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Pd, Majorino: "Il 2% di Pil per spese militari è solo un regalo all'industria degli armamenti. Letta ci ripensi"

Pierfrancesco Majorino, eurodeputato del Pd 
L'eurodeputato dem è favorevole all'invio di armi agli ucraini ma contrario all'incremento dei fondi alla difesa
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"Le sfide che abbiamo davanti sono di tale rilievo - dal sostegno all'economia e agli investimenti per il welfare - che non capisco come possiamo pensare di spostare 13 miliardi sulle spese per la difesa". Pierfrancesco Majorino, eurodeputato dem, è appena tornato dal confine polacco con l'Ucraina. È convinto che gli ucraini vadano aiutati anche con l'invio delle armi, ma che l'incremento delle spese militari sia un errore. "L'aumento al 2% del Pil viene messo in correlazione con la guerra in Ucraina, ma non c'entra niente: è solo un regalo all'industria degli armamenti", dice. 

Majorino, aumentare le spese per la difesa al 2% del Pil è un impegno di tutti i Paesi della Nato, come ha ribadito il premier Draghi ma anche il Pd, il suo partito. Lei tuttavia non è d'accordo?  
"È una richiesta che nasce da una intesa verbale di 15 anni. E L'Italia, pur avendo progressiv…

"Le sfide che abbiamo davanti sono di tale rilievo - dal sostegno all'economia e agli investimenti per il welfare - che non capisco come possiamo pensare di spostare 13 miliardi sulle spese per la difesa". Pierfrancesco Majorino, eurodeputato dem, è appena tornato dal confine polacco con l'Ucraina. È convinto che gli ucraini vadano aiutati anche con l'invio delle armi, ma che l'incremento delle spese militari sia un errore. "L'aumento al 2% del Pil viene messo in correlazione con la guerra in Ucraina, ma non c'entra niente: è solo un regalo all'industria degli armamenti", dice. 

Majorino, aumentare le spese per la difesa al 2% del Pil è un impegno di tutti i Paesi della Nato, come ha ribadito il premier Draghi ma anche il Pd, il suo partito. Lei tuttavia non è d'accordo?  
"È una richiesta che nasce da una intesa verbale di 15 anni. E L'Italia, pur avendo progressivamente alzato le spese per la difesa, non aveva assecondato questa ipotesi. È  una scelta che non condivido. Noi oggi abbiamo bisogno di un chiaro progetto di difesa comune europea della Ue, del rafforzamento della politica estera europea e non di aumentare le risorse per gli armamenti prima di avere rafforzato i vincoli reciproci sul piano politico. Ci sono 27 eserciti da coordinare e credo che si possa tenere insieme difesa comune e razionalizzazione delle risorse. Quello che serve è una enorme accelerazione per l'Europa politica unita anche attraverso riforme istituzionali". 

Ma l'ordine del giorno della Lega, sottoscritto anche dal Pd e votato dai deputati italiani a stragrande maggioranza, come lo giudica?
"È un errore: se e come spendere in armamenti e sicurezza va deciso dopo la scelta della difesa comune. Non capisco come possiamo pensare di spostare 13 miliardi sulle spese per la difesa con i problemi che abbiamo davanti, dal sostegno all'economia agli investimenti per il welfare". 

Strada sbagliata, secondo lei?
"Sì, non è la strada giusta l'incremento della spesa per la difesa. Mi domando poi perché non si stia dicendo nulla sul fatto che tra il 2015  e il 2020, dieci Stati membri della Ue, tra cui anche l'Italia, abbiano venduto armi per diverse centinaia di milioni alla Russia di Putin. È mai possibile che si debba discutere di difesa e armamenti a partire dall'aumento di spesa senza stabilire, ad esempio, che ai regimi autoritari non bisogna vendere armi? Vale per la Russia di Putin, ma anche per l'Egitto di Al Sisi". 

Lei si "smarca" dalla posizione del segretario dem Enrico Letta? 
"Letta mi pare cauto, comunque. Mi auguro che nel Pd ci sia un supplemento di riflessione". 

Sull'invio delle armi a Kiev?
"È una dolorosa necessità per sostenere un popolo in lotta. Sono d'accordo così come sull'utilizzo delle sanzioni alla Russia". 

È un neutralista: "né-né"?
"Assolutamente no. Siamo in presenza di una azione terrificante di Putin che ha aggredito l'Ucraina. Sono talmente poco neutrale che coordino il lavoro dell'eurogruppo dei Socialisti e democratici nella commissione Inge, che si occupa della lotta alle interferenze di Putin nei confronti della Ue". 

Sulla presenza della missione russa in Italia di aiuto per il Covid, avete chiesto chiarimenti?
"Ho scritto una interrogazione alla commissione Ue per acquisire tutti gli elementi possibili, così da comprendere se siamo davanti a una posizione di aiuto in piena emergenza sanitaria o a qualcosa di più inquietante". 

È appena tornato dal confine polacco con l'Ucraina.
"È una situazione drammatica: è un esodo che nessuno di noi ha mai conosciuto.  E' importante la scelta Ue di mettere a disposizione risorse e aiuti e abbiamo bisogno di un unico progetto. Anche in questo caso l'Europa deve parlare con una voce sola".