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Il congresso Anpi a Riccione (fotoservizio di Concetto Vecchio) 

L'Anpi e la guerra, la rabbia dei militanti: "Gli amici di Putin cercateli a destra"

Al congresso di Riccione la base dell'Associazione partigiani, contraria all'invio di armi, si difende dall'accusa di equidistanza evocata da Liliana Segre
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RICCIONE.  La sala ribolle di umori. Attacchi ai giornalisti, agli intellettuali. "Stanno militarizzando il dibattito pubblico”. Tutti in piedi. “Noi siamo per la paceee!” urla una militante. È il giorno dei delegati al congresso nazionale dei partigiani in corso a Riccione e l’elenco degli iscritti sfiora le duecento unità. Si sentono offesi per come sono stati trattati, per l’accusa di equidistanza piovuta soprattutto da sinistra. Non l’accettano. Eppure giovedì gliel’ha ricordato anche Liliana Segre. E, con parole garbate, il presidente Sergio Mattarella ha espresso lo stesso concetto scrivendo nel suo messaggio che nei confronti degli ucraini è necessaria “una solidarietà attiva”.

Claudia Cammarata 

“Se sta cercando gli amici di Putin deve bussare alle porte della destra. Non qui&rd…

RICCIONE.  La sala ribolle di umori. Attacchi ai giornalisti, agli intellettuali. "Stanno militarizzando il dibattito pubblico”. Tutti in piedi. “Noi siamo per la paceee!” urla una militante. È il giorno dei delegati al congresso nazionale dei partigiani in corso a Riccione e l’elenco degli iscritti sfiora le duecento unità. Si sentono offesi per come sono stati trattati, per l’accusa di equidistanza piovuta soprattutto da sinistra. Non l’accettano. Eppure giovedì gliel’ha ricordato anche Liliana Segre. E, con parole garbate, il presidente Sergio Mattarella ha espresso lo stesso concetto scrivendo nel suo messaggio che nei confronti degli ucraini è necessaria “una solidarietà attiva”.

Claudia Cammarata 

“Se sta cercando gli amici di Putin deve bussare alle porte della destra. Non qui”, dice Claudia Cammarata, la giovane presidente dell’Anpi di Caltanissetta. Non siamo stati noi a stendere i tappeti rossi sotto i piedi di Putin. Non è amico dei comunisti, è amico dei fascisti. Salvini andava in giro con la maglietta “Più Putin meno Mattarella”. Perché allora ve la prendete con noi? Che fosse un despota lo si sapeva. Invece ci hanno fatto gli affari. Non l’hanno vista arrivare la guerra? Cosa ci fanno a stare nei posti di responsabilità se non sono riusciti a prevenirla?” Ha 31 anni e presiede la sezione cittadina di Caltanissetta, la città di Emanuele Macaluso  e Pompeo Colajanni. La sede è intitolata a Gino Cortese, che fu il maestro di Leonardo Sciascia e fece il partigiano a Parma. “Tutto in Sicilia è doppiamente difficoltoso, il senso per la memoria gracile, ma abbiamo scoperto che la nostra provincia ebbe trecento partigiani, alcune donne furono particolarmente coraggiose e noi portiamo il loro esempio nelle scuole”.

Ma perché siete contrari all’invio di armi agli ucraini?

“Perché il contesto non è più quello della seconda guerra mondiale. Oggi abbiamo le organizzazioni mondiali che possono mediare per il cessate il fuoco. Lo fanno troppo poco. La diplomazia è inerte”.

In tanti hanno cercato di parlare con Putin, trovando sempre un muro.

“Sì, ma va ripreso e intensificato. Noi, a differenza di ottant’anni fa, non siamo in guerra con la Russia. Lo si dimentica. Perciò contestiamo il paragone con la Resistenza”.

Mario Cossali 

L’Anpi ha 135mila iscritti e molte anime. E’ un pezzo della sinistra italiana alle prese con le contraddizioni laceranti della guerra. La storia di Mario Cossali le spiega bene. Ha 73 anni, la barba grigia, e viene da lontano: Lotta Continua, il Pci, vicesindaco nella sua città, Rovereto, dove si celebrò il primo matrimonio tra democristiani e comunisti nel bianco Trentino. Dice: “Io sono per il pacifismo, ma deve essere attivo. Dobbiamo creare interposizioni, andare ai confini con l’Ucraina, forse anche dentro il Paese, come fece don Tonino Bello a Sarajevo. La testimonianza non basta. Soprattutto non bisogna entrare nella mentalità della guerra. E’ veleno. La possiamo ribaltare facendo i costruttori di pace. Andare a Bruxelles, in Polonia, ovunque sia necessario. Mi chiedo sempre cosa farebbe adesso Mario Pasi. Era un medico comunista di Ravenna che operava all’ospedale Santa Chiara. Riuscì, aiutato da preti e suore, a salvare molti soldati dopo l’8 settembre. I nazisti lo catturarono mentre stava aiutando una donna a partorire, lo torturarono per cinque mesi e poi lo uccisero. Ogni anno lo ricordiamo insieme ai compagni e alle compagne”.

Chiediamo a Cossali se non sia una piccola contraddizione far risuonare "Bella ciao" contestando l’invio di armi agli ucraini, come ha fatto notare Carlo Smuraglia. “Può essere anche che lo sia”, risponde. “Ma bisogna vivere in questa contraddizione, che è un antidoto a vedere tutto nero e bianco. Io sono angosciato, ma allo stesso tempo odio la retorica”.

Nicla Pagnani 

Per Nicla Pagnani, giunta da Ancona, è tutto nuovo. È il suo primo congresso. Presiede l’Anpi della sua provincia da appena un mese. A 32 anni è tra le più giovani, in una platea fatalmente anziana. “Sono figlia di operai”, dice. “Lavoro alla Cgil. Mi reputo fortunata, perché posso permettermi un affitto. La crisi da noi morde. Le aziende chiudono. I giovani emigrano. Però ultimamente si sono avvicinati  molti ragazzi, i direttivi nei paesi sono retti da donne. Abbiamo 1300 tesserati in tutta la provincia, è un buon numero. I giovani arrivano perché colgono un tipo di sicurezza che non trovano altrove. L’Anpi fa le battaglie scomode, come questa sulla guerra. Richiedono impegno, studio, forza d’animo. E guardano al futuro. È stato così anche per me. Cercavo un posto dove spendere i miei ideali nella concretezza, veniamo da lontano ma guardiamo al futuro. Sono anni terribili per la mia generazione. La crisi economica ha distrutto il mondo del lavoro, la pandemia la socialità, ora la guerra offusca i valori nei quali crediamo”.

Cosa pensa della Resistenza ucraina?

“È lecita, naturalmente, come sempre dopo un'invasione. Però la pace non la costruisci con la guerra, ma con il dialogo. Questo sforzo non è sufficiente. Invece si aumentano le spese militari”.

Dentro, nella sala, sta parlando Mirella Alloisio, 96 anni, partigiana nei Gap in Liguria. Dice: “Ricordo che l’articolo 11 della Costituzione stabilisce in modo inequivocabile che l’Italia ripudia la guerra e penso alla leggerezza con cui il governo ha provveduto ad aumentare le spese militari”. Carlo Smuraglia, il presidente onorario, era qui mercoledì, ma poi, a malincuore, è stato costretto a rientrare a Milano: a 98 anni bisogna tutelarsi. In sala un delegato dal palco alza la voce: “L’avete visto che i giornali stanno silenziando il Papa?”. Boato.

Mario Vallone 

“Bergoglio  – dice Mario Vallone, 67 anni, presidente dell’Anpi di Catanzaro – sta parlando anche a noi non credenti. Ci invita ai pensieri lunghi. Sull’ecologia, sul lavoro, sulla guerra, fa risaltare la miseria della politica italiana. La cosa più profonda che ho letto in questi giorni è l’intervista ad Andrea Riccardi ad Avvenire. Ha detto che se ne esce solo garantendo una via di uscita sia a Putin che a Zelensky. Le osservazioni di Liliana Segre e di Sergio Mattarella, dice? Hanno ragione sull’equidistanza. Ma non stanno parlando a noi. Abbiamo sostenuto sin dall’inizio il coraggio della resistenza ucraina. Davvero, mi creda, non abbiamo nulla da recriminare”.