Salvini macina simboli come chilometri. I dubbi della Lega sull'ultima svolta del capo
di
Emanuele Lauria
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di Emanuele Lauria
Da "Lega Nord" a "Prima l'Italia" quattro loghi diversi in nove anni di leadership salviniana. Ora il progetto di lanciare già alle prossime amministrative un soggetto unico di centrodestra per attrarre moderati e civici
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
ROMA - Macina simboli come chilometri, il Capitano. E con 'Prima l'Italia' arriva a quota quattro. Segno di dinamismo, certo, di una ricerca della formula giusta per recuperare consensi, della pervicacia nell'inseguire l'idea di accogliere i moderati e federare un centrodestra largo. Ma non tutti, in quel contenitore di dubbi silenziosi (quando non di rancori) che è diventata la Lega, la pensano allo stesso modo. E c'è chi vede nell'emblema della nuova svolta di Matteo Salvini lo specchio di una condotta ondivaga. Ma anche il rischio di disorientamento dell'elettorato.
ROMA - Macina simboli come chilometri, il Capitano. E con 'Prima l'Italia' arriva a quota quattro. Segno di dinamismo, certo, di una ricerca della formula giusta per recuperare consensi, della pervicacia nell'inseguire l'idea di accogliere i moderati e federare un centrodestra largo. Ma non tutti, in quel contenitore di dubbi silenziosi (quando non di rancori) che è diventata la Lega, la pensano allo stesso modo. E c'è chi vede nell'emblema della nuova svolta di Matteo Salvini lo specchio di una condotta ondivaga. Ma anche il rischio di disorientamento dell'elettorato.
Andiamo con ordine: il segretario ha deciso di avviare il percorso di un soggetto unico di centrodestra all'indomani dell'investitura di Villa Gernetto da parte di Silvio Berlusconi ("Sei l'unico leader vero in Italia") e ha stabilito di cominciare dalla Sicilia, teatro quest'anno di due importanti competizioni elettorali (amministrative di Palermo e Regionali). La veste del progetto è appunto il nuovo simbolo, 'Prima l'Italia', che d'altronde fu il logo della convention di giugno alla Bocca della Verità. Poiché Forza Italia ha già fatto sapere che non rinuncerà alla propria lista (e così l'Mpa di Raffaele Lombardo), l'operazione in un primo momento si tradurrà in un semplice cambio di simbolo, allo scopo di attrarre moderati e civici. "Con il nome Lega avremmo qualche chance in meno di aggregare", ammette il commissario siciliano Nino Minardo. Ma questo è un test di rilievo: "Poi - dice ancora Minardo - l'obiettivo è di espandersi a livello nazionale". Insomma, 'Prima l'Italia' potrebbe essere il veicolo elettorale delle Politiche 2023.
Ma dentro il partito l'accelerazione non manca di suscitare perplessità, specie al Nord: "Questa novità del simbolo con chi l'ha discussa?", dice un autorevole esponente del Triveneto. In realtà, Salvini l'ha presentata al consiglio federale di martedì. La preoccupazione, però, è dettata da un nuovo trauma: togliere la parola Lega, dopo aver cancellato ogni riferimento al Settentrione, non è proprio un passaggio indolore, specie se l'iniziativa dovesse allargarsi su scala nazionale. E qualcuno, fuori dal cerchio magico del segretario, in queste ore è andato a spulciare lo Statuto del partito, per capire se questa operazione sia legittima: all'articolo 19 è scritto che "le modifiche del simbolo, della denominazione e dei regolamenti della Lega per Salvini premier sono approvate dal consiglio federale con il voto della maggioranza assoluta dei presenti".
Si rientra in questa fattispecie? E se sì, il cambio di simbolo e denominazione è stato messo ai voti? Al momento è solo un problema formale, che si pone tuttavia dopo un primo strappo di Salvini, che il giorno dopo l'elezione di Mattarella (con un orientamento favorevole in extremis deciso in solitudine) annunciò la nascita del partito repubblicano all'americana prima di dibatterne formalmente con i vertici leghisti. "In ogni caso, se questo progetto dovesse espandersi, bisognerebbe convocare un congresso", ragiona un parlamentare lombardo. E qui si tocca un tasto dolente, perché la Lega per Salvini premier non ha mai celebrato un vero congresso nazionale, malgrado forti sollecitazioni dal territorio.
E oggi il partito, malgrado gli annunci, rimane commissariato a tutti i livelli. Tutto il potere in mano a Salvini e ai suoi 'fedelissimi', reduci da un percorso non privo di cambiamenti: quando fu eletto segretario, nel dicembre del 2013, il senatore milanese ereditò il simbolo 'Lega Nord' con la scritta Padania, poi cancellata assieme alle velleità indipendentiste. Il partito divenne sovranista e con dimensione nazionale: di qui, nel 2014, la scelta del leader di lanciare al Sud il simbolo 'Noi con Salvini' accompagnato dalle scuse per gli epiteti rivolti ai meridionali in passato. In coincidenza con la crescita elettorale (e con le rinnovate mire del segretario) ecco a fine 2017 la 'Lega per Salvini premier', con il blu al posto del verde dei lumbard, simbolo che ha accompagnato i buoni risultati alle Politiche e soprattutto alle Europee del 2019.
Allora il volto di Matteo Salvini, le sue battaglie contro l'immigrazione clandestina e per la sicurezza, erano brand di successo, capaci di catturare voti anche al Sud. Ora che le percentuali della Lega, almeno secondo i sondaggi, si sono dimezzate (dal 34 al 17 per cento in tre anni), il numero uno di via Bellerio batte una strada nuova. Torna a omettere il nome del partito fondato da Bossi e si fonde con i centristi. "Un'operazione che, se andasse male alle urne, servirebbe per nascondere la sconfitta", è la tesi maliziosa di un altro eletto nell'ex Padania. Chissà se la scommessa non la vincerà invece Salvini, cui tutto si può rimproverare tranne che l'attivismo e la voglia di cercare nuovi filoni di consenso. Se ci riuscirà, il prossimo simbolo della Lega multiforme è già pronto: il camaleonte.