Lega e M5S, no alle armi "nel nome del Papa". Quando Salvini diceva: non rispondo ai vescovi
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoIl rosario di Matteo Salvini non è sempre stato sgranato nel verso giusto. Oggi il leader della Lega è formato Papa boy: pace, pace, pace. E pochissime armi. Pazienza per i mitra imbracciati per anni a favore di paparazzi quando toccava dire che “la difesa è sempre legittima”. Ora il Santo Padre, che ha appena lanciato un appello contro la corsa al riarmo, è la bussola del nuovo Carroccio pacifista. E del M5S schierato da Giuseppe Conte contro l’aumento delle spese militari. “Ringrazio nel buio che stiamo attraversando la luce che ci porta il Santo Padre, che ci portano uomini e donne di fede che si ostinano a credere nella pace, a lavorare per la pace, a usare parole e argomenti di pace”, comizia in video-call l’ex ministro dell’Interno, intervenendo a un convegno del Carroccio catanese.
È la quarta citazione papalina in 2 settimane. E la terza in cui si mette in dubbio l’invio di armi, che pure…
Il rosario di Matteo Salvini non è sempre stato sgranato nel verso giusto. Oggi il leader della Lega è formato Papa boy: pace, pace, pace. E pochissime armi. Pazienza per i mitra imbracciati per anni a favore di paparazzi quando toccava dire che “la difesa è sempre legittima”. Ora il Santo Padre, che ha appena lanciato un appello contro la corsa al riarmo, è la bussola del nuovo Carroccio pacifista. E del M5S schierato da Giuseppe Conte contro l’aumento delle spese militari. “Ringrazio nel buio che stiamo attraversando la luce che ci porta il Santo Padre, che ci portano uomini e donne di fede che si ostinano a credere nella pace, a lavorare per la pace, a usare parole e argomenti di pace”, comizia in video-call l’ex ministro dell’Interno, intervenendo a un convegno del Carroccio catanese.
È la quarta citazione papalina in 2 settimane. E la terza in cui si mette in dubbio l’invio di armi, che pure la Lega ha votato alla Camera con la risoluzione di maggioranza prima e col decreto Ucraina dopo. Il weekend scorso, intervistato da Bruno Vespa a Verona, il Capitano si era detto “in difficoltà” a votare per gli aiuti militari alla resistenza di Zelensky, anche se dallo stato maggiore leghista spiegano che alla fine le truppe del Carroccio in Senato si atterranno alle decisioni già ratificate a Montecitorio, senza strappi. Eppure il messaggio anti-armi viene detto e ribadito. Anche oggi. “Stiamo entrando nel secondo mese di un conflitto alle porte dell'Europa – dice sempre Salvini alla platea di Catania - e ci sono uomini di stampa e di governo che parlano con troppa facilità di bombe, armi e missili”. Con stoccata agli Usa, che col presidente Joe Biden hanno appena confermato la linea secondo cui l'arsenale nucleare può essere usato anche in risposta ad attacchi convenzionali o di altra natura. “Addirittura, dall’altra parte dell’oceano, qualcuno pala di nucleare”, attacca il Salvini pacifista.
Nel segno del Papa, come predica in questi giorni anche il Movimento 5 Stelle. È l’asse gialloverde si rinsalda intorno a una cristianità che si confà, adesso, alla linea dei leader. Tra gli imbarazzi e le giravolte sulle prese di posizione del passato. “Il Santo Padre ha definito una ‘pazzia vergognosa’ l'aumento delle spese militari fino al 2 per cento del Pil”, spiegava ieri in radio Gianluca Ferrara, vice-capogruppo dei 5 Stelle in Senato e capogruppo in Commissione Esteri a Palazzo Madama. Attaccando Giorgia Meloni che dice "Sono Giorgia, sono cristiana", ma poi "presenta l'ordine del giorno qui al Senato per aumentare le spese militari".
Per Salvini non sempre è stata una bussola, la linea del Vaticano. Come col putinismo ora rinnegato per improcedibilità del momento storico, è sempre il passato che ritorna a contraddire il leader leghista. Perché negli anni gli appelli di Francesco sono stati accompagnati da prese di distanza e smarcamenti, più o meno polemici. Era il 2015 quando Bergoglio pregava “per chi cerca rifugio lontano dalla propria terra, perché sia rispettato nella propria dignità”. E per Salvini l’appello non era proprio una “luce nel buio”, all’epoca: "Quanti rifugiati ha il Vaticano? – chiedeva ai microfoni di Radio Padania - E Bergoglio incontrerà anche qualche sfrattato?". A gennaio 2019, da vicepremier gialloverde, dopo un Angelus a favore dei 49 migranti a bordo della Sea Watch e Sea Eye, Salvini rispondeva così: “Rispondo agli italiani, non a vescovi e cantanti”. Stesso concetto ribadito nel 2020: “Il Pontefice si rivolge al mondo, io agli italiani”. Ora il rosario non scorre più all’incontrario.