L’ambasciata russa denuncia 'La Stampa'. Draghi: "Illiberali"
di Andrea Ossino , di Andrea OssinoROMA - "Non prendiamo lezioni da un regime illiberale che fa strage di umanità e di verità". Il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, risponde con fermezza all'ambasciatore russo in Italia, Sergey Razof, che ieri ha convocato i giornalisti davanti al tribunale di Roma per comunicare di aver denunciato il quotidiano di Torino, che alcuni giorni fa ha pubblicato un articolo dal titolo Guerra Ucraina -Russia: se uccidere Putin è l'unica via d'uscita. "Istigazione a delinquere ed apologia di reato", le accuse rivolte al giornale da Mosca.
IL COMMENTO La libertà di chiamare le cose con il loro nome
Solidarietà alla Stampa è stata espressa dal premier, Mario Draghi ("la libertà di stampa è nella nostra Costituzione"); dal ministro degli Esteri. Luigi Di Maio ("avanti senza censure"); dal presidente della Camera, Roberto Fico; dal ministro della PA, Renato Brunetta; dal lea…
ROMA - "Non prendiamo lezioni da un regime illiberale che fa strage di umanità e di verità". Il direttore de La Stampa, Massimo Giannini, risponde con fermezza all'ambasciatore russo in Italia, Sergey Razof, che ieri ha convocato i giornalisti davanti al tribunale di Roma per comunicare di aver denunciato il quotidiano di Torino, che alcuni giorni fa ha pubblicato un articolo dal titolo Guerra Ucraina -Russia: se uccidere Putin è l'unica via d'uscita. "Istigazione a delinquere ed apologia di reato", le accuse rivolte al giornale da Mosca.
IL COMMENTO La libertà di chiamare le cose con il loro nome
Solidarietà alla Stampa è stata espressa dal premier, Mario Draghi ("la libertà di stampa è nella nostra Costituzione"); dal ministro degli Esteri. Luigi Di Maio ("avanti senza censure"); dal presidente della Camera, Roberto Fico; dal ministro della PA, Renato Brunetta; dal leader Pd, Enrico Letta; dal presidente di M5S Giuseppe Conte; dal segretario di Azione, Carlo Calenda; da Italia Viva, da Leu, da Coraggio Italia e da Fratelli d'Italia. Praticamente l'intero arco costituzionale. E istituzionale. "Uno splendido articolo del forse più grande inviato di guerra in Italia, Domenico Quirico - sottolinea Giannini - raccontava una tesi ricorrente, che alberga addirittura in molte cancellerie, secondo la quale a questo punto della guerra forse la cosa migliore da fare sarebbe uccidere il tiranno".
A piazzale Clodio, Razof ha sciorinato la semantica russa "dell'operazione speciale" in risposta alle domande sulla fine della guerra: "Prima finisce e meglio è", ha detto accomunando il suo sentimento di "rammarico per le sofferenze che provano i civili" con le medesime sensazioni provate "negli ultimi 8 anni, quando vedevo ciò che accadeva in Donbass. Sapete che sono morte 14 mila persone tra cui tantissimi bambini?".
L'ambasciatore ha anche detto di essere "preoccupato per gli armamenti italiani che saranno utilizzati per uccidere i militari russi", ma è convinto, a proposito dei rapporti tra Russia e Italia, "che anche questa crisi andrà via, mentre gli interessi nazionali rimangono sempre". Poi il riferimento ai sospetti sugli aiuti arrivati dalla Russia all'Italia durante la pandemia: "Abbiamo teso una mano di aiuto agli italiani e se qualcuno vuole mordere questa mano ciò non fa onore". Infine il suggerimento ai giornalisti presenti di riportare le sue parole "con ottimismo".
"Quella di Sergey Razov - ancora la replica di Giannini all'ambasciatore - è una minaccia bella e buona. Amiamo la libertà e continueremo a difenderla nonostante tutte le intimidazioni perché sappiamo di stare dalla parte giusta della storia. Solo nel mondo alla rovescia di 'santa madre Russia', quella che piace tanto a Putin, può accadere che un ambasciatore di un Paese che ha decretato la più sporca guerra contro una democrazia liberale come l'Ucraina possa intentare una causa contro un giornale responsabile solo di raccontare quello che sta succedendo".