Spese militari, ecco perché c'è uno spiraglio nelle parole di Conte. Domani incontro Draghi-Conte
di Tommaso Ciriaco , Giovanna Vitale , di Tommaso Ciriaco, Giovanna VitaleSi nasconde in alcuni dettagli lessicali l'apertura di Giuseppe Conte a una mediazione sui fondi per la Difesa, che sta facendo ballare la maggioranza. Un segnale subito colto da Palazzo Chigi. Al di là della durezza dei toni usati nel salotto tv di Lucia Annunziata per ribadire "il no all'incremento massiccio delle spese militari a carico del bilancio dello Stato, il governo non forzi la mano o si assumerà la responsabilità delle fibrillazioni", il presidente dei 5S ha piantato una serie di paletti, quantitativi e temporali, che sembrano indicare la volontà di trovare "una soluzione di buon senso" in vista del voto sul decreto Ucraina previsto al Senato tra domani (in commissione congiunta Esteri-Difesa) e giovedì (in Aula).
È la premessa di Conte a far ben sperare: "Io non ho mai messo in dubbio il rispetto degli accordi presi nel 2014 al vertice Nato, ma la tempistica ipotizzata otto anni fa non pu&ogr…
Si nasconde in alcuni dettagli lessicali l'apertura di Giuseppe Conte a una mediazione sui fondi per la Difesa, che sta facendo ballare la maggioranza. Un segnale subito colto da Palazzo Chigi. Al di là della durezza dei toni usati nel salotto tv di Lucia Annunziata per ribadire "il no all'incremento massiccio delle spese militari a carico del bilancio dello Stato, il governo non forzi la mano o si assumerà la responsabilità delle fibrillazioni", il presidente dei 5S ha piantato una serie di paletti, quantitativi e temporali, che sembrano indicare la volontà di trovare "una soluzione di buon senso" in vista del voto sul decreto Ucraina previsto al Senato tra domani (in commissione congiunta Esteri-Difesa) e giovedì (in Aula).
È la premessa di Conte a far ben sperare: "Io non ho mai messo in dubbio il rispetto degli accordi presi nel 2014 al vertice Nato, ma la tempistica ipotizzata otto anni fa non può essere un dogma indiscutibile". Per le forze di maggioranza rappresenta una disponibilità a trattare non già sull'incremento delle poste belliche, da lui stesso avallato quando era premier, bensì su scadenze più dilazionate. Sentirgli ammettere che "noi non siamo contrari a un ammodernamento tecnologico, degli investimenti vanno fatti, anche sulla cybersecurity" però non "sull'onda emotiva" suscitata dalla guerra perché "l'Europa già spende 230 miliardi di dollari all'anno, quattro volte la Russia", pare offrire uno spiraglio per arrivare a un ordine del giorno condiviso, come accaduto alla Camera, che superi quello targato Fdi.
Le diplomazie sono già al lavoro per confezionare un testo, da discutere stasera al vertice con il ministro D'Incà e il sottosegretario Amendola, in grado di accogliere le istanze grilline senza stravolgere l'impegno appena ribadito dal governo in sede europea e atlantica. "Sulle spese militari c'è un fraintendimento ideologico, basta chiarirlo e l'intesa si trova", spiega Alessandro Alfieri, capogruppo Pd in commissione Esteri. Per il senatore vicinissimo al ministro Guerini "le risorse aggiuntive non servono per comprare missili, mitragliatrici o strumenti di offesa, ma per difenderci. È la guerra ibrida la vera sfida, oggi. Abbiamo bisogno di esperti, satelliti, investimenti tecnologici che mettano al riparo l'Italia dagli attacchi cyber. Di questo parliamo, non di armi". È il terreno della possibile mediazione: specificare nel dettaglio gli investimenti, come e dove verranno spesi i soldi.
D'altronde, anche dalle parti di Mario Draghi l'intervento di Conte è stato interpretato come un ridimensionamento della minaccia sul governo. Tant'è che pare perdere forza la possibilità di porre la fiducia per cancellare tutti gli odg. A Palazzo Chigi si intravede un varco: l'esecutivo confermerà il target del 2%, promuoverà segnali immediati di incremento dei fondi per il settore bellico, ma all'interno di un percorso progressivo e ribadendo anche la voglia di Difesa comune europea, evocata in tv pure dal capo del M5S.
I due si incontreranno domani alle 17.30 a Palazzo Chigi. A Conte Draghi ribadirà la linea dell'Italia. Che si è arricchita nelle ultime ore di alcune novità. Per settimane il presidente del Consiglio ha dovuto picchiare duro su Putin. E l'ha dovuto fare per "recuperare" la fiducia degli Stati Uniti, che avevano addirittura escluso l'Italia dalle call con gli altri leader europei: per Washington era troppo forte il ricordo del governo gialloverde. Aver detto pubblicamente che adesso tenterà un dialogo col presidente russo significa invece inviare un segnale politico: ora che la fedeltà atlantica è ristabilita, Roma offre un gesto nella "disperata" ricerca della pace. Non è detto che la telefonata vada in porto, essendo in realtà ancora appesa a un filo. Ma resta la volontà di mostrare all'opinione pubblica - e anche al Vaticano - che l'esecutivo non abbandona la via negoziale.