, a sorpresa il leader cinquestelle si accodava (nonostante il voto a favore espresso dai suoi in Cdm) e tuonava: "Il M5S non vuole nessuna tassa patrimoniale o sulla casa, l'ho ribadito anche a Draghi. Giovedì si trattava di approvare una norma legata più in generale a una delega fiscale, semplicemente per digitalizzare l'archivio delle proprietà immobiliari".
Neppure il tempo di esaurire la polemica, che rieccoci, stavolta sul Green Pass: "Il governo deve prendere atto di una situazione in netto miglioramento ed alleggerire le misure anti-Covid", sancisce il capo grillino, "in particolare l'obbligo di green pass rafforzato nei posti di lavoro per gli over 50: una misura giusta quando la curva era in salita, ma con i dati attuali restare a casa senza una retribuzione non è più accettabile". Con Salvini svelto a gongolare: "Bene Conte, la Lega non è più sola in questa battaglia: via subito l'obbligo sui luoghi di lavoro".
L'ultima battaglia sulla guerra di Putin
Lo stesso film già visto sul ddl "concorrenza" che si prefigge di mettere a gara le concessioni balneari. La Lega fa muro e il Movimento dà man forte, pubblicizzando addirittura sui social l'incontro promosso dall'avvocato con gli operatori del settore "per migliorare la legge". Idem, a parti invertite, sul superbonus edilizio, bandiera storica dei Cinquestelle che il Tesoro vorrebbe ammainare: stavolta è Salvini a venire in soccorso dell'ex alleato. Uniti, adesso, dalla medesima ambiguità sul sostegno all'Ucraina, che Draghi vorrebbe incondizionato e loro invece no. La Lega si contorce sull'invio delle armi alla resistenza di Kiev. I Cinquestelle sull'aumento della spesa militare fino al 2% del Pil. Insieme, al Senato, si apprestano a votare un ordine del giorno che in qualche modo annacqua la posizione intransigente del governo contro la guerra di Putin. Ennesima tappa di una convergenza che, chissà, domani potrebbe riportarli all'altare. Come quattro anni fa. I tifosi in entrambe le squadre certo non mancano.