M5S, l’escalation grillina: “Se il Def aumenta i fondi alla difesa pronti a bocciarlo”
di Lorenzo De Cicco , di Lorenzo De CiccoROMA - "Quasi tutti qui guardano il dito, le bizze sugli ordini del giorno al decreto Ucraina, che non faranno male a nessuno, perché a livello politico contano poco. E non si vede la luna: il Def. Lì, se continuiamo così, saranno dolori". La confessione è di un senatore 5 Stelle, preoccupato per la china che ha preso Giuseppe Conte schierando il Movimento contro l’aumento delle spese militari al 2% del Pil. Ma non tutti, nelle truppe stellate di Camera e Senato, si mostrano crucciati. Anzi, si respira un’aria frizzantina di sfida. Di strappo contro un governo da sempre mal digerito. Una parte consistente dei gruppi è col presidente a caccia riconferma nel voto web di oggi e domani. Pronto a portare la battaglia anti-armi fino in fondo.
ROMA - "Quasi tutti qui guardano il dito, le bizze sugli ordini del giorno al decreto Ucraina, che non faranno male a nessuno, perché a livello politico contano poco. E non si vede la luna: il Def. Lì, se continuiamo così, saranno dolori". La confessione è di un senatore 5 Stelle, preoccupato per la china che ha preso Giuseppe Conte schierando il Movimento contro l’aumento delle spese militari al 2% del Pil. Ma non tutti, nelle truppe stellate di Camera e Senato, si mostrano crucciati. Anzi, si respira un’aria frizzantina di sfida. Di strappo contro un governo da sempre mal digerito. Una parte consistente dei gruppi è col presidente a caccia riconferma nel voto web di oggi e domani. Pronto a portare la battaglia anti-armi fino in fondo.
"Sull’aumento delle spese militari, la nostra posizione è chiara: al momento ci sono altre priorità come il caro bollette, le energie rinnovabili, le occupazioni stabili", rimarca Gianluca Ferrara, vice-capogruppo del M5S in Senato e capogruppo in Commissione Esteri. "Siamo la prima forza parlamentare e di questo il governo ne dovrà tenere conto concretamente in previsione del Def". Quindi, spiega, se ci sarà un "aumento massiccio" per il comparto Difesa nel documento di economia e finanza che l’esecutivo scoprirà tra un paio di settimane, "voteremo no - mette a verbale il vice-presidente dei senatori grillini - perché in questo momento per noi non è accettabile".
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Sarebbe quasi sicuramente crisi di governo. Conte lo sa e spera che la polemica montata come la panna nell’ultima settimana, una dichiarazione al giorno, convinca il governo a non tentare la mossa nell’immediato. Anche se "gli impegni sono presi", come fa notare la viceministra dell’Economia M5S, Laura Castelli. E lo stesso premier Draghi a Bruxelles non è sembrato troppo turbato dalle polemiche: "Abbiamo questo impegno storico con la Nato e continueremo a osservarlo".
Per un pezzo di mondo grillino è il richiamo delle origini, il ritorno allo spirito anti-militarista che sfociò nella richiesta di sganciare l’Italia dal blocco atlantico, poi rimangiata. Ma c’è anche l’aspettativa che questo posizionamento così netto possa portare voti, visti i sondaggi. Altri parlamentari sono preoccupati, ma tacciono. Perché, come ribadito dall’ex premier nel video-messaggio di ieri, nel M5S "le cose cambieranno". "Non posso più accettare che al nostro interno ci sia chi rema contro".
Non è un caso che la votazione di oggi e domani restaurerà i probiviri, il collegio che firma le espulsioni dal partito. Ce l’ha, Conte, con Vito Petrocelli, il presidente filo-Mosca della Commissione Esteri del Senato che ancora ieri chiedeva al Movimento di ritirare i ministri. Ma anche con i deputati che si scostano dalla linea del vertice. Cioè, dalla sua. Già ieri trapelava alle agenzie stampa una nota attribuita a "fonti M5S" che chiedeva prove di fedeltà social: "Si osserva con attenzione chi condivide e chi non condivide il video di Conte. Deve essere chiaro chi abbraccia il nuovo corso e chi no".
Diktat che ha messo subito benzina nel serbatoio dei malpancisti: "Siamo alle purghe per i like?", chiede una deputata in chat. Il malumore monta al punto che una contro-nota, firmata da "fonti M5S vicine a Conte", smentisce: "Non ci sarà una ‘conta’ dei like tra i parlamentari".
Deputati e senatori staranno comunque con la calcolatrice in mano, lunedì, per capire se il voto di riconferma del leader avrà la legittimazione di una fetta larga degli iscritti (130mila), o se la platea sarà striminzita come nelle ultime tornate di clic, intorno a quota 35mila. "Sarebbe un flop, dopo questo appello", dice chi non vede Conte leader di buon occhio. Schermaglie, un altro dito a cui guardare, perché appunto la luna, per la tenuta del Movimento e forse anche del governo, è il Def.