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Riforma del Csm, l'approdo alla Camera slitta all'11 aprile. Ipotesi fiducia, ma il centrodestra si ribella

La ministra della Giustizia Marta Cartabia (ansa)
Il Csm boccia il testo: "A rischio l'indipendenza dei giudici". Con Cartabia Pd e M5S. Protestano Lega e Fi perché Draghi aveva garantito di non metterla. Bongiorno: "Se le condizioni sono cambiate la Lega non darà il suo consenso a comprimere discussione". Costa (Azione): "Non voto se salta la presunzione d'innocenza"
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Una lite annunciata nella maggioranza sulla riforma del Csm. Da una parte Pd e M5S a fianco della ministra della Giustizia Marta Cartabia, dall'altra il centrodestra. La coalizione parla due lingue differenti. Si litiga sull'ipotesi della fiducia, che per bocca del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, si materializza come estremamente probabile, anzi necessaria per garantire una legge in vista del rinnovo del Csm. E ancora c'è tensione sul sorteggio come legge elettorale, chiesto dal centrodestra, ma che la Guardasigilli considera a rischio costituzionalità. Divisione sulla presunzione d'innocenza su cui Costa di Azione punta i piedi ("Non voto la legge se cambiate la norma"). Intanto un dato è certo, come anticipato da Repubblica, slitta l'approdo del testo in aula alla Camera, dal 28 marzo all'11 aprile, nel tentativo di ridurre ancora gli emendamenti, dagli attuali 250 a un centinaio.

Dura un p…

Una lite annunciata nella maggioranza sulla riforma del Csm. Da una parte Pd e M5S a fianco della ministra della Giustizia Marta Cartabia, dall'altra il centrodestra. La coalizione parla due lingue differenti. Si litiga sull'ipotesi della fiducia, che per bocca del ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà, si materializza come estremamente probabile, anzi necessaria per garantire una legge in vista del rinnovo del Csm. E ancora c'è tensione sul sorteggio come legge elettorale, chiesto dal centrodestra, ma che la Guardasigilli considera a rischio costituzionalità. Divisione sulla presunzione d'innocenza su cui Costa di Azione punta i piedi ("Non voto la legge se cambiate la norma"). Intanto un dato è certo, come anticipato da Repubblica, slitta l'approdo del testo in aula alla Camera, dal 28 marzo all'11 aprile, nel tentativo di ridurre ancora gli emendamenti, dagli attuali 250 a un centinaio.

Dura un paio d'ore la riunione della maggioranza sulla riforma del Csm, proprio mentre palazzo dei Marescialli vota, l'uno dopo l'altro, i numerosi capitoli del parere sul testo Cartabia bocciandolo in gran parte perché "mette a rischio l'indipendenza della magistratura". Con il voto determinante, perché vale doppio, del vice presidente David Ermini, viene criticata aspramente anche la legge elettorale. Finisce a 13 a 13, ma proprio per il voto di Ermini hanno la meglio le critiche sul sistema maggioritario, perché punta troppo poco sull'apertura al proporzionale.

Nel frattempo la maggioranza fibrilla. Anche se Pd e M5S alla fine smorzano i toni.  Ma dall'aula del Senato ecco la responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno che pone un altolà sull'ipotesi della fiducia: "Era chiaro, dai colloqui seguiti al consiglio dei ministri, che ci sarebbero state aperture a cambiamenti. Ma se adesso le condizioni sono cambiate la Lega non darà il suo consenso a comprimere la discussione su un testo così delicato". Aggiunge Bongiorno: "La Lega sarebbe anche pronta a correre, ma solo di fronte a una riforma incisiva, altrimenti non avrebbe alcun senso". 

Alla frenata della Bongiorno si aggiunge quella di Enrico Costa, responsabile Giustizia e vice segretario di Azione, che pure aveva espresso solidarietà a Cartabia dopo le dure critiche all'illecito sulla presunzione di innocenza del togato del Csm Giuseppe Cascini. Ma adesso, di fronte all'ipotesi della fiducia e alla probabile modifica proprio di quell'illecito disciplinare accogliendo un emendamento del Dem Alfredo Bazoli, Costa minaccia di non votare la legge perché "c'è il rischio che prevalga l'asse Pd-M5S che punta a un impianto conservativo e che non avrebbe il nostro sostegno".

Certo è che se la riunione è la stessa, i partecipanti la raccontano in modo del tutto contrapposto. Pd e M5S definiscono l'incontro "positivo e collaborativo", il centrodestra si smarca. Soprattutto sull'idea della fiducia che porta con sé, da domani, la necessità di coinvolgere, nella prossima riunione, anche i senatori. Lo chiede proprio la ministra Cartabia, dopo le parole di D'Incà sull'ipotesi della fiducia. Ma i senatori del centrodestra non reagiscono bene, eccoli dire che "dopo un anno di lavoro non potete coinvolgerci all'ultimo momento solo perché a questo punto il voto del Senato sarà solo una ratifica della fiducia votata alla Camera".

Ed è proprio sulla fiducia che Pd e M5S stanno con Cartabia. Ed è Walter Verini, relatore alla Camera sulla riforma, che dice a Lega e Forza Italia "state sbagliando, Draghi non ha garantito la fiducia comunque". Verini legge le dichiarazioni del premier dell'11 febbraio quando palazzo Chigi diede il via libera agli emendamenti di Cartabia sulla riforma. "La memoria non può essere selettiva, le parole di Draghi in conferenza stampa sono state chiare, ha detto 'evitiamo la fiducia, ma cerchiamo la condivisione'". Condivisione che oggi non ci sarebbe più perché il centrodestra vuole a tutti i costi il sorteggio temperato come legge elettorale. Sorteggio bocciato nel frattempo dal Csm, anche se ci sono toghe come Di Matteo e Ardita che invece lo vorrebbero.

M5S la racconta proprio come Verini. Ecco la responsabile Giustizia Giulia Sarti esprimere "soddisfazione" per una "riunione che è andata bene". "È stato un incontro interlocutorio. Certo, ci sono temi divisivi, ma come M5S giudichiamo positivamente che sia migliorato l'illecito disciplinare sulla presunzione d'innocenza". La fiducia? "Lavoriamo per non arrivarci, e siamo d'accordo sulla condivisione del Senato, su questo c'è l'impegno di tutti". Certo, ragiona M5S, la condivisione è indispensabile, se non ci dovesse essere anche la fiducia diventa un passo necessario.

Certo è che, oltre alla Lega, anche Forza Italia punta i piedi sul sorteggio. Pierantonio Zanettin, il capogruppo di Fi in commissione Giustizia, dice che "il governo deve lasciare spazio alla commissione". Insomma, si vota, e quello che passa passa. E sicuramente il sorteggio passa perché sono d'accordo Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia. Dentro Fi non tutti la pensano allo stesso modo, e se Nicolò Ghedini è durissimo nel sostenerlo, il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto ha invece una linea più governativa.

Del resto, proprio nel vertice di maggioranza, la Cartabia è stata netta sugli emendamenti incostituzionali. Come riferiscono fonti interne alla riunione avrebbe spiegato che non solo per la sua esperienza da giudice costituzionale e poi da presidente della Consulta, ma anche perché lo sostengono i tecnici di via Arenula, "ci sono aspetti di incostituzionalità in alcuni emendamenti, tra cui il sorteggio, la responsabilità diretta dei giudici, il divieto di scegliere i parlamentari come componenti laici del Csm (è un emendamento di M5S, ndr.)". Una incostituzionalità che sbarra la strada a tutte le questioni sponsorizzate dal centrodestra.

E infine è stata la stessa Cartabia a sollecitare la presenza dei senatori nelle prossime riunioni sul Csm proprio con l'obiettivo di ottenere un testo condiviso che non trovi ostacoli a palazzo Madama nella seconda lettura. Del resto D'Incà è stato netto nel dire che la riforma va approvata per consentire poi l'elezione del nuovo Csm. Parliamo di luglio prossimo. Mancano due mesi, e ormai solo con la fiducia si può fare in tempo.