M5S, Conte: “Non votiamo aumenti della spesa militare”. E sull'ipotesi della caduta del governo chat grilline in allarme: "Una follia"
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA — La conta in Senato sull’aumento delle spese militari sembra rimandata, ma nei partiti gli attriti montano sottotraccia. La Lega ieri ha messo a verbale il primo passo indietro, facendo sapere che avrebbe rinunciato a presentare un ordine del giorno, gemello a quello della Camera, per portare gli investimenti al 2% del Pil. E i 5 Stelle, riuniti fino a notte a Palazzo Madama, alla fine dovrebbero fare altrettanto: nessuno odg in senso contrario, per bloccare la crescita della spesa. Tattica parlamentare, anche perché in questa fase si fa fatica a governare i gruppi. E nessuno vuole mostrarsi spaccato.
Ma in un vertice a porte chiuse, il presidente del Movimento, Giuseppe Conte, ha fatto capire che terrà il punto: il M5S voterà no a qualsiasi provvedimento che alzi l’asticella. L’ordine di scuderia grillino vale per tutti, dai ministri in Cdm ai parlamentari. E viene ribadito anche in un tweet del sottosegretario all'Interno Carlo…
ROMA — La conta in Senato sull’aumento delle spese militari sembra rimandata, ma nei partiti gli attriti montano sottotraccia. La Lega ieri ha messo a verbale il primo passo indietro, facendo sapere che avrebbe rinunciato a presentare un ordine del giorno, gemello a quello della Camera, per portare gli investimenti al 2% del Pil. E i 5 Stelle, riuniti fino a notte a Palazzo Madama, alla fine dovrebbero fare altrettanto: nessuno odg in senso contrario, per bloccare la crescita della spesa. Tattica parlamentare, anche perché in questa fase si fa fatica a governare i gruppi. E nessuno vuole mostrarsi spaccato.
Ma in un vertice a porte chiuse, il presidente del Movimento, Giuseppe Conte, ha fatto capire che terrà il punto: il M5S voterà no a qualsiasi provvedimento che alzi l’asticella. L’ordine di scuderia grillino vale per tutti, dai ministri in Cdm ai parlamentari. E viene ribadito anche in un tweet del sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia: "Il M5S voterà no all`aumento delle spese militari. Oggi la priorità è contrastare il caro bollette, un bonus energia per le piccole e medie imprese e incentivare le energie rinnovabili per diminuire la dipendenza dal gas russo".
L’ex premier ha corretto in corsa la linea dei peones, che giovedì alla Camera avevano votato il testo presentato dalla Lega. Con una batteria di dichiarazioni, Conte ha fatto inversione a U: no all’aumento, ci sono altre priorità. Concetto ribadito anche ieri. Per il leader stellato la difesa comune europea dovrebbe servire semmai "a razionalizzare la spesa, non a moltiplicarla".
Conte sa che non tutti, nel Movimento, la pensano allo stesso modo. C’è un po’ la sensazione del “liberi tutti”, come da whatsapp di Vito Crimi in una chat interna. Per questo, per tenere a bada il dissenso, l’ex premier vuole resuscitare subito il collegio dei probiviri, che commina sanzioni ed espulsioni. Cinque i nomi in lizza ufficializzati ieri notte, tra cui Danilo Toninelli e Fabiana Dadone. La terna sarà ratificata dagli iscritti domenica e lunedì, in contemporanea al voto-bis sulla leadership di Conte, imbrigliata dalla sospensiva di Napoli. Nella stessa tornata di clic, sarà scelto il sostituto di Luigi Di Maio, dimissionario da febbraio dal comitato dei garanti: se la giocano la senatrice Laura Bottici e Jacopo Berti, ex candidato in Veneto.
Intervistato dalla Stampa oggi, il leader 5S ha ribadito che l'urgenza in questo momento riguarda famiglie e imprese, da proteggere dalla crisi. E all'obiezione che in caso di voto contrario potrebbe cadere il governo, ha replicato che "ognuno farà le sue scelte", ma confida che il progetto Difesa europea "sia portato avanti con ponderazione, razionalizzando e non moltiplicando le spese, e attraverso uno sforzo comune europeo". In rivolta i gruppi e chat bollenti: "Staccare la spina al governo adesso sarebbe una follia", si sfoga un parlamentare stellato. "Come si fa, in mezzo a una guerra, a minacciare la caduta del governo?". "Passeremmo per irresponsabili mentre c'è il caos in Ucraina...".
Sempre nel vertice di ieri, Conte si è detto arcistufo delle "dichiarazioni in libertà" dei "singoli parlamentari", che rischiano di "distruggere la linea chiara del gruppo". Ce l’ha soprattutto con Vito Petrocelli, il presidente della Commissione Esteri del Senato, che ha annunciato il suo no al decreto Ucraina e al governo Draghi. Nell’elenco dei sanzionandi figurano anche parlamentari semplici, protagonisti delle uscite strampalate di questi giorni, come chi ha proposto la video-call di Putin a Montecitorio per "bilanciare" quella di Zelensky. Petrocelli di fatto è già fuori dal M5S. Ma non intende lasciare la poltrona di presidente di Commissione. Ecco perché i partiti, da Iv al Pd, ragionano sull’exit strategy: lo scioglimento di tutto l’organismo, come avvenne nel 2009 per la Vigilanza Rai. La mossa spetta alla presidente del Senato, Elisabetta Casellati, che per ora ha bloccato la trasferta di “Petrov” negli Usa, prevista la settimana prossima.
Anche nella Lega si registrano fibrillazioni. Diversi parlamentari criticano le sanzioni alla Russia. Matteo Salvini, peraltro assente ieri in Senato (come diversi M5S) al voto sulla risoluzione di maggioranza dopo l’intervento di Draghi, si è augurato che l’aumento della spesa militare sia "contenuto". Anche se alla Camera è stato il suo partito a incalzare il governo. E in questo quadro, il capogruppo Max Romeo chiede a Draghi di abbassare i toni, "percepiti - dice - un po’ troppo belligeranti".