Sugli acquisti di gas primo ok in Europa. Ma il prezzo divide
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - L’Europa tenta la prima mossa per bloccare il prezzo del gas. Al Consiglio europeo di oggi, infatti, sarà approvata la proposta della Commissione di procedere allo stoccaggio e agli acquisti collettivi. Da qualche mese questa era anche la proposta italiana.
Il modello ricalca le procedure con cui l’Unione europea ha contrattato e comprato i vaccini contro il Covid. L’obiettivo è quello di calmierare i prezzi del gas cresciuti già alla fine dello scorso anno e ora letteralmente esplosi con lo scoppio della guerra in Ucraina. Il tentativo europeo è di presentarsi con un fronte unico in grado di trattare sul prezzo in maniera più efficace rispetto ai singoli paesi.
"Invece di farci concorrenza l’uno con l’altro - ha spiegato Ursula Von Der Leyen - dobbiamo usare il nostro peso e cominciare ad acquistare gas insieme. Come europei, non come 27 paesi membri diversi. Inoltre dovremmo utilizzare le nostre possi…
BRUXELLES - L’Europa tenta la prima mossa per bloccare il prezzo del gas. Al Consiglio europeo di oggi, infatti, sarà approvata la proposta della Commissione di procedere allo stoccaggio e agli acquisti collettivi. Da qualche mese questa era anche la proposta italiana.
Il modello ricalca le procedure con cui l’Unione europea ha contrattato e comprato i vaccini contro il Covid. L’obiettivo è quello di calmierare i prezzi del gas cresciuti già alla fine dello scorso anno e ora letteralmente esplosi con lo scoppio della guerra in Ucraina. Il tentativo europeo è di presentarsi con un fronte unico in grado di trattare sul prezzo in maniera più efficace rispetto ai singoli paesi.
"Invece di farci concorrenza l’uno con l’altro - ha spiegato Ursula Von Der Leyen - dobbiamo usare il nostro peso e cominciare ad acquistare gas insieme. Come europei, non come 27 paesi membri diversi. Inoltre dovremmo utilizzare le nostre possibilità di stoccaggio in alcuni paesi membri per garantire le forniture ovunque nell’Unione". Per questo sarà obbligatorio riempire i serbatoi nazionali al 90 per cento entro il prossimo ottobre.
Per il momento, invece, non è stato accolto l’altro suggerimento di Roma: ossia imporre un tetto al costo del metano. Una strada che altri Paesi, come l’Olanda, non vogliono percorrere invocando il libero mercato e sottolineando il rischio che in caso di risposta negativa del venditore l’Ue si ritroverebbe senza una replica adeguata e senza un corretto approvvigionamento.
Nello stesso tempo tornerà in discussione la possibilità di slegare il mercato del gas da quello elettrico. Ossia non far dipendere eccessivamente la bolletta della luce dagli aumenti dai costi d’acquisto del carburante. Il meccanismo attuale infatti prevede che sia il prezzo più alto tra le fonti energetiche a determinare la tariffa dell’elettricità.
Nell’immediato, poi, i 27 vogliono respingere al mittente la richiesta russa di pagare in rubli e non in euro i rifornimenti di gas e petrolio. L’Ue la considera impraticabile per tre motivi: adeguare tutti i sistemi di pagamento comporta dei problemi tecnici difficilmente risolvibili in questa fase; il prezzo del gas aumenterebbe di un ulteriore 15 per cento; si aiuterebbe la Russia a rivalutare il rublo. Tre circostanze inaccettabili.
Stamattina, soprattutto in occasione del G7 che seguirà il vertice della Nato, si discuterà di ulteriori sanzioni contro la Russia. Una parte del “pacchetto” è pronto e riceverà il via libera oggi per essere formalizzato dagli Stati europei tra sabato e domenica. Si tratta di una nuova lista di persone e società considerate vicine al regime di Putin. Molti sono rappresentanti della Duma russa. E poi potrebbero essere chiusi i porti europei alle navi russe. Un altro modo per asfissiare e isolare l’economia russa.
In campo c’è anche una seconda parte, su cui l’Ue nelle ultime ore ha imposto una frenata. Le sanzioni sull’energia. Da Washington era arrivato un invito a procedere almeno con il blocco agli acquisti del petrolio russo. Tra gli alleati europei non sono mancate le perplessità e l’Ungheria ha addirittura minacciato di ricorrere al potere di veto. Allo stato, dunque, questa ipotesi è stata rinviata ma non eliminata dal tavolo di discussione. Tra i 27, infatti, tutti sono consapevoli che più il conflitto in Ucraina va avanti, più questa rappresenta un’opzione concreta. Come spiega una fonte diplomatica è "un piano inclinato".
Ma è evidente che nonostante le promesse di aiuto garantite da Biden, bandire il petrolio russo che rappresenta il 20% del totale acquistato dall’Europa (il 25% per l’Italia), per l’Ue non è una cosa da poco. Di certo l’“oro nero” è più facilmente sostituibile rispetto al gas ma comunque comporterebbe una rivoluzione. E poiché il concetto della "gradualità" è stato accettato anche dalla Casa Bianca, il primo passo che l’Unione europea è pronta a valutare nei prossimi giorni consiste nell’apporre dei dazi al petrolio russo. Una “import tax” da scaricare però sul “fornitore” e non sul “rifornito”. Cioè sulla Russia e non sull’Europa. Di certo, comunque, i passi da compiere contro il Cremlino non sono finiti e molti ce ne saranno.