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Anpi, Pagliarulo ribadisce il no alle armi all'Ucraina: "Non siamo una caserma, tra noi pluralità di opinioni". Polemica sulla Nato

Il 17esimo congresso dell'Anpi a Riccione (Foto di Concetto Vecchio) 
Il presidente inaugura il diciassettesimo congresso dell'Associazione partigiani a Riccione. E ribadisce: "Mandare aiuti militari a Kiev significa alzare la tensione internazionale. Il ruolo della Nato va ripensato". Fischi alla Cisl per la posizione pro Alleanza atlantica. Liliana Segre: "Non è ammessa equidistanza".
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RICCIONE - "Come stai?" chiede Enrico Letta al presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo al termine della sua relazione al congresso dei partigiani a Riccione. "Ora che ti vedo sto meglio", è la risposta. Viste da vicino le due sinistre divise dalla guerra non sembrano poi così lontane. Per il leader pd selfie e strette di mano di molti delegati. Pagliarulo dal palco ribadisce il no all'invio di armi ma ricorda, con tono piccato, che l'associazione dei partigiani "non è una caserma. Tra di noi, per fortuna, sussistono opinioni diverse". Il riferimento è alle polemiche sorte dopo il distinguo del presidente onorario Carlo Smuraglia, 98 anni, che, in contrapposizione alla linea ufficiale dell'associazione, ha equiparato la resistenza ucraina a quella italiana del 1943-1945, dicendosi favorevole agli aiuti militari. Liliana Segre, applauditissima, ha ricordato che "non è concepibile nessuna equidistanz…

RICCIONE - "Come stai?" chiede Enrico Letta al presidente dell'Anpi Gianfranco Pagliarulo al termine della sua relazione al congresso dei partigiani a Riccione. "Ora che ti vedo sto meglio", è la risposta. Viste da vicino le due sinistre divise dalla guerra non sembrano poi così lontane. Per il leader pd selfie e strette di mano di molti delegati. Pagliarulo dal palco ribadisce il no all'invio di armi ma ricorda, con tono piccato, che l'associazione dei partigiani "non è una caserma. Tra di noi, per fortuna, sussistono opinioni diverse". Il riferimento è alle polemiche sorte dopo il distinguo del presidente onorario Carlo Smuraglia, 98 anni, che, in contrapposizione alla linea ufficiale dell'associazione, ha equiparato la resistenza ucraina a quella italiana del 1943-1945, dicendosi favorevole agli aiuti militari. Liliana Segre, applauditissima, ha ricordato che "non è concepibile nessuna equidistanza se vogliamo essere fedeli ai nostri valori". Ed è la posizione che riecheggia dal messaggio inviato stamane dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo cui l'attacco russo colpisce le idee fondanti della Liberazione. "Sono i valori della Resistenza che ci interrogano", precisa non a caso il Capo dello Stato. 

Pagliarulo ha detto che "le ragioni originarie della Nato sono venute meno essendone caduti i presupposti storico-politici col crollo del Muro di Berlino. Nel nuovo mondo multipolare e nella prospettiva di un sistema difesa europeo è perciò ragionevole una progressiva dismissione delle strutture Nato". Gli ha risposto, nel pomeriggio, Andrea Cuccello, segretario confederale della Cisl: "Perché dovremmo uscire dalla Nato? Io la vedo come un elemento di garanzia". Fischi dalla sala. Lo stesso concetto lo usò Enrico Berlinguer nella famosa intervista a Giampaolo Pansa sull'ombrello della Nato, nel giugno 1976. Cuccello ha insistito: "Il popolo ucraino lo lasciamo senza armi?" Mormorii. "Mi avevate detto che qui era possibile esprimere posizioni diverse".

Aperto da un intervento di Zaki in videoconferenza, proseguito con l'arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, il convegno dell'Anpi al Palacongressi ha le sembianze di un vero congresso di partito, quelli di una volta. Pagliarulo, 72 anni, già senatore cossuttiano, parla per un'ora e quaranta minuti, interrotto più volte dagli  applausi dei quattrocento delegati presenti in rappresentanza dei 135mila iscritti. Un intervento lungo ventuno cartelle. Numerose le citazioni, su tutti Papa Bergoglio, il vero punto di riferimento dell'assise.   

I partigiani fecero la Resistenza con le armi contro il nazifascismo, anche aiutati militarmente dagli alleati: può il popolo ucraino fare diversamente ora? "Non è in discussione la condanna irreversibile dell'invasione russa, le violenze imperdonabili e la piena e concreta solidarietà col popolo ucraino e il suo diritto alla resistenza", scandisce Pagliarulo. Ma allo stesso tempo contesta che quella definisce - attaccando i giornali - "la militarizzazione del dibattito pubblico". Ovvero, a suo dire, "il misto di fake news e aggressioni verbali a chiunque si permetta di contraddire il loro verbo. Esattamente il contrario della difesa dei valori occidentali di cui si dicono vessilliferi". Menziona Eschilo: "La prima vittima della guerra è la verità". Invece "dobbiamo cercare di capire le cause e il contesto".  

Quale sarebbe? È un errore "ignorare o minimizzare la recente storia ucraina, da Maidan alle formazioni naziste ucraine, alla Crimea, al Donbass, alle interferenze russe, alla strage nazista alla Casa dei sindacati di Odessa del 2014 e a tutto quello che è successo ad est negli ultimi vent'anni. Sbaglia chi guarda l'albero e non vede la foresta. Perciò non diamo scomuniche, ma nemmeno ne accettiamo". 

Quindi sì alle sanzioni, "ma intelligenti", no al sostegno militare, perché "si può interpretare da parte dello Stato invasore come un atto di cobelligeranza e che comunque alza ulteriormente il livello della tensione internazionale". E che "l'Ucraina da tempo sia stata riempita di armi dalla Nato lo sanno tutti". Sul punto - dice Pagliarulo - la pensa la maggioranza degli iscritti, ma anche degli italiani, stando ai sondaggi. "Le sanzioni parlano il linguaggio dell'economia, le armi della guerra". Pagliarulo ha criticato Draghi ("frettolosa la richiesta di fare entrare l'Ucraina nella Ue") , ma anche quei partiti che a parole si dicono contrari ma che poi in Parlamento votato a favore degli aiuti militari.

La presenza di Letta, di Giuseppe Conte (in videoconferenza), di Roberto Speranza sono il tentativo di tenere comunque unito il campo della sinistra, pur nella diversità delle opinioni.  "Pd e Anpi saranno sempre nella stessa parte del campo, quello dell'antifascismo", ha detto Letta. L'Anpi ha molte anime. I consensi più forti sono stati tributati dalla platea a don Luigi Ciotti che con molta passione si è domandato: "Dove sei Europa? Dove sei Onu?", dopo aver esordito con un: "Cari compagni...di viaggio".

Il fondatore delle sardine, Mattia Santori, ha spiegato di essere contrario all'invio di armi ("ci sono arrivato dopo settimane di analisi e di contorsioni personali"), ma di capire le ragioni del Pd, "dato il suo ruolo al governo". Per il presidente dell'Anpi di Roma, Fabrizio De Sanctis, "è forzato il paragone tra la nostra Resistenza e quella ucraina", perché "paragoniamo due periodi storici differenti". Dall'Uruguay si è collegato anche l'ex presidente Jose Alberto Mujica. Molto apprezzata Gianna Fracassi (Cgil) per avere detto che gli attacchi all'Anpi "sono fuori dalla decenza".

Ma che fare per uscirne? Come imporre concretamente a Putin la fine delle ostilità?

"L'Unione ha finora risposto in maniera frenetica ad ogni mossa militare russa accettando la sua agenda, che andrebbe capovolta. L'Anpi propone perciò che la Ue si faccia portatrice di una proposta rivolta a tutti i Paesi europei non Ue che aggiorni gli accordi di Helsinki del 1975 a cominciare dall'inviolabilità dei confini nazionali", ha spiegato Paglairulo. Soprattutto "stabilisca un'ampia zona smilitarizzata e denuclearizzata lungo tutta la fascia di confine fra la Russia e gli altri Paesi. Per questo la Ue deve parlare con una voce sola, disponendo di un suo seggio al Consiglio di sicurezza Onu".