ROMA - I militari russi in missione a Bergamo hanno cercato di prelevare tamponi sulle persone ricoverate nelle case per anziani: test da esaminare nel loro laboratorio mobile per ottenere il virus del Covid. In almeno un’occasione, il tentativo è stato fermato dal direttore sanitario, insospettivo per l’offerta del contingente venuto da Mosca. "Ma so che quello che è accaduto nella mia struttura non è un caso isolato — ha dichiarato a Repubblica, chiedendo l’anonimato — le richieste sono state fatte dai russi anche ad altre Rsa".
L’episodio dimostra per la prima volta la volontà dei soldati russi di prelevare campioni del Covid e analizzarli all’interno della loro centrale mobile: la conferma degli obiettivi di intelligence batteriologica dell’operazione “Dalla Russia con amore”, che aveva il compito principale di raccogliere informazioni sul virus, in collaborazione diretta con i cent…
ROMA - I militari russi in missione a Bergamo hanno cercato di prelevare tamponi sulle persone ricoverate nelle case per anziani: test da esaminare nel loro laboratorio mobile per ottenere il virus del Covid. In almeno un’occasione, il tentativo è stato fermato dal direttore sanitario, insospettivo per l’offerta del contingente venuto da Mosca. "Ma so che quello che è accaduto nella mia struttura non è un caso isolato — ha dichiarato a Repubblica, chiedendo l’anonimato — le richieste sono state fatte dai russi anche ad altre Rsa".
L’episodio dimostra per la prima volta la volontà dei soldati russi di prelevare campioni del Covid e analizzarli all’interno della loro centrale mobile: la conferma degli obiettivi di intelligence batteriologica dell’operazione “Dalla Russia con amore”, che aveva il compito principale di raccogliere informazioni sul virus, in collaborazione diretta con i centri di ricerca che hanno realizzato il vaccino Sputnik.
Il tentativo di prelievo è avvenuto nei primi giorni di aprile 2020, in una località a venti chilometri da Bergamo. I militari russi si sono presentati per sanificare le residenze della Terza Età, dove l’epidemia stava causando numerosi morti. "Ci hanno offerto di fornire dei tamponi che poi avrebbero processato in autonomia — ha confermato il direttore sanitario — Loro dicevano che disponevano di un laboratorio militare e che ci avrebbero pensato da soli, che ci potevano fornire un servizio utile… Io però ho pensato subito che quei dati potevano essere usati per fare delle ricerche, che insomma non si trattava solo di solidarietà".
Come ha ricostruito un anno fa un’inchiesta di Repubblica, il laboratorio mobile russo è stato il cuore dell’attività di spionaggio batteriologico per carpire le informazioni sulla pandemia e mettere la Russia in grado di allestire i piani di risposta. Un’attrezzatura contenuta in container a bordo di camion, parcheggiati a Bergamo davanti all’hotel che ospitava i soldati di Mosca, dove si potevano analizzare i campioni e trasmettere via satellite le informazioni attraverso canali criptati. L’accesso al laboratorio è stato vietato al personale italiano: è stato utilizzato solo dai militari russi, tra i quali c’erano scienziati di alto livello, epidemiologi e ricercatori esperti in vaccini. Tra gli altri, alla missione in Lombardia, ha preso parte il colonnello Igor Bogomolov, numero due del reparto militare che partecipato alla realizzazione di Sputnik.
In quelle settimane, la provincia di Bergamo era l’epicentro mondiale dei contagi mentre in Russia l’epidemia non era ancora arrivata. Nella località sanificata dalla spedizione c’erano già state decine di vittime per il Covid, quasi tutti anziani, ed era impossibile trovare dei tamponi. "In quel momento noi li stavamo cercando come l’oro, ma io ho avuto dei dubbi sulla proposta russa e ho voluto parlare prima con l’Esercito — prosegue il direttore sanitario — Ho spiegato a un colonnello cosa mi avevano offerto e lui mi ha confermato che era meglio non accettare e di limitarci alla sanificazione".
A guidare le operazioni nella struttura è stato personalmente il generale Sergey Kikot, comandante della spedizione in Italia e numero due di tutti i reparti chimico-batteriologici delle forze armate di Mosca: è stato filmato all’interno della residenza mentre canta l’inno nazionale russo e incontra le autorità locali. In quei giorni, a conferma dell’importanza della missione, Kikot ha parlato più volte da Bergamo in teleconferenza con il ministro della Difesa Sergei Shoigu, il “falco” che ha spinto per l’invasione dell’Ucraina.
Il responsabile della residenza aggiunge un’altra informazione importante: "So che quello che è accaduto a me non è un caso isolato, le richieste sono state fatte anche ad altre Rsa, ma l’Esercito poi si è mosso per avvisare le varie strutture". Complessivamente, i russi hanno sanificato oltre cento case di riposo nelle province di Bergamo e Brescia, spruzzando disinfettanti su 380mila metri quadrati di superficie. Altro personale ha assistito i pazienti nell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo e in quello allestito alla Fiera dagli alpini: pochi medici e infermieri avevano esperienza di corsia, perché la maggioranza degli ufficiali erano specialisti in ricerche.