M5S, la mail di Petrocelli con i "migliori saluti" alla Russia per disdire l'accordo con il Parlamento di Mosca
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoNon una parola di condanna sulla guerra scatenata da Putin. Tanto burocratese. E una chiosa benevola: "migliori saluti" a Mosca. Ecco la mail con cui il presidente della Commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli, ha fatto sapere alla Camera alta del parlamento russo che non potrà più collaborare con Palazzo Madama. Petrocelli, ribattezzato Petrov nel Movimento 5 Stelle proprio per gli anni passati ad ammiccare al Cremlino, aveva promosso il protocollo tre anni fa, ai tempi del governo gialloverde, con tanto di ratifica a Mosca il 17 giugno 2019. L'accordo prevedeva un "dialogo parlamentare strategico di alto livello", con "riunioni bilaterali regolari", in Russia e in Italia, per scambiare informazioni "sulla situazione internazionale, la cooperazione economica e nel settore della sicurezza".
Dopo l'invasione in Ucraina, messo alle strette…
Non una parola di condanna sulla guerra scatenata da Putin. Tanto burocratese. E una chiosa benevola: "migliori saluti" a Mosca. Ecco la mail con cui il presidente della Commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli, ha fatto sapere alla Camera alta del parlamento russo che non potrà più collaborare con Palazzo Madama. Petrocelli, ribattezzato Petrov nel Movimento 5 Stelle proprio per gli anni passati ad ammiccare al Cremlino, aveva promosso il protocollo tre anni fa, ai tempi del governo gialloverde, con tanto di ratifica a Mosca il 17 giugno 2019. L'accordo prevedeva un "dialogo parlamentare strategico di alto livello", con "riunioni bilaterali regolari", in Russia e in Italia, per scambiare informazioni "sulla situazione internazionale, la cooperazione economica e nel settore della sicurezza".
Dopo l'invasione in Ucraina, messo alle strette da tutti i membri della Commissione Esteri, Petrocelli ha dovuto fare retromarcia. E così, dopo un voto all'unanimità dell'organismo del Senato, ha disdetto il protocollo. La mail non è firmata direttamente dal senatore grillino (ormai in odore di espulsione). Il compito è stato demandato ad anonimi impiegati, "l'ufficio di segreteria". Nel testo del 15 marzo, indirizzato all'Ufficio bilaterale dell'Ambasciata russa in Italia, si legge: "Gentili signori, su incarico del senatore Vito Petrocelli, presidente della Commissione affari esteri, emigrazione del Senato, ci preme comunicare, vostro tramite, all'omologo presidente del Comitato per gli affari esteri della Federazione dell'Assemblea federale della Federazione russa che, in data odierna, l'Ufficio di presidenza della Commissione affari esteri, emigrazione del Senato ha deciso, all'unanimità, di denunciare il 'Protocollo sulla cooperazione parlamentare tra la Commissione affari esteri, emigrazione del Senato della Repubblica Italiana e il Comitato per gli affari esteri della Federazione dell'Assemblea Federale della Federazione russa', firmato a Mosca il 17 giugno 2019".
La mossa, prosegue la lettera, "deve intendersi quale scioglimento unilaterale del vincolo collaborativo posto in essere, all'epoca, tra le due parti, a motivo dell'aggressione russa dell'Ucraina". La parola guerra, si diceva, non è menzionata. E anche sull'"aggressione russa" non vengono aggiunti giudizi di merito. La mail si chiude con i "migliori saluti" da porgere a Mosca. Dove intanto la Tass, l'agenzia di stampa del Cremlino, oggi dedica un lungo articolo proprio a Petrocelli e al suo annuncio di votare no al decreto Ucraina. Nell'articolo, vengono citate alcune dichiarazioni rilasciate ieri dal senatore M5S, tra cui questa: "La popolazione del Donbass è stata oggetto di atti criminali da parte di formazioni naziste".
Mentre Giuseppe Conte si è ormai convinto ad espellerlo dal Movimento (tocca capire come, dato che tutti i vertici dei 5 Stelle sono sospesi), Petrocelli conferma di non voler lasciare la presidenza della Commissione, come gli chiede anche il segretario del Pd, Enrico Letta. La replica di "Petrov" è via Twitter: "Io non mi dimetto. Non ho mai fatto né mai farò quello che mi chiede un qualsiasi segretario del Pd".