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Il marketing diplomatico dell'ambasciatore russo in Italia e la libertà di chiamare le cose con il loro nome

Il commento / Razov ha presentato formale denuncia contro il quotidiano 'La Stampa'. Ma in Italia, a differenza di un Paese dove oltre trenta giornalisti sono stati uccisi da quando Putin è al potere, vige la libertà di stampa
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Con un'operazione di marketing diplomatico che sarebbe da ridere se non fosse tragica, l'ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, ha presentato ieri formale denuncia contro il quotidiano La Stampa per un articolo in cui, a suo dire, si sarebbe inneggiato all'omicidio politico del presidente Vladimir Putin. Ora, a parte che l'articolo in questione sosteneva esattamente l'opposto ("Siamo certi che l'eliminazione violenta e oligarchica del tiranno non inneschi un caos peggiore? Il pessimismo è obbligatorio"), il punto tuttavia è un altro.

In Italia, a differenza che in Russia, il Paese nel quale oltre trenta giornalisti sono stati uccisi da quando Putin è al potere, vige la libertà di stampa. L'ambasciatore dovrebbe ormai aver compreso che per noi è un valore assoluto, scolpito nella Costituzione, che sta molto a cuore a tutti, al di là delle legittime e differenti opinioni che si possono avere sull…

Con un'operazione di marketing diplomatico che sarebbe da ridere se non fosse tragica, l'ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, ha presentato ieri formale denuncia contro il quotidiano La Stampa per un articolo in cui, a suo dire, si sarebbe inneggiato all'omicidio politico del presidente Vladimir Putin. Ora, a parte che l'articolo in questione sosteneva esattamente l'opposto ("Siamo certi che l'eliminazione violenta e oligarchica del tiranno non inneschi un caos peggiore? Il pessimismo è obbligatorio"), il punto tuttavia è un altro.

In Italia, a differenza che in Russia, il Paese nel quale oltre trenta giornalisti sono stati uccisi da quando Putin è al potere, vige la libertà di stampa. L'ambasciatore dovrebbe ormai aver compreso che per noi è un valore assoluto, scolpito nella Costituzione, che sta molto a cuore a tutti, al di là delle legittime e differenti opinioni che si possono avere sulla guerra di invasione all'Ucraina. Il bello è poterne parlare liberamente, senza rischiare 15 anni di galera solo per aver chiamato le cose con il loro nome.